Grazie 2014! Nuovi impegni ci aspettano nel 2015 per la pace e il disarmo

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Non è facile ringraziare il 2014 perché sotto molti aspetti è stato un anno quanto mai difficile per il nostro paese, soprattutto per le persone più povere ed emarginate. E' stato però un anno importante per il popolo della pace. Nell’anno in cui da molte parti si è celebrato (non senza enfasi patriottarde) l’anniversario della Prima Guerra Mondiale, i costruttori di pace si sono infatti di nuovo alzati in piedi per ricordare col grande raduno di “Arena di pace e disarmo” del 25 aprile che “La resistenza oggi si chiama nonviolenza, la liberazione oggi si chiama disarmo”. Si sono riuniti nelle piazze delle città italiane per chiedere di mettere fine all’ennesimo conflitto nella Striscia di Gaza (ed al nostro governo di sospendere l’invio di aerei addestratori a Israele). Hanno manifestato a Firenze con “Un passo di pace” chiedendo di fermare le guerre e di ridare il primato del governo globale del pianeta e delle relazioni tra Stati alla politica multilaterale. Hanno avuto il coraggio di “rimettersi in marcia”, in centomila nonostante la crisi economica e sociale, con la Marcia Perugia- Assisi per ricordare che “la pace è un diritto fondamentale”. E si stanno organizzando anche in queste ultime ore del 2014 per salutare il nuovo anno insieme con un cammino di pace a Vicenza, Rimini, Trieste, Firenze, Brescia, Lucca, Aviano e in molte altre città italiane.

Ma soprattutto nel 2014 i costruttori di pace hanno messo a punto e lanciato “Un’altra difesa è possibile”, la campagna di raccolta firme per la proposta di legge di iniziativa popolare per l’istituzione e il finanziamento del Dipartimento per la difesa civile, non armata e nonviolenta. E’ questo il principale impegno per il 2015, per il quale sono già stati promossi diversi comitati regionali e provinciali, che deve essere raggiunto entro il 2 giugno con la partecipazione di tutti coloro che davvero amano la pace e la nostra Costituzione. Anche altri impegni ci aspettano: a partire da quelli che verranno proposti dalla campagna “Taglia le ali alle armi” per dire no all’acquisto dei cacciabombardieri F-35, a quelli per porre fine alle servitù militari e al Muos, a quelli per il controllo del commercio di armamenti. Proprio in quest’ambito il 2014 ha portato una notizia importantissima: il 24 dicembre è entrato in vigore all’Onu il Trattato sul commercio di armi. Un Trattato ottenuto grazie all’impegno di moltissime associazioni della società civile che dal 2003 hanno lanciato la campagna “Control Arms” promossa in Italia soprattutto dalla Rete per il Disarmo che ha saputo stimolarne la ratifica in Parlamento in tempi molto brevi.

Ma proprio nel settore del controllo del commercio di armi la politica e i suoi rappresentanti parlamentari sono oggi più che mai latenti: da sei anni, infatti, le nostre Camere non stanno esaminando le Relazioni governative sulle esportazioni di sistemi militari italiani, venendo meno al fondamentale compito di controllo dell’attività dell'esecutivo in una materia che ha rilevanti implicazioni sulla politica estera e di difesa del nostro paese. Nel frattempo l’Italia ha continuato ad esportare armi in zone di forte tensione e di conflitto, a regimi autoritari e dispotici, a governi i cui apparati di polizia e forze dell’ordine sono tristemente noti per le reiterate violazioni dei diritti umani. E’ tempo che anche lo stesso movimento della pace rimetta al centro della propria agenda l’impegno per il disarmo e per il controllo degli armamenti: le guerre, che tutti deplorano, si combattono con armi di cui il nostro paese è uno dei principali esportatori mondiali, a cominciare dalle “armi leggere”, che sono sempre più le vere armi di distruzione di massa. Per questo, volgendo un ultimo sguardo all’anno appena concluso, richiamiamo dodici articoli che ripercorrono l’impegno di informazione di Unimondo per il disarmo e il controllo del commercio di armamenti (e svelano gli affari delle industrie italiane in questo settore). Buona lettura e… Buon anno a tutti i nostri amici lettori!

 La Relazione sulle esportazioni di sistemi militari dell'Unione europea pubblicata ieri certifica che gli affari delle industrie militari europee sono quanto mai floridi. Nel 2012 hanno infatti sfiorato i 40 miliardi di euro le autorizzazioni all’esportazione di armamenti rilasciate dai paesi dell’UE: un incremento del 6,2% rispetto al 2011. Le industrie di armamenti, col supporto dei rispettivi governi, hanno trovato acquirenti soprattutto in una delle aree di maggior tensione del pianeta: il Medio Oriente. Verso i paesi mediorientali sono state infatti autorizzate esportazioni per oltre 9,7 miliardi di euro: una cifra record che rappresenta quasi un quarto dell’ammontare delle autorizzazioni. (22 gennaio) 

 Altro grosso guaio in India per l’Italia. Tutte le aziende del colosso italiano dell’industria militare Finmeccanica sono state escluse da Defexpo 2014, la mostra militare biennale promossa dal governo dell’India che si tenuta nei giorni scorsi a New Delhi (6-9 febbraio). La decisione è stata assunta dal Ministero della Difesa indiano in base al regolamento dell’evento: le aziende che hanno avuto condanne negli ultimi cinque anni o che sono sotto indagine da parte del Central Bureau of Investigation (CBI) indiano per presunti casi di corruzione non possono esporre al salone militare. Una figuraccia che i vertici di Finmeccanica ci potevano risparmiare. (10 febbraio) 

 Secondo la nostra Costituzione nessuno ha “diritto di veto”, ma sicuramente il Parlamento ha il “dovere di voto”. Lo afferma con chiarezza un comunicato della Rete italiana per il disarmo in vista del Consiglio Supremo di Difesa convocato dal Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, per domani mercoledì 19 marzo. La Rete italiana per il Disarmo ricorda come “il luogo deputato e naturale a definire qualità ed entità della spesa per armamenti italiana, oltre che un Modello di difesa del nostro paese sia il Parlamento”. (18 marzo) 

 Esportazioni di armi bresciane sostanzialmente stabili nel 2013, ma in forte aumento verso le zone di maggior tensione del mondo come il Medio Oriente e l’Africa. Lo ha reso noto OPAL, l’Osservatorio Permanente sulle Armi Leggere di Brescia che sabato scorso ