G8

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“Il nostro lavoro deve avere una pazienza storica e una volontà politica di cambiamenti reali. E non dobbiamo fermarci, ma vivere tutta la vita, quotidianamente, per aiutare a coscientizzare le persone, a mobilitare il popolo. Fino a riuscire a raccogliere milioni di persone intorno al nostro progetto. I cambiamenti avverranno soltanto con le moltitudini per le strade”. (Joao Pedro Stedile del Movimento Sem Terra)

 

Introduzione

Il primo incontro tra i Paesi col più alto PIL (prodotto interno lordo) del mondo risale al 1975, quando su invito dell'allora presidente francese Valéry Giscard d'Estaing i rappresentanti di Stati Uniti, Giappone, Germania, Regno Unito e Italia si riunirono per la prima volta a Rambouillet. Il motivo che scatenò l'urgenza di un incontro era la crisi petrolifera che il mondo stava attraversando. Era necessario adottare una strategia comune per poterla affrontare. Da allora si affermò l'idea che era opportuno un incontro tra le maggiori potenze industriali - almeno una volta all'anno - per poter coordinare insieme le strategie politiche ed economiche.

A partire dagli anni '80, la società civile ha iniziato a mettere in dubbio la legittimità dell'incontro, ma anche le decisioni politiche ed economiche che vengono adottate all'interno del vertice. Sono iniziate allora le critiche, accompagnate anche da manifestazioni parallele, ma quella che verrà ricordata come la più triste - e allo stesso tempo controversa - è l'edizione di Genova nel 2001, dove perse la vita Carlo Giuliani, e dove moltissime persone che manifestavano pacificamente, subirono inaudite violenze da parte delle forze dell'ordine.

 

Da Rambouillet a l'Aquila

L’obiettivo iniziale fu quello di affrontare le crisi economiche degli anni ’70, in particolare lo shock petrolifero e la riforma del sistema monetario internazionale dopo la fine del sistema di Bretton Woods e l’abbandono della convertibilità in oro del dollaro. Il primo vertice fu convocato su iniziativa del Governo francese e ospitato a Rambouillet, nei pressi di Parigi. L’ingresso del Canada, nel 1977 e della Russia, invitata per la prima volta al vertice di Napoli nel 1994, fa cambiare denominazione al summit che diventa G7+1 o più frequentemente G8.

Nel corso di questi 34 anni il summit è stato ospitato più volte da ognuno dei paesi partecipanti, tra le tante città, oltre a Rambouillet, Londra, Bonn, Tokyo, Venezia, Ottawa, Williamsburg, Parigi, Toronto, Houston, Monaco di Baviera, Napoli, Mosca, Genova. Da qualche anno a questa parte il gruppo ha positivamente accolto la possibilità di un allargamento, in modo da includere cinque Paesi del Sud del Mondo: Brasile, Cina, India, Messico e Sud Africa. Questi Paesi hanno partecipato agli ultimi vertici in qualità di ospiti, e da allora il summit è stato rinominato G8+5. Francia, Germania e Italia vorrebbero includere anche l'Egitto e si mostrano favorevoli alla trasformazione dell'attuale G8 in un G14.

La presidenza spetta a rotazione a ciascuno dei Paesi membri e coincide con l’anno solare. La Presidenza italiana ha inizio il 1 gennaio 2009 e termina il 31 dicembre. Quest'anno il summit si sarebbe dovuto tenere all'isola della Maddalena, in Sardegna, ma - a tre mesi dalla data stabilita e con i lavori in corso nell'arcipelago sardo - il Presidente del Consiglio ha deciso di spostare la sede all'Aquila, devastata dal terremoto del 6 aprile.

 

Il G8 e la sua (il)legittimità

Il summit del G8 come già detto è un incontro informale, tanto è che la sua organizzazione spetta ai rappresentati personali dei rispettivi capi di stato, i cosiddetti sherpa. In realtà tutti i documenti sono preparati durante più riunioni visto che spaziano su vari argomenti, alcuni dei quali non di stretta competenza dei capi di Stato.

Il G8 si è strutturato sin dalle origini, all’interno di ciascuno dei Paesi membri, sulla base di un triangolo istituzionale composto dal rappresentante personale per il G8 del Capo di Stato o di Governo, detto sherpa coadiuvato da un rappresentante presso il Ministero degli Esteri il vice-sherpa Esteri, e da un rappresentante presso il Ministero dell’Economia e delle Finanze, il vice-sherpa Finanze.

