Informazione e Cultura

Stampa

“La conoscenza è potere” (Francis Bacon, Filosofo e saggista)

Introduzione

Quando nel 1455 Gutenberg aveva dato il via alla grande avventura della stampa, aveva parlato di catene spezzate perché la verità potesse volare (in .pdf). Da allora la parola è certamente corsa su un incalcolabile numero di volumi; ma ora è iniziato con l'informatica un nuovo, straordinario “volo” in forme nuove e dirette, interdisciplinari che si sviluppano intrecciando tutti i rami del sapere, perché il dialogo fra le culture e le nazioni è una realtà possibile. Oggi il pianeta è interessato da una rivoluzione tecnologica che parte dal mondo dell’informazione e della comunicazione e che si estende a tutta la società. Notizie e immagini raggiungono contemporaneamente individui in ogni continente.

Media liberi e indipendenti dovrebbero essere riconosciuti come dimensione chiave per il rafforzamento dei diritti umani di base e una società civile più forte, per ottenere il superamento del divario digitale ed informativo, ancora presente in molte parti del mondo. Molte organizzazioni internazionali e della società civile stanno lavorando, con varie iniziative, per la piena attuazione dei diritti universali all'informazione e alla cultura, sia nel nord che nel sud del mondo.

Lo scenario attuale

Nella seconda metà del Novecento, l’Europa diviene luogo di arrivo di flussi migratori e, conseguentemente, punto d’incontro di gruppi sempre più numerosi e differenziati. In particolare, la storia dei processi migratori ha dimostrato che l’uomo, di fronte al pluralismo culturale, può attuare strategie di incontro, di interazione e di dialogo, ma può anche lasciarsi tentare da atteggiamenti di chiusura, scegliendo la via del conflitto distruttivo. Di fronte a queste alternative, si avverte l’esigenza di una nuova mentalità, nel mondo migrante e globalizzato, e di un nuovo tipo di relazione fra le culture e le persone, un rapporto rispettoso diritti umani, pensato come arricchente.

La globalizzazione, che sta alla base dell'intercultura, con essa ne condivide le logiche dello scambio, della comunicazione, dello spostamento, del rapporto con la tecnica; entrambe sono il frutto di una “rivoluzione antropologica” che può portare alla valorizzazione del pluralismo o alla omologazione. Le competenze interculturali diventano necessarie alla cultura e alla logica dello scambio e dell’interazione.

La comunicazione oggi è un universo infinito, che va dal processo di interazione socio-culturale con un fine informativo alla comunicazione di una notizia, di un'opinione, un prodotto o di un agire sociale del pensiero umano, fattore essenziale per l’acquisizione di conoscenze nei diversi campi del sapere. L’evolversi degli strumenti tecnici della comunicazione, hanno dilatato nello spazio e nel tempo la sua configurazione generale, accelerando quantitativamente e qualitativamente trasmissione, divulgazione, del materiale informativo e mediatico.

La cosiddetta società dell’informazione impone un rapporto tra società e comunicazione, dalla consistenza sempre più fluida, mobile, ancora non pienamente compiuta, stabilita grazie ad una serie di circuiti comunicativi che rendono più rapida e veloce la circolazione delle informazioni diffondere in una logica di istantaneità permanente tipica dell’informazione d’attualità, ribaltando in continuazione punti di vista, opinioni e conoscenze acquisite. Se da un lato l’incremento quantitativo nella produzione culturale permette di raggiungere conoscenze sempre maggiori in tutti i campi, dall’altro tali conoscenze risultano continuamente modificate e rimescolate nei flussi e nei circuiti comunicativi, rendendo la conoscenza stessa assai più sfumata e imperfetta rispetto al passato, anche recente.

Gli ambiti di riflessione che si aprono di fronte a tale scenario sono tanti e in costante evoluzione. Per cercare di comprendere l'epoca in cui stiamo vivendo è necessario riflettere su queste modificazioni, considerando che le coordinate percepite relativamente stabili, cui il nostro vivere quotidiano fa continuo riferimento, si stanno trasformando radicalmente.

Oggi il pianeta è interessato da una rivoluzione tecnologica che parte dal mondo dell’informazione e della comunicazione e che si estende a tutta la società: il costo delle comunicazioni diminuisce. Grazie alla telefonia mobile e satellitare la telecomunicazione è alla portata di tutta la popolazione, anche di quanti vivono in zone rurali. Internet, infine, veicola e rende accessibili una infinita gamma di risorse e informazioni provenienti da ogni parte del pianeta. Notizie e immagini raggiungono contemporaneamente individui in ogni continente. Negli ultimi cinquant'anni l'innovazione tecnologica ha avuto una crescita impressionante ed ha assunto un importanza sempre più rilevante. Le nuove tecnologie hanno cambiato i nostri stili di vita, modificato il nostro modo di comunicare e di rapportarci agli altri, oltre aver trasformato l'intero sistema economico e socio-culturale, un radicale cambiamento di alcuni aspetti della nostra civiltà e della nostra tradizione culturale.

Mass-maedia e consenso

Nell'analisi di Noam Chomsky, linguista e attivista politico, sulle comunicazioni di massa il potere democratico, non si pone il bisogno di controllare ciò che le persone fanno, caratteristica che è peculiare dei regimi letteralmente autoritari; gli basta semplicemente monitorare e orientare il pensiero delle masse, flirtare con esso, ricorrendo a modalità soft, apparentemente non invasive e senza dover ricorrere all’impiego di eserciti e polizie segrete. È per questo che, dice Chomsky, i sistemi liberal democratici mirano al pieno controllo dell’informazione, della comunicazione e della cultura generalista. In una sola parola, puntano al monopolio dei media. L’esito, ai fini dell’acquisizione del consenso e del potere, sarà lo stesso delle dittature, ma senza l’incomodo della gestione autoritaria e con un’aurea di libertà.

Il monopolio assoluto della comunicazione da parte del potere economico e politico e il progressivo imbastardimento dell’ideale giornalistico sono stati storicamente possibili attraverso l’attivazione di diversi meccanismi quali l’accentramento in poche mani degli strumenti comunicativi, così dirottati a ovviare alla originaria missione educativa e informativa, per orientarsi al profitto; la deleteria influenza degli sponsor e della pubblicità, la cui prerogativa è quella di assoggettare i contenuti alla logica delle merci; il ricorso a fonti sempre più lontane dai fatti e sempre più “arruolate” nelle file del più forte; la delegittimazione sistematica del pensiero e delle opinioni differenti.

La cosiddetta "opinione pubblica" è potente ma spesso elitaria e dominata dai poteri forti che controllano i gangli dell'economia e della finanza, della cultura e della scienza. La sua influenza sulla maggioranza dei cittadini è limitata dal ristretto spazio dei suoi media - riviste specializzate, canali tematici satellitari ecc. - e soprattutto da un tipo di argomenti troppo articolati e da un linguaggio troppo complesso per la gente comune, definita dai sociologi opinione di massa, per formare e indirizzare la quale spesso basta avere una forte personalità, conoscere l'arte della seduzione e dell'intrattenimento, rappresentare un simbolo del successo, suggestionare, distrarre dalle angustie della vita quotidiana. I modi di produzione dell'informazione, cioè la raccolta, la gestione e la distribuzione delle informazioni sono molto cambiati in questi ultimi anni e continuano a cambiare.

Per valutare efficacemente questi fenomeni non si può ignorare Internet, la diffusione ed il perfezionamento delle tecnologie comunicative fisse e mobili, wireless, terrestri e satellitari, che hanno determinato il passaggio alla connettività e interattività, ovvero la possibilità per l' utente di instaurare un dialogo a più livelli.

Ma c'è qualcosa che non cambia: l'istituzionale fondamento del giornalismo, ossia la funzione di mediazione tra la fonte e il destinatario dell'informazione che il giornalista svolge. I tradizionali mezzi di comunicazione di massa, in particolare radio e televisione, sono caratterizzati dal fatto che consentono un flusso informativo unidirezionale, da fruire passivamente; grazie alle caratteristiche di internet, invece, uno strumento che permette la pubblicazione e la condivisione di informazioni, il suo spazio virtuale diventa un luogo dove tutti possono non solo fruire informazioni, ma anche produrre informazioni e comunicarle agli altri.

Come ha rilevato Stefano Rodotà, giurista ed ex presidente dell'Autorità Garante della privacy, in internet non c’è una comunicazione verticale, ma orizzontale. Internet mette tutti sullo stesso piano. Se c’è un forum di discussione, tutti possono intervenire in ogni momento, quando vogliono,dicendo le cose che vogliono. Non c’è gerarchia. Chi entra in Internet si espone a questo controllo diffuso. Non c’è chi sta su e chi sta in basso. Questo è il momento decisivo. Si dice che non ci sono più produttori e consumatori d’informazione, ma tutti sono allo stesso tempo produttori e consumatori. Questo significa - continua Rodotà - che occorre garantire a tutti un accesso agevole a internet e lottare contro ogni creazione di monopoli”.

