Birmania alle urne: Aung San Suu Kyi si aggiudica un seggio

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Nelle ultime ore è stato comunicato, in via non ancora ufficiale, che Aung San Suu Kyi si è aggiudicata un seggio nel parlamento birmano. A dirlo è il portavoce della Lega Nazionale per la Democrazia, partito d’opposizione al regime militare guidato appunto dalla vincitrice del premio Nobel e icona del movimento pro-democrazia nel Paese.

Suu Kyi avrebbe ottenuto l’82% di preferenze nella circoscrizione di Kawhmuha – una delle 45 in cui è diviso il Paese – che era stata l’ultima meta della sua campagna elettorale. Il portavoce del partito Nyan Win ha annunciato i risultati elettorali con forte anticipo, affermando anche che l’opposizione è in testa in tutte le 44 circoscrizioni in cui ha presentato un candidato. In attesa dei dati ufficiali, migliaia di persone si sono radunate a Rangoon, festeggiando l’elezione sotto l’abitazione di Aung San Suu Kyi.

Dal 1962 in Myanmar si sono tenute elezioni politiche solo tre volte. Nel 1990, nonostante Suu Kyi abbia partecipato e vinto alla tornata elettorale, le consultazioni furono annullate e la donna venne arrestata.

Dopo più di 15 anni trascorsi tra carcere e arresti domiciliari, la leader del movimento democratico della Birmania avrebbe dunque ottenuto il tanto agognato seggio in parlamento. Resta però il fatto che la giunta militare di Rangoon, che dagli anni ’60 governa il Paese, ha comunque garantito dalla Costituzione il diritto al 25% dei seggi: questa clausola esclude di fatto un radicale cambio di regime.

In realtà, il generale Thein Sein, che è alla giuda dell’attuale governo, negli ultimi mesi ha dato forti segnali che fanno sperare nella democratizzazione del Paese: la legalizzazione della LND, la liberazione di prigionieri politici, l’allentamento della censura e la promessa di elezioni politiche. Proclami annunciati a gran voce a partire dallo scorso novembre, a seguito della visita del Segretario di Stato Clinton a Rangoon.

L’incontro era stato letto come un’apertura del regime birmano all’Occidente, e soprattutto agli Stati Uniti. Washington, che mantiene da anni pesanti sanzioni economiche sul Paese, preme infatti per una riforma in senso democratico del sistema birmano.

Sono in molti a leggere nell’apertura di Thein Sein una mossa strategica finalizzata alla sospensione delle sanzioni e alla sottrazione dalla morsa cinese, piuttosto che una vera conversione democratica. Per ora la comunità internazionale si è espressa favorevolmente sull’andamento delle elezioni (non ancora del tutto credibili) e la stessa Hillary Clinton si è congratulata con il popolo birmano per questo grande traguardo.

In tutto il Paese, specialmente a Rangoon, migliaia di persone si sono riunite nelle piazze per festeggiare un evento storico di tale portata e per celebrare la donna simbolo della speranza e della tenacia

Tuttavia è troppo presto per cantare vittoria. Lo spettro dei brogli elettorali incombe ancora sul risultato finale e sopratutto resta da vedere quali saranno gli (eventuali) passi successivi in termini di democratizzazione del Paese.

Da Meridiani Relazioni Internazionali

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