Gli sherpa si occupano del processo preparatorio del vertice annuale e coordinano in particolare la redazione della Dichiarazione finale. La carica è tradizionalmente ricoperta da un diplomatico di alto rango. In passato ogni presidenza del G8 organizzava tre o quattro riunioni degli sherpa in preparazione del vertice e due successivamente per assicurarne i seguiti immediati. Oggi si svolgono invece numerose riunioni preparatorie, come per esempio tra i ministri dell'Interno, della Giustizia, dell'Ambiente, ecc.

Molti oppositori al G8 fanno notare come in realtà durante questo summit vengano solo ufficializzate le linee suggerite dal Fondo Monetario Internazionale, dalla Banca Mondiale e dall'Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico - le istituzioni internazionali che definiscono le politiche economiche mondiali - e come poi dal consenso degli 8 sia facile imporre le decisioni al resto del mondo attribuendo così al summit il ruolo di propulsore.

Degno di nota è l'ambiguo atteggiamento della Francia, che nonostante si vanti spesso di essere il paese che ha convocato il primo vertice, ne rimane un acceso critico. Jaques Chirac è stato il suo critico più agguerrito arrivando nel 2003 - in occasione del vertice di Evian - a dichiarare che il G8 sarebbe illegittimo. Questo è quello che sostengono anche le organizzazioni della società civile, che fanno notare come il summit sia solo una vetrina internazionale, priva di qualsiasi fondamento democratico.

 

Il G8 allarga le proprie competenze e le preoccupazioni della società civile

Nel corso degli anni - su mandato dei Capi di Stato e di Governo - sono stati costituiti gruppi di lavoro composti da esperti dei G8 per approfondire temi specifici quali l’accesso all’acqua, la salute, l’educazione, la proprietà intellettuale. Tra i gruppi più discussi quello denominato Roma-Lione, che si occupa di crimine organizzato, il Gruppo sulla sicurezza nucleare (NSSG - Nuclear Safety and Security Group) e quello sulla non-proliferazione (NPDG – Non Proliferation Directors Group).

Dopo il summit di Parigi del 1989 il G7 si è occupato anche di narcotraffico, creando l'apposito Gruppo di Azione Finanziaria Internazionale (GAFI) che ha studiato nuove regole si lotta al riciclaggio di denaro. L'accusa che viene fatta a questo gruppo da parte delle organizzazioni che criticano il summit è che le regole sono state prese dai ministri delle Finanze, stando ben attenti a circoscrivere le pene contro il crimine di riciclaggio entro i limiti graditi ai mercati finanziari. Non si poteva essere troppo duri per non ostacolare la libera circolazione dei flussi finanziari. Nella sostanza il GAFI ha adottato misure che delegano ai protagonisti della finanza internazionale tutta la responsabilità della prevenzione del riciclaggio. I critici sostengono che dai paradisi fiscali e dai centri offshore transiti il 50% dei flussi finanziari mondiali e la maggior parte di questi sono stati dichiarati conformi alle norme GAFI.

Dopo l'attentato alle torri gemelle del 2001 l'attenzione si è concentrata sempre di più sulla lotta la terrorismo. Questa nuova crociata ha avuto conseguenze su più fronti. Da un lato i ministri delle Finanze si sono subito riuniti per stabilire le nuove regole contro il finanziamento del terrorismo ma che salvaguardassero comunque il principio di libertà di circolazione dei flussi finanziari. Dall'altro lato la lotta al terrorismo ha modificato la percezione del diritto d'asilo e delle migrazioni, concentrandosi principalmente sui loro possibili legami con il terrorismo e giustificando sempre di più pratiche al di fuori di ogni controllo legale e nessuna garanzia del rispetto dei diritti umani (un esempio sono le extraordinary rendition). In nome della sicurezza sono state adottate regole molto rigide per il controllo dei passeggeri sugli aerei, passaporti biometrici, sopratutto quando si tratta di spostamenti verso gli Stati Uniti. Le paure che le libertà individuali vengano sempre più limitate per garantire la sicurezza si fanno sempre più forti, e una grande preoccupazione è che queste decisioni vengano prese proprio in questo summit senza il coinvolgimento dei rispettivi parlamenti.

Una critica profonda è che quando le regole sono proposte dagli Stati Uniti tutti si sentono in dovere di seguirle, mentre se in qualche modo danneggiano questa super potenza nessuno può fare nulla. È il caso del Protocollo di Kyoto (in .pdf), mai firmato dagli Usa, nonostante al G8 l'ambiente sia sempre uno dei temi più discussi dai Grandi. Durante la presidenza giapponese, nel 2008, è stato costituito il Gruppo sulla sicurezza alimentare con il proposito di dare seguito agli impegni assunti dai Capi di Stato e di Governo per fare fronte alla crisi alimentare.

