Sarajevo: un museo dell'assedio

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Foto: Unhcr.it

"Quel giorno mia madre non mi permise di uscire perché era arrivata la notizia che alla manifestazione per la pace era successo qualcosa di terribile. Così non andai a incontrare le mie amiche in centro. E poi... e poi il giorno dopo iniziò la guerra. Avevo solo 15 anni, non sapevo cosa volesse dire. L'ho scoperto nei tre anni che seguirono". Ajda era adolescente quando iniziò l'assedio di Sarajevo il 6 aprile di vent'anni fa.

La sua testimonianza, come le altre centinaia raccolte in questi anni dal gruppo dei "creativi" di FAMA, rappresenta la memoria di donne, uomini, giovani, anziani e bambini che resistettero a più di 1.000 giorni di assedio, dall'aprile 1992 al febbraio 1996. Assieme a materiale video, documenti, fotografie, raccolte di oggetti di fortuna costruiti durante la guerra e molto altro, costituiscono il materiale di un progetto molto particolare e ambizioso.

Il 5 aprile a Sarajevo è stato presentato infatti il progetto "Museo dell'assedio di Sarajevo – L'arte di vivere 1992-1996" promosso dalla Municipalità di Sarajevo e dal Consorzio promotore del progetto (oltre a FAMA anche MESS, OGBIH -Obrazovanje gradi BiH, YIHR BH - mladih za ljudska prava u BiH). Il gruppo FAMA è formato da giovani artisti sarajevesi conosciuti a livello internazionale per aver prodotto durante l'assedio l'incredibile "Sarajevo Survival Guide": una vera guida sul modello Michelin, in cui le informazioni per i turisti erano adattate alla situazione di guerra.

"Tutto il materiale che abbiamo raccolto in questi venti anni e quindi anche durante l'assedio, dai video alle testimonianze scritte e registrate, fino a documenti e reperti di ogni genere relativi al periodo 1992-1996, sono stati da noi catalogati per realizzare un progetto di museo virtuale in cui i visitatori possano conoscere come vivevano i cittadini di Sarajevo durante quegli anni", ha dichiarato Suada Kapić di FAMA in un'intervista rilasciata lo scorso 25 marzo a Peščanik

Un lavoro ventennale che ha fatto emergere due aspetti contrastanti. "La ricerca ha previsto la raccolta di informazioni su diversi livelli: antropologico, umanitario, culturale, sociologico, politico, psicologico, militare, internazionale. E' emerso che da un lato i cittadini di Sarajevo sono riusciti a dimostrare - nonostante il brutale e strategico terrore a cui sono stati sottoposti – che il Lavoro, la Creatività, l'Intelligenza, l'Umanità possono vivere anche in una situazione di inferno come quella dell'assedio. Dimostrando quindi che i cittadini avevano vinto" ha raccontato Suada Kapić. "Però sono emersi anche aspetti opposti: la perversione dei comportamenti, l'arroganza senza limiti, la totale mancanza di rispetto del prossimo, la facile manipolazione e l'assoluta assenza di visione della realtà. Quindi che ciò che era inconcepibile succedesse, è accaduto".

Prendendo in considerazione le persone e l'assedio come un unico "organismo vivo", il gruppo FAMA è convinto che il Museo possa rappresentare un pezzo importante della "Banca di conoscenze umane" utili al mondo globalizzato che si trova in continua lotta per la sopravvivenza. Per dimostrare, a chi vive oggi in situazioni di terrore, di conflitti armati e sociali, di distruzione ambientale, che è possibile salvare la civiltà e rimanere esseri umani anche durante una permanente distruzione durata 4 anni.

Per poter trasferire all'opinione pubblica questo messaggio positivo, il progetto prevede l'utilizzo di tecnologia e formati del ventunesimo secolo combinati con materiali grezzi. Quindi verranno utilizzati proiezioni in 3D, mappe interattive e ologrammi, in combinazione con reperti raccolti durante l'assedio (es: stufe e generatori di energia self made, mezzi di trasporto dei canestri d'acqua e così via).

Il museo è costituito da 4 settori: Introduzione (Uvod), in cui viene spiegata la situazione attraverso mappe interattive; Esperienza (Iskustvo) formato da 60 contenitori tematici che simbolicamente rappresentano gli strati delle varie esperienze umane vissute durante l'assedio; Conoscenza (Znanje) che raccoglie aggiuntive fonti di conoscenza come il Centro di ricerca, la Biblioteca digitale, l'Archivio, L'Anfiteatro, etc; Sostenibilità (Održivost) che riguarda gli spazi di gestione del museo (uffici) ai quali si aggiungono altri spazi quali il negozio dove si potranno acquistare DVD, mappe e libri, e il bar del Museo, dove verranno cucinati e serviti cibi preparati come durante l'assedio.

Il Comune di Sarajevo Centro ha donato al Consorzio promotore del progetto oltre alla struttura del Museo, un terreno di 5.000 metri quadrati in pieno centro città, tra la via Kranjčevića e l'Holiday Inn, a due passi dalla sede del Parlamento della Bosnia Erzegovina.

"Vogliamo rompere con la memoria della guerra strumentale alle divisioni del Paese" sottolinea Suada Kapić "trasferendo alle giovani generazioni dell'intera regione dei Balcani e del mondo una memoria collettiva che abbia come base il processo di riconciliazione". Ma per realizzare questo ambizioso progetto, ha sottolineato, sarà necessaria l'energia di tutta la collettività e di coloro che credono nel progetto.

"Perché ciò di cui Sarajevo ha bisogno oggi, oltre a mantenere la sua vitalità intellettuale, è guarire dalla 'banalità del male' e dal piccolo quartiere in cui si è rinchiusa" ha concluso Suada. "Sarajevo deve decidere se vuole stare al mondo e con il mondo o se vuole rimanere in una čaršija... se vuole scegliere persone intelligenti o manipolatori, se intende dirsi che noi cittadini siamo vincitori o piccoli uomini dalla mentalità colonizzata. Tutto questo è ancora in gioco".

Nicole Corritore da Osservatorio Balcani&Caucaso

 

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