La televisione, una sovrana in decadenza

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Uno dei manifesti dell'International communication union - Foto: www.itu.int

Che la televisione (con tutti gli affari e i conflitti di interesse connessi al settore) sia, almeno in Italia, una questione esplosiva è dimostrato dai recenti ed oscuri episodi di sabotaggio ad antenne, ripetitori, sedi di emittenti che trasmettono il programma di Michele Santoro “Servizio pubblico”.

Nel nostro paese chi si avvicina alla televisione muore oppure diventa per lunghi anni Presidente del consiglio dei ministri, proprietario di un’azienda che controlla la stragrande maggioranza del mercato pubblicitario, almeno per quanto riguarda le emittenti private (si legga lo studio sulle tv private e redatto dalla Federazione Radio Televisioni e consultabile in formato .pdf). Caratterizzato da un assetto legislativo in materia farraginoso e smaccatamente propizio a Berlusconi e alle sue imprese, lo scenario della televisione italiana ci allontana dall’Europa, privo com’è di concorrenza e di attenzione alle nuove tecnologie.

Nel mondo le cose sembrano andare diversamente. Certamente la televisione resta il canale di comunicazione più diffuso e influente a livello planetario. La penetrazione della televisione nelle case ha raggiunto ormai percentuali " bulgare" nei paesi occidentali (oltre il 97% delle persone possiede un apparecchio) e anche i paesi emergenti si stanno avvicinando a questa cifra. Tuttavia è significativo notare che nelle principali statistiche fornite dall'Onu (come si può vedere consultando l’Annuario statistico 2011) oppure dalla Banca mondiale il numero di televisori pro capite non compare più, sostituito invece dal numero dei telefoni cellulari e soprattutto delle connessioni a Internet: questi ultimi due sono gli indici ritenuti decisivi per misurare lo sviluppo di un paese, almeno dal punto di vista delle comunicazioni.

Anche perché oramai non si può più parlare di televisione in senso tradizionale (canali generalisti fruibili esclusivamente in maniera passiva da spettatori seduti davanti all'apparecchio) ma di nuovi media, Internet tv, canali tematici, digitale terrestre... anche l'odierno World television day, celebrato dalle Nazioni Unite, diventa sempre di più un World media day, con un occhio sempre più attento sulle nuove tendenze determinate dai progressi tecnologici e dal modificarsi delle abitudini comunicative e informative.

Per questo nel 1992, a Ginevra, era stata creata l'ITU, l'agenzia Onu per le comunicazioni che si occupa di garantire a tutti la possibilità di fruire della rete Internet e dei Mass media procedendo a una standardizzazione anche tecnologica, di superare il digital divide, di sostenere attraverso l'informazione le politiche ambientali, gli obiettivi del terzo millennio, l'incontro tra i popoli. Generalmente la televisione perde terreno in favore della rete Internet che è valorizzata soprattutto perché consente la massima interazione possibile e la personalizzazione dei contenuti, dei palinsesti, della fruibilità.

Rimanendo in Italia, recenti indagini statistiche delineano un quadro in movimento. Il nono rapporto Censis/Ucsi sulla comunicazione (qui una sintesi in formato .pdf), pubblicato nel luglio 2011, fornisce dati significativi - e forse sorprendenti. La diffusione della tv è, come detto, capillare e trasversale: posseduta dal 97,4% delle famiglie, la televisione è guardata una volta al giorno dal più del 90% in ogni classe di età (quest'ultimo è un dato fornito dall'Istat). Tuttavia, a seguito dello switch off avvenuto nei mesi scorsi oramai in quasi tutte le regioni italiane, la televisione digitale ha superato di gran lunga quella analogica.

Più interessanti sono altri dati: l'utilizzo della web tv aumenta di 2,6 punti percentuali negli ultimi due anni (l’utenza complessiva sale al 17,8%); sono soprattutto i giovani (14-29 anni) che diversificano ampiamente le modalità con cui seguire le trasmissioni televisive. Il 95% di essi utilizza la televisione tradizionale (analogica o digitale terrestre), il 40,7% la web tv, il 39,6% la tv satellitare, il 2,8% l’iptv, l’1,7% la mobile tv.

Sempre di più la televisione viene vista on-line dai giovani. Il 47,6% cerca i programmi su YouTube (il 20,1% lo fa abitualmente), il 36,2% guarda programmi tv scaricati da altri (si tratta di ragazzi che si scambiano file tra di loro) e il 24,7% ricorre ai siti web delle emittenti tv.

Come fonte privilegiata di informazione, tuttavia, rimane per l'80% degli italiani (ma per il 69% dei giovani, una percentuale in lenta ma inesorabile discesa) il telegiornale, il 47,7% si informa leggendo i giornali cartacei (poco più di un terzo dei giovani), mentre il 40% si affida a Internet (due terzi dei giovani sotto i 29 anni). Per tutti Internet è lo strumento giudicato più credibile, più libero e più veritiero: segue la radio, la carta stampata e infine la televisione, i cui operatori sono ritenuti troppo legati al potere o condizionati dalla politica.

Insomma il regno della televisione, anche in Italia, è assediato da ogni parte. Le nuove tecnologie, ormai familiari a miliardi di persone, consentono sicuramente un ampliamento della possibilità di informare e informarsi e un cambio del modo di comunicare globale che inciderà in maniera determinante sulla politica e sulla vita di tutti.

Piergiorgio Cattani

 

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