Libertà d’informazione in Italia e nel mondo

Il mondo dell’informazione italiana è da anni al centro di profonde trasformazioni, è influenzato dalla presenza di forti potentati consolidati da intrecci politici ed economici. La mancanza di indipendenza dei media è venuta alla ribalta a livello internazionale nella classifica delle libertà di stampa redatta dall’organizzazione non governativa Freedom House è entrata nel gruppo dei paesi “parzialmente liberi”. Alla radice del declassamento, c'è il conflitto di interessi e la concentrazione di proprietà dei media creato dalla presidenza del Consiglio di Silvio Berlusconi che, attraverso proprietà familiari e potere politico sui network televisivi di Stato, controlla il 90% dell’informazione. Ad aggravare la situazione anche la legge Gasparri del 2004, pesantemente criticata a livello internazionale come “un pericolo per l’indipendenza della televisione pubblica e una minaccia al pluralismo dell’informazione”, a dispetto di ogni regola antitrust.

Motivo di forte preoccupazione è anche il disegno di legge sulle intercettazioni telefoniche, ribattezzata “Legge Bavaglio”, che intende regolare l’impiego delle intercettazioni telefoniche, includendo sanzioni severe (arresto o ammende pecuniarie) per i giornalisti e gli editori che pubblicano atti processuali coperti dal segreto. Un provvedimento ai limiti della censura preventiva alla stampa, contro cui si sono schierati, anche l'Organizzazione delle Nazioni Unite e l'Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OCSE) oltre agli editori e giornalisti e gran parte della società civile.

Il problema della libertà e del pluralismo dell’informazione non è un problema esclusivamente italiano; forti attacchi all’indipendenza della stampa si stanno manifestando in diversi altri paesi europei. In Ungheria, per esempio, in questi mesi, è discussione in parlamento una nuova legge sull’audiovisivo. Le modifiche proposte mirano a una profonda revisione dell’attuale sistema di governance del sistema dell’informazione. Si pensa di creare una speciale Autorità per le telecomunicazioni che controlli e gestisca le licenze radiotelevisive sia pubbliche che private. Il Primo Ministro, nominerà direttamente il Presidente dell’Autorità, mentre i consiglieri saranno nominati a maggioranza dal Parlamento, che nominerà anche il consiglio d’amministrazione della televisione pubblica e i direttori delle principali reti televisive, della radio e dell’unica agenzia nazionale di stampa.

Ma anche in Francia le cose non vanno per il meglio. Qualche settimana fa Philippe Guillon, comico di Radio France, è stato licenziato per le sue critiche a Sarkozy. E una nuova legge, voluta proprio dal presidente francese, permette al governo di nominare anche il direttore di France Television. La lista può essere allungata a piacere, e mostra che l’indipendenza dell’informazione – così come altri temi quali il trattamento dei migranti, le politiche economiche, o i diritti civili – è un tema su cui esistono problemi comuni a molti paesi. Ad oltre 60 anni dalla Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo, l'articolo 19 che recita “Ogni individuo ha diritto alla libertà di opinione e di espressione incluso il diritto di non essere molestato per la propria opinione e quello di cercare, ricevere e diffondere informazioni e idee attraverso ogni mezzo e senza riguardo a frontiere” è violato in molte parti del mondo.

Secondo l'ultimo rapporto di Freedom House la libertà di stampa è diminuita globalmente, con un calo nell’Africa sub-sahariana, nell’America latina e nel Medio Oriente mentre l’unica area geografica a migliorare è l’Asia del sud. I paesi agli ultimi posti di questa classifica sono Libia, Birmania, Turkmenistan e Corea del Nord, paesi in cui la stampa è non-libera. Nell'ultimo dettagliato rapporto di Reporters sans Frontiers sulla cyber-censura si legge che nel mondo, soltanto una persona su sei vive in un paese con una stampa considerata libera. Inoltre, secondo il rapporto 2010, “Cina, Russia e Venezuela hanno sistematicamente violato la libertà di Internet e dei nuovi mezzi di comunicazione”.

L'informazione democratica e accesso alla conoscenza

L’articolo 11 della Carta dei Diritti Fondamentali dell’Unione Europea (in .pdf), ora giuridicamente vincolante per i paesi membri dell’Unione, rimanda espressamente alla necessità di garantire la libertà e il pluralismo dell’informazione. In questi mesi, l'organizzazione transnazionale European Alternatives che si batte per la partecipazione democratica assieme all’Alliance Internatinal de Journalists stanno lavorando per mettere su una coalizione transeuropea che sia capace di richiedere un nuovo contesto normativo atto a garantire l’indipendenza dell’informazione in tutta Europa, coinvolgendo attori e movimenti in diversi paesi europei, con un occhio di riguardo ai paesi dell’Est, spazio troppo spesso assente dalla nostra immaginazione politica.

L'intento è quello di trovare le basi giuridiche su cui domandare un intervento dell’Unione in merito, che vanno dalla menzionata Carta dei Diritti alle competenze in maniera di antitrust. Allo stesso tempo le associazioni stanno portando avanti un processo di riflessione atto a isolare la maniera più efficace di portare avanti tali proposte: due incontri pubblici al Parlamento europeo sono stati la base per cercare la sponda di diversi partiti politici europei, cercando di iniziare un processo che possa portare a una risoluzione parlamentare. Si sta inoltre lavorando sul possibile utilizzo, il prossimo anno, dell’Iniziativa Cittadina, un nuovo strumento di democrazia partecipativa introdotto dal Trattato di Lisbona che è permette ad almeno un milione di persone di almeno nove paesi di portare una richiesta legislativa direttamente alla Commissione europea – una sorta di legge di iniziativa popolare transnazionale.

Come affermato in una efficace sintesi nel messaggio di Koïchiro Matsuura direttore generale dell’UNESCO in occasione della celebrazione della Giornata Mondiale della Libertà di Stampa del 2006, “media liberi e indipendenti dovrebbero essere riconosciuti come dimensione chiave degli sforzi per sradicare la povertà. Servono come veicolo per la condivisione dell’informazione in modo da facilitare una buona governance, generare opportunità di raggiungere l’accesso ai servizi essenziali, ostacolare la corruzione, sviluppare la relazione fra una cittadinanza informata, critica e partecipativa, e rappresentanti ufficiali responsabili. In secondo luogo, sono connessi a un ampio spettro di “beni” molto rilevanti per la sfida dello sradicamento della povertà – incluso il riconoscimento e il rafforzamento di diritti umani di base, una società civile più forte, il cambiamento istituzionale, la trasparenza politica, il sostegno all’educazione, consapevolezza sulla sanità pubblica e stili di vita sostenibili”.

Concetti richiamati anche lo scorso agosto a Milano alla 75a Conferenza della Federazione Internazionale delle Associazioni Bibliotecarie e Istituzioni (IFLA), - principale organismo internazionale che rappresenta le biblioteche e le professioni dell'informazione - dalla relazione della presidente Ellen R. Tise, “Libraries Driving Access to Knowledge“ con la quale sottolinea il ruolo fondamentale delle biblioteche nell'accesso alla conoscenza per tutti, affermando che :”L'accesso alla conoscenza favorisce il mondo della fantasia e della creatività, il progresso di un individuo può essere progresso per l'intera società. La conoscenza è un fattore critico che influenza tutte le sfere della vita. La conoscenza è l'unico bene che aumenta di valore con l'uso (...) l'accesso ad essa contribuisce allo sviluppo e all'espansione della democrazia e dello sviluppo sostenibile, a beneficio delle nostre risorse naturali e dell'uguaglianza tra le persone”.

Tra social network e giornalismo partecipativo

Con l'evoluzione di Internet, la maggior interazione tra sito e utente, e il passaggio al cosiddetto Web 2.0, nascono siti collaborativi, blog personali, di freelance legati all'attivismo e non solo, gli esempi sono numerosissimi - ultimo in ordine di tempo, a suscitare grande clamore, è WikiLeaks con la pubblicazione di migliaia di file segreti del Pentagono sulla guerra in Afghanistan - su cui molti milioni di persone costruiscono percorsi personali di informazione e di opinione, contando su una rete capillare di informatori spontanei e riuscendo persino a presidiare i luoghi dei fatti, grazie all’imporsi di una logica di giornalismo diffuso, in cui ognuno racconta quello che vede e sa o approfondisce le informazioni in cui si imbatte.

Si sta sviluppando, quindi, una modalità orizzontale e anarchica di elaborazione e di diffusione della notizia, in cui ciascuno può essere contemporaneamente produttore e fruitore della comunicazione, dove ciascuno può trasformarsi in un media. Una "rivoluzione" per cui dal quotidiano o telegiornale, la nostra società sta invece transitando al modello di quella che viene chiamata la nebulosa informativa, l’opposto esatto della logica della concentrazione e omologante dei media classici. Nella nebulosa l’imponente varietà delle fonti fa si che ognuno possa operare, nel confronto tra informatori diversi, le scelte che finiranno per disegnare il proprio personale schema di informazione. Ognuno può addirittura contribuire all’arricchimento del bacino comunicativo, implementandolo.

“Per sopravvivere nel mondo globalizzato di oggi è diventato necessario per tutti imparare nuove forme di alfabetizzazione e sviluppare l’abilità di localizzare, valutare e usare l’informazione efficacemente e in molteplici modi” - dichiara UNESCO nella “Literacy for All: the vision, UNESCO Education” del 2003, aprendo la Literacy Decade (2003-2012) . Un individuo deve saper riconoscere il proprio bisogno informativo e avere la capacità di localizzare, valutare e utilizzare efficacemente l’informazione di cui ha bisogno le forme dell’informazione si moltiplicano su carta, online, nei siti web, media tradizionali, ma il problema rimane: imparare a conoscere l’informazione e le sue caratteristiche la sfida è superare l'information divide, divario informativo, oltre al più noto digital divide.

Esistono molte iniziative che tentano di sopperire alla mancanza di tecnologie della comunicazione e permetterne l'accesso a chi ne è rimasto tagliato fuori. OneWorld South Asia ha elaborato un portale per passare dal “digital divide”alle”digital opportunities”. Grazie a ciò OneWorld Asia coordinerà il Global Knowledge Partnership per la conoscenza globale in Asia.

Una nuova iniziativa per garantire l'accesso alla conoscenza è Connect to Learn che unisce note personalità come l'economista Jeffrey D. Sachs e istituzioni come Millenium Promise Alliance, organizzazione che combatte la povertà estrema, la multinanzionale delle telecomunicazioni Ericson, nell'ambizioso progetto di permettere che tutti i bambini e le bambine del mondo possano poter studiare almeno fino alla scuola superiore, collegandoli da un capo all’altro del mondo attraverso una banda larga senza fili. Così anche le scuole situate nei posti più remoti potranno connettersi a internet e alle altre scuole usando un pannello solare, computer a basso costo e accessi wireless, rendendo loro accessibili le informazioni globali e lo scambio di risorse didattiche, avere accesso allo stesso patrimonio globale di informazioni di qualsiasi altro posto del mondo, offrendo una straordinaria occasione di progresso.

Per sensibilizzare l'opinione pubblica mondiale su questi temi le Nazioni Unite celebrano l' 8 settembre la “Giornata mondiale dell'alfabetizzazione”. L’Unesco, inoltre, per rispondere alla crescente domanda di studio lancerà un network per la conoscenza e l’innovazione al fine di condividere a livello internazionale le “migliori pratiche”in campo educativo, in linea con gli Obiettivi del Millennio fissati dalle Nazioni Unite per il 2015.

Un'altra iniziativa degna di nota è quella della fondazione non profit Lettera 27 la cui missione è sostenere il diritto all'alfabetizzazione, all'istruzione e, più in generale, favorire l'accesso alla conoscenza e all'informazione, in ogni parte del mondo e particolarmente nelle aree più svantaggiate. Oggi attraverso internet la conoscenza e l'informazione è potenzialmente disponibile a tutti.

Ma proprio nel momento della sua apparente maggiore accessibilità, il sapere è soggetto a norme sempre più restrittive sulla proprietà intellettuale, che ne limitano l'accesso alle risorse, mettono a rischio il carattere di bene comune della conoscenza. L'economista Elinor Ostrom, premio Nobel 2009, ribadisce che il sapere deve essere una risorsa condivisa, il propellente stesso per una società civile. Realizzare questo obiettivo democratico è possibile, ma è necessario ripensare il copyright, le norme sui diritti d'autore, così come il ruolo delle biblioteche, delle istituzioni formative e informative. In modo da garantire a tutti l'accesso alla conoscenza e una sua maggiore e più democratica diffusione globale. Le iniziative di Creative Commons e dei vari Open Content, con accesso libero ai contenuti, possono essere considerati un contributo in questa direzione.

Bibliografia

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Noam Chomsky, Edward S.Herman, La fabbrica del consenso. Ovvero la politica dei mass media, Il Saggiatore, 2008

Nicolas Negroponte, Essere digitali, Sperling & Kupfer, 1995

Sergio Lepri, Professione giornalista, Etas, 2005

Pierre Lévy, Cyberdemocrazia. Saggio di filosofia politica, Mimesis, 2008

C.Hess, E.Ostrom, P. Ferri a cura di, La conoscenza come bene comune. Dalla teoria alla pratica, Bruno Mondadori editore, 2009

(Scheda realizzata con il contributo di Gabriella Corona)

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