Il G8 come già ricordato, non è un’organizzazione internazionale, ma è piuttosto un quadro di incontri informali al massimo livello, che è venuto strutturandosi nel corso degli anni. Ai vertici dei Capi di Stato e di Governo che avevano all’origine un’agenda di contenuto prevalentemente economico-finanziario si è aggiunta la collaborazione dei Ministri, oltre a Esteri, anche Ambiente, Energia, Sviluppo, Lavoro, Giustizia e Affari Interni, Ricerca Scientifica, Agricoltura. Segno che le competenze stanno via via aumentando e allo stesso tempo moltissime decisioni importanti vengono prese al di fuori del controllo parlamentare. Con la crisi finanziaria mondiale, vista la grande portata del fenomeno, i grandi hanno deciso di allargare il vertice specifico, anche ai ministri dell’Economia e delle Finanze di altri paesi, ribattezzando il summit G20.

 

G8 e Sud del Mondo

A partire dagli anni '90 il G8 ha iniziato a promuovere un dialogo con le principali economie emergenti. L'ex presidente frnacese Jaques Chirac è stato anche il primo capo di Stato ad invitare al summit i capi di stato di alcuni paesi dei Sud del Mondo avviando così una nuova fase del G8. L’African Partnership Forum (APF) è nato proprio nel 2003, in occasione del Vertice di Evian, con lo scopo di allargare il dialogo tra G8 e i paesi dei Sud del Mondo, in particolare l’Africa.

Ma è solo durante il vertice del 2007 tenutosi a Heiligendamm in Geramnia, che è stato avviato un dialogo strutturato chiamato Heiligendamm Dialogue Process (HDP) con Brasile, Cina, India, Messico e Sud Africa, sui temi degli investimenti, dell’energia, dell’innovazione e dello sviluppo. Il G8 ha attivato meccanismi di dialogo strutturato con i Paesi Emergenti anche nell’ambito del cambiamento climatico, avviando incontri quali il MEM (Major Economies Meeting) lanciato nel 2007 sotto iniziativa americana. Al MEM partecipano oltre ai G8, anche Brasile, Cina, India, Messico, Sudafrica, Australia, Corea del Sud e Indonesia.

 

La società civile

Anche grazie alle richieste e alle pressioni fatte ai grandi da parte della società civile e delle organizzazioni non governative, ci fu la decisione di adottare misure di maggiore impatto come il Fondo Globale per la lotta all’AIDS, la Tubercolosi e la Malaria, lanciato in occasione del Vertice di Genova del 2001. Nonostante le critiche dovute al fatto che non tutti i paesi rispettano gli impegni presi, già la costituzione del Fondo rappresenta una possibilità in più di cooperazione nella lotta a queste pandemie.

Tra le richieste più pressanti ci sono quelle di contribuire maggiormente ai fondi per i Paesi dei Sud del Mondo. Gran parte delle energie furono poi concentrate sopratutto per chiedere l'annullamento del debito estero a questi paesi, con dei risultati apprezzabili - come la dichiarazione di annullamento di una parte del debito dei paesi più poveri presa nel 1999 al vertice di Colonia, oltre all'adozione di particolari strumenti da parte del Fondo Monetario Internazionale e Banca Mondiale - anche se non si è mai arrivati a una revisione dei meccanismi globali che favoriscono gli indebitamenti.

I movimenti sociali in realtà si muovono su più fronti che possono sembrare contraddittori: da un lato ritengono che il vertice sia illegittimo e chiedono a gran voce che le discussioni vengano riportate all'interno dell'Assemblea delle Nazioni Unite (della quale chiedono comunque grande riforma che ne riveda i meccanismi di funzionamento), dall'altro lato però avanzano richieste fondate ma che ne avvalorano la legittimità.

I movimenti che ne contestano la legittimità dunque ne chiedono anche lo scioglimento. In particolare fanno notare come tutte le grandi potenze del vertice - ad eccezione del Canada - sino tutte antiche potenze coloniali e fatto ancor più grave, ribadiscono come il G8 abbia sempre più indebolito in sistema delle Nazioni Unite che per quanto imperfetto, criticabile e migliorabile, rimane l'unica organizzazione legittimata ad occuparsi delle questioni che ora sono discusse dal G8.

