Libertà di informazione: San Giuseppe Jato, Italia

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Una delle polemiche più forti degli ultimi mesi ha riguardato l’assegnazione delle nuove frequenze del digitale terrestre. Il Governo Berlusconi aveva deciso di assegnare alcune frequenze gratuitamente attraverso il meccanismo del “Beauty Contest” ad aziende già concessionarie. Una decisione che era apparsa come un “regalo” a Mediaset e ai grandi operatori del settore.

Il 17 dicembre scorso ha trovato accoglimento alla Camera dei Deputati un ordine del giorno che impegna il Governo ad “annullare il bando di gara per l’assegnazione di diritto d’uso di frequenze in banda televisiva ed il conseguente disciplinare di gara che finirebbero per implementare a titolo gratuito la già rilevante detenzione di frequenze dei soggetti già operanti”.

Un altro aspetto della normativa, rimasto però molto sottotraccia, è oggetto di discussione e anche di prese di posizione da parte della società civile: le attuali scelte normative cancelleranno decine di piccole emittenti, soprattutto locali. Una delle emittenti colpite è TeleJato, la televisione siciliana diretta da Pino Maniaci, uno dei giornalisti più impegnati sul fronte della denuncia civile e della lotta alle mafie. Per questo il 24 Settembre 2011 è nato il comitato “Siamo Tutti TeleJato“ con un sit in al quale hanno partecipato, tra gli altri, Graziella Proto e Riccardo Orioles della redazione di Casablanca, Nadia Furnari dell’Associazione Antimafie Rita Atria e il professore Salvo Vitale (amico e compagno di Peppino Impastato). Il comitato denuncia “la cecità con cui, nella normativa indicata, le nuove misure legislative predisposte non tengono conto del fatto che esse potrebbero rendere impossibile a piccoli gruppi editoriali, come Telejato, di rimanere attivi sul mercato della comunicazione” sottolineando che “Non vi è alcun dubbio che solo tv locali presenti capillarmente sul territorio e che siano animate da una profonda cultura di rinnegamento e di contrasto alla mafiosità, possono infatti dare un decisivo contributo di informazione e di indagine per rompere i muri di omertà di fronte al ricatto estorsivo ed intimidatorio della mafia”.

L’Associazione Antimafie “Rita Atria”, Libera Palermo, l’Associazione Culturale Peppino Impastato e la redazione di Telejato hanno recentemente inviato una lettera al Primo Ministro Monti, nella quale chiedono “la messa all’asta delle frequenze, che porterebbe in cassa diversi miliardi di euro, e che alcune possano essere riservate alle tv comunitarie, per garantire il pluralismo”.

Anche in questi ultimi giorni ci sono state ulteriori dichiarazioni in difesa del diritto ad esistere di TeleJato. Il sindaco di San Giovanni Jato (il comune nel quale trasmette) ha lodato Pino Maniaci per essere “riuscito a richiamare l’attenzione contro il malaffare, impresa non da poco conto in questa zona” lanciando l’appello per “assolutamente evitare” che Pino Maniaci “diventi il Peppino Impastato del 2012. Va cautelato e la sua emittente non va oscurata: è garanzia per la sua incolumità oltre che servizio per i cittadini”. Il senatore del PD Giuseppe Lumia ha, invece, depositato in Senato un’interrogazione ai Ministri dello Sviluppo Economico e dell’Interno per chiedere “come intendano tutelare le piccole emittenti televisive che rischiano di scomparire con il passaggio al digitale terrestre, favorendo così i grandi gruppi editoriali”.

Il 10 Gennaio scorso l’Associazione Rita Atria, l’Associazione Peppino Impastato e Libera Palermo hanno lanciato un nuovo appello a Michele Santoro, Fabio Fazio, Gad Lerner, Marco Travaglio, Peter Gomez, Corrado Formigli, Giovanni Floris, Lilli Gruber e Roberto Saviano avendo appreso che alcuni tra “i maggiori e più seguiti giornalisti televisivi non abbiano ancora preso posizione sulla specifica vicenda della televisione di Partinico e delle TV comunitarie in genere” ritenendo, al contrario che “sarebbe importante che i destinatari del presente appello trovassero modo e tempo per acquisire una informazione più dettagliata ed esprimessero la loro posizione sulla vicenda specifica”.

È possibile seguire e aderire alla mobilitazione del Comitato “Siamo Tutti TeleJato” sulla sua pagina Facebook.

Ma Pino Maniaci non è l’unico giornalista antimafia attualmente in pericolo. È nata la campagna “Io mi chiamo Giovanni Tizian” per sostenere Giovanni Tizian, giornalista precario di 29 anni, impegnato sul fronte antimafia con l’associazione daSud e autore del libro “Gotica. ‘Ndrangheta, mafia e camorra oltrepassano la linea”(pubblicato da Round Robin, la casa editrice con cui daSud documenta l’attività delle mafie e dell’antimafia) sulle infiltrazioni delle mafie al nord. Giovanni Tizian, infatti, figlio di Peppe Tizian (assassinato a Locri il 23 ottobre 1989), vive in Emilia Romagna e da anni denuncia (nella più totale solitudine) gli intrecci con la politica e l’economia, i traffici di droga, il pizzo, l’usura, il gioco d’azzardo su cui la mafia costruisce al nord i suoi affari su Gazzetta di Modena, su Linkiesta.it, su Lettera 43, Narcomafie. È possibile aderire alla campagna inviando un’email a iogiovannitizian@dasud.it.

Alessio di Florio

 

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