Il prezzo di una notizia

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Un logo dell’appello alla RAI – Foto: amico.rivistamissioniconsolata.it

Che strano il mondo dell’informazione. Che strana questa RAI. Ieri sera, 31 gennaio (ultimo giorno per pagare il canone), mentre sono in treno cerco sui vari siti qualche notizia sui funerali di Scalfaro a Novara. Faccio fatica a trovare qualcosa.

In compenso leggo che “Adriano Celentano darà in beneficenza il compenso per il festival di Sanremo fino all'ultimo euro… coinvolgerà i sindaci di altrettante città italiane (Verona, Milano, Firenze, Roma, Napoli, Bari, Cagliari) come ‘segnalatori’ di famiglie particolarmente povere alle quali verrà destinato parte del suo compenso sanremese. Il resto sarà devoluto a Emergency”.

Che dire? Bella notizia! Si parla di circa 300.000 € a serata. Quante cose buone possono fare i Sindaci e, ovviamente, anche Emergency.

Ma proprio in questi giorni c’è un appello alla RAI “Non chiudete quelle sedi! Non possiamo accettare che la Rai decida di ridurre drasticamente gli uffici di corrispondenza e addirittura di chiudere le sedi di Nairobi, Beirut, Istanbul, Nuova Delhi, Buenos Aires, Mosca e il canale Rai Med. Questo progetto è profondamente contrario agli interessi dell'Italia e degli italiani che devono essere messi nelle condizioni di affrontare da protagonisti le grandi sfide del nostro tempo”.

Per aderire inviare una mail a segreteria@perlapace.it

Un’amica giornalista mi dice che il costo per tenere aperto un ufficio di corrispondenza Rai è di circa 130.000 € all’anno. Una cifra ridicola se confrontata con altre spese e compensi.

Allora, perché non chiedere a Celentano di destinare quei soldi che riceve della RAI per un’informazione dal Sud del mondo? “Per una maggiore apertura internazionale della Rai che ci deve aiutare a capire in tempo reale quello che accade nel mondo costruendo ponti fra le culture e le civiltà e diffondendo la cultura della pace, del dialogo, della cooperazione e dell'integrazione. Le sedi di corrispondenza della Rai non sono uno spreco ma un investimento strategico per il nostro paese”.

Perché non chiedere anche a quei sindaci di rifiutare quel contributo RAI in nome di una migliore informazione? Perché non chiederlo anche a Emegency? Nessuno mette in discussione la serietà del lavoro di Emergency, lo posso dire anche perché ho visitato l’ospedale di Kabul, pochi mesi fa. Un gioiello.

Ma se chiudiamo quelli sedi Rai chi ci parlerà dell’Africa? Quando l’Africa farà notizia? Solo se accade qualche tragedia, e ne parleranno le agenzie americane. Anche dall’Afghanistan le notizie ci arriveranno, certo! Da chi? Dai nostri soldati, con qualche giornalista ‘arruolato’ che ne celebra le gesta e le glorie. Ma non sapremo mai cosa succede davvero. Non avremo un’informazione pubblica e libera.

Questi cambiamenti della Rai sono preoccupanti.

Poi arrivo a casa, è quasi mezzanotte, accendo la Tv. Su Rai1 c’è Porta a Porta, il solito Bruno Vespa, il solito argomento: Avetrana. I soliti ospiti, il solito modellino della casa. Tranquilli. Non cambia nulla. Se questa è la Rai, se questa è l’informazione… Buonanotte!

Renato Sacco

Fonte: http://www.mosaicodipace.it/

 

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