In occasione del vertice dei G8 ad Evian, le organizzazioni della società civile francesi, tra le varie forme di mobilitazione, hanno previsto un vertice della società civile, “Vertice per un altro mondo”, un seminario di tre giorni in cui partners del Sud e organizzazioni non governative hanno discusso sui principali temi in agenda al G8 come responsabilità sociale e ambientale delle imprese, commercio e sviluppo, debito, armi e diritti umani, AIDS, ambiente, Africa, acqua etc.

Su questi punti molte organizzazioni hanno attivato campagne d’informazione e di lobbying. Tra le piattaforme più rappresentative della società civile la Coalizione Globale contro la Povertà (GCAP), che raccoglie oltre 100 raggruppamenti nazionali. Anche per il prossimo G8 in Italia verrà consegnato un documento nel quale si propone un approccio integrato alla crisi, visto che le crisi che minacciano il pianeta sono interconnesse: la sicurezza alimentare, la finanza globale, l’emergenza climatica, il modello di sviluppo. I paesi del G8 hanno - secondo queste organizzazioni - una responsabilità primaria, legata innanzitutto al mantenimento degli impegni già assunti, primi fra tutti gli Obiettivi di Sviluppo del Millennio.

 

Genova 2001: terrorismo di Stato?

Il summit G8 più tristemente noto resta probabilmente quello di Genova del 19-21 luglio 2001. Durante le manifestazioni della società civile Carlo Giuliani - uno dei giovani manifestanti - fu ucciso - si dice - dallo sparo di un carabiniere in servizio per la manifestazione. In realtà la verità non è ancora stata accertata, e il procedimento nei confronti del carabiniere è stato archiviato. Il mistero su quello che realmente accadde in Piazza Alimonda ancora non è stato chiarito, alcune foto e filmati contraddicono la prima versione dei carabinieri, e questo tragico episodio non fu l'unico grave fatto di sangue a segnare quell'edizione del summit.

L'irruzione delle Forze dell'ordine nella scuola Diaz, le false prove accertate poi dalle indagini, la violenza gratuita verso le persone che alloggiavano in quella struttura e le successive violazioni dei diritti umani consumatesi nella caserma di Bolzanetto sono passate alle storia senza che venisse aperta neppure una commissione d'inchiesta parlamentare. La giustizia tarda ad arrivare, contribuendo a mostrare al mondo un paese dove i diritti e la giustizia non sono garantiti.

 

Conclusioni

Secondo i paesi partecipanti al vertice, l’esperienza del G8 ha dimostrato che il suo carattere informale, favorendo un confronto aperto delle posizioni tra un nucleo di Paesi che condividono valori e livelli di sviluppo, è stato un elemento chiave del successo. In verità questi successi sono tutti da dimostrare alla luce anche della grave crisi globale che il mondo sta attraversando. Secondo la sezione nazionale della GCAP l’Italia quest'anno si trova ad occupare una posizione strategica.

Oltre ad ospitare il summit, infatti, ad essa spettano ruoli di primo piano nell’ambito di alcuni fra i principali meccanismi in atto per garantire i diritti economici e sociali: l’Education For All Fast Track Initiative, il Fondo Globale per la lotta all’AIDS, Tubercolosi e Malaria, l’Evian Action Plan sull’acqua. Il Governo italiano, perciò, deve non soltanto mantenere gli impegni finanziari e politici già assunti su queste tematiche, ma esercitare appieno la propria leadership affinché la comunità internazionale - attraverso processi trasparenti ed ampiamente partecipati - raggiunga risultati importanti sui punti chiave dell’agenda internazionale per lo sviluppo sostenibile.

 

Bibliografia

Paolo Savona Il governo dell'economia globale. Dalle politiche nazionali alla geopolitica: un manuale per il G8, Marsilio 2009

Martina Conticelli I vertici del G8. Governi e amministrazioni nell'ordine globale, Giuffrè 2006

Alessandra D'Asaro, Filippo Nanni, Gerardo Greco Sopravvivere al G8. La sfida dei ribelli al mercato mondiale, Editori riuniti 2001

Gloria Bardi, Gabriele Gamberini Dossier Genova G8. Il rapporto illustrato della procura di Genova sui fatti della scuola Diaz, Becco Giallo 2008

Enrico Deaglio, Beppe Cremagnani, Mario Portanova Governare con la paura. Il G8 del 2001, i giorni nostri, Melampo 2009

Gabriele Guadagnucci, Noi della Diaz. La «notte dei manganelli» al G8 di Genova. Una democrazia umiliata. Tutte le verità sui processi, Terre di Mezzo 2009

 

(Scheda realizzata con il contributo di Elvira Corona)

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Blu notte: Genova G8 (1/14)