Dall’attentato di Macerata alla fiera delle armi HIT Show

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"Legittima difesa" - @Mauro Biani

Tre elementi accomunano l’attentato di Macerata di sabato scorso a diverse sparatorie che sono avvenute negli Stati Uniti. Sono elementi sui quali si è poco riflettuto, ma che meritano di essere considerati attentamente se davvero si intende comprendere la miscela che da qui a poco potrebbe esplodere causando stragi come quelle che avvengono regolarmente negli Stati Uniti. Innanzitutto i fatti.

Luca Traini, nazifascista e legale detentore di armi

Luca Traini, l’attentatore che sabato scorso ha sparato una trentina di colpi dalla sua auto in una decina di punti della città che sapeva essere frequentati da migranti e ha colpito almeno undici persone non solo era stato candidato l’anno scorso con la Lega Nord al consiglio comunale di Corridonia, ma ha ripetutamente espresso posizioni ed ha partecipato a manifestazioni di estrema destra. “Sulla tempia destra – riporta La Repubblica –  ha un tatuaggio con il simbolo di Terza posizione, movimento neofascista eversivo fondato negli anni 70 da Roberto Fiore, oggi leader di Forza Nuova. Il simbolo ha origine da un simbolo tedesco e fu adottata come emblema dalla panzer division “Das Reich” delle SS naziste”.

Non solo. Traini ha usato per il suo attentato una pistola Glock, regolarmente detenuta con licenza di tiro sportivo. Lo avrebbe detto lui stesso durante l’interrogatorio. L’accusa che gli viene mossa di “porto abusivo d’arma” non riguarda, infatti, la detenzione dell’arma, ma il fatto che l’abbia portata fuori casa secondo modalità non consentite. Luca Traini era, quindi, a tutti gli effetti un legale detentore di armi e anche le munizioni che ha usato erano state acquistate con regolare licenza. L’intento di Traini era di fare una strage: “Volevo ucciderli tutti” – avrebbe detto durante l’interrogatorio riferendosi “agli spacciatori di colore”. Per questo il gip di Macerata, Domenica Potetti, nel confermare l’arresto di Traini ne ha disposto la custodia cautelare in carcere “per strage aggravata da odio razziale”.

Una miscela esplosiva

La miscela esplosiva che accomuna la tentata strage di Macerata a quelle negli Stati Uniti, come ad esempio la carneficina fatta da Dylann Storm Roof, il giovane 22nne suprematista bianco che nel giugno del 2015 uccise nove afroamericani nella chiesa metodista di Charleston in South Carolina, sta proprio nell’unione di questi due elementi: l’odio razziale e la legale detenzione di armi. Se la questione dell’odio razziale e dell’accrescersi nel nostro paese di espressioni razziste, xenofobe e nazifasciste sono state ampiamente commentate nei giorni scorsi, pochissima attenzione si è posta invece sulla facilità con cui, anche in Italia, si possono acquistare e detenere armi.

Come ha evidenziato nei mesi scorsi un comunicato stampa l’Osservatorio permanente sulle armi leggere e le politiche di sicurezza e difesa (OPAL) di Brescia – col quale mi pregio di collaborare – “contrariamente al diffuso luogo comune, la legislazione italiana è di fatto sostanzialmente permissiva in materia di detenzione di armi: oggi, a qualunque cittadino incensurato, esente da malattie nervose e psichiche, non alcolista o tossicomane, è generalmente consentito di possedere una o più armi, finanche un numero illimitato di fucili da caccia”. In Italia la legge acconsente, con un mero “nulla osta” o con una semplice licenza di tiro sportivo di detenere tre armi comuni da sparo, sei armi sportive, otto armi antiche, un numero illimitato di fucili e carabine da caccia e in aggiunta 200 cartucce per armi comuni, 1.500 cartucce per fucili da caccia e 5 chili di polveri da caricamento: praticamente un arsenale. Il tutto va denunciato alle autorità, ma è consentito.

Succede così che –  come hanno messo in evidenza numerose inchieste giornalistiche e un’approfondita indagine di “Mi manda Rai3” – per poter detenere un’arma in casa senza dover ottemperare alle restrizioni poste dalle norme sul “porto d’armi per difesa personale”, negli ultimi anni sempre più persone hanno fatto ricorso alle licenze per “uso sportivo” e per “attività venatorie”: queste due licenze, e soprattutto quella per uso sportivo, stanno infatti diventando una modalità per poter detenere un’arma in casa anche da parte di tutti coloro che non hanno alcuna intenzione di praticare le discipline sportive. Non è un caso, pertanto, che proprio le licenze per uso sportivo siano quelle che hanno visto la crescita maggiore: sono passate da poco più di 127mila nel 2002 ad oltre 456mila nel 2016, praticamente quasi quadruplicate. E non certo per l’improvvisa fulminante passione suscitata negli italiani dalle medaglie dei nostri atleti olimpici: se così fosse vi sarebbe un boom di iscrizioni a federazioni e poligoni, mentre invece – come testimoniano gli stessi responsabili dei poligono di Tiro a segno – molte persone si presentano per poter prendere il porto d’armi e poi spariscono e ricompaiono solo sei anni dopo per il rinnovo della licenza.

Lo squilibrato, il borderline è… sano per detenere armi

Ma c’è un terzo elemento che accomuna la vicenda di Macerata con quanto avviene negli Stati Uniti. Regolarmente l’attentatore viene definito come uno squilibrato, un pazzo, un malato di mente, instabile. E’ una tipica tecnica adottata in modo particolare dalla lobby delle armi statunitense, la National Rifle Association (NRA), per cercare di prendere le distanze dall’attentatore e minimizzare la gravità dei fatti. Definendo l’attentatore come insano di mente, pazzo e squilibrato la lobby delle armi e i suoi adepti, come il presidente Donald Trump, tentano infatti di mostrare un punto che li interessa direttamente: non vi sarebbe alcun legame tra i legali detentori di armi e il pazzo attentatore. La maggior parte delle volte, come ha mostrato anche il caso di Las Vegas, l’attentatore non era affatto pazzo né malato di mente: o per lo meno non al punto da non permettergli di detenere legalmente le armi. Squilibrato lo diventa sempre dopo la strage: fino a cinque minuti prima era, per tutti, un cittadino onesto, incensurato, di condotta specchiata e possedeva armi ovviamente solo per le sue passioni e per difendere sé stesso e i suoi cari “da aggressioni criminali e tiranniche”, recita il mantra dei lobbisti delle armi.

Lo stesso ritornello giustificatorio è stato messo in atto anche nel caso di Macerata. Lo hanno fatto vari politici tra cui, in particolare Silvio Berlusconi che ha affermato: “Solo uno squilibrato può fare una cosa del genere, non ci vedo nulla di politico perché la politica non porta a queste follie”. E, infatti, dopo pochissimi minuti dall’attentato c’era già un amico  che rivelava che Luca Traini sarebbe stato definito da uno psichiatra come “borderline”: di fatto si tratta di una specie di vanteria dello stesso Traini con gli amici e – ma sarei felice di sbagliarmi – non mi risulta che qualche psichiatra si sia fatto avanti per dire che Traini fosse in cura per malattie mentali. Che poi il suo avvocato lo definisca “una persona malata, con una personalità disturbata” e che a dimostrazione del fatto riporti “il disordine nella sua stanza” è chiaramente una tecnica difensiva. Resta il fatto che Luca Traini, come gran parte degli stragisti negli States, era un legale detentore di armi e, pertanto, non gli erano state rilevate insanità sufficienti a revocargli la licenza per detenere armi.

La fiera delle armi, HIT Show

Sabato prossimo, 10 febbraio, prenderà il via HIT Show (Hunting, Individual Protection and Target Sports), la manifestazione fieristica e salone delle “armi comuni” che da quattro anni si svolge a Vicenza. Come ho documentato è l’unico salone fieristico nei paesi dell’Unione Europea in cui vengono esposti tutti i tipi di armi (per la difesa personale, per il tiro sportivo, per le attività venatorie, per collezionismo, repliche di armi antiche, armi demilitarizzate, per il softair, ecc. tranne quelle propriamente definite “da guerra”) nel quale è consentito l’accesso al pubblico senza restrizioni, minori compresi purché accompagnati da un adulto. Come hanno ripetutamente evidenziato OPAL Brescia insieme a Rete Italiana per il Disarmo dietro il paravento del salone per appassionati e sportivi si cela una chiara operazione ideologico-culturale: incentivare la diffusione delle armi, soprattutto quelle da difesa personale.

Quale sia il pensiero dei visitatori della fiera riguardo alla difesa personale e alla sicurezza lo ha chiaramente mostrato un reportage di Piazza Pulita dello scorso anno in cui, tra l’altro, diversi visitatori affermavano di avere “i fucili carichi" e di tenere “la pistola sotto il cuscino". Un signore spiegava: “Un poliziotto mi ha detto: 'Se per caso vengono - io abito in una casa un po' isolata - tu gli dai due fucilate e lo butti in un fosso, tanto quella è una persona che sicuramente non vale niente e non dici niente a nessuno, poi se lo mangiano i cinghiali”. Invito a vedere anche la parte finale del reportage in cui un nostalgico/simpatizzante di Mussolini mostra l'armamentario legalmente detenuto in una vetrinetta in casa...

Le amministrazioni di Vicenza e Rimini e Anpam

Sia ben chiaro: nessuno intende sostenere che tutti i visitatori di HIT Show siano della risma degli intervistati. E nemmeno che più di un milione cacciatori e detentori legali di armi siano dei potenziali assassini: è una generalizzazione indebita. Ma nell’analizzare il fenomeno della diffusione delle armi non andrebbero sottovalutati i reati e gli omicidi compiuti con armi legalmente detenute – come quello di Vasto dell’anno scorso – in cui un giovane, Fabio Di Lello, in cura psichiatrica ha freddato con quattro colpi della sua pistola, regolarmente detenuta per uso sportivo, un altro giovane per motivi di rancore. O il recente caso dell’ex guardia giurata di Bellona, nel Casertano che ha ammazzato la moglie e ferito cinque passanti sparando una cinquantina di colpi col suo fucile da caccia e la sua pistola regolarmente detenute. In un paese in cui odio razziale, manifestazioni di stampo nazifascista e rancori xenofobi sono in crescita la fiera delle armi non è certo un evento da sottovalutare.

Soprattutto se tra gli stand della fiera vi sono anche quelli di associazioni e comitati – hanno già annunciato la loro partecipazione con uno stand – che intendono promuovere il “diritto alle armi” e chiedono “leggi permissive sul possesso d’armi, sul porto d’armi per la difesa personale e la legittima difesa” accusando “politici, prefetti ed alti funzionari” di avere “le mani sporche del sangue dei cittadini che avete disarmato per decreto lasciandoli in balia della criminalità violenta”. Le associazioni che promuovono questi messaggi dai toni terroristici hanno il diretto sostegno di ANPAM (Associazione Nazionale Produttori di Armi e Munizioni) che, insieme a Italian Exhibition Group (IEG), è uno dei promotori di HIT Show. Anzi, di più: ANPAM, Assoarmieri e Conarmi “in rappresentanza dell’intero comparto produttivo e distributivo armiero italiano, sostengono la campagna di tesseramento” a questo Comitato. Finora nessuna della Amministrazioni comunali e provinciali di Rimini e Vicenza, che sono i maggiori azionisti pubblici di IEG, ha preso le distanze da questo comitato che, ripeto, avrà un suo stand in fiera. Rimini e Vicenza sono due amministrazioni di centrosinistra. Il problema, quindi, non è circoscrivibile ad “un folle che ha sparato sui migranti”. Chiama in causa precise responsabilità di precise forze politiche. Ne parleremo diffusamente sabato in un convegno a Vicenza. Ci vediamo lì.

Giorgio Beretta
giorgio.beretta@unimondo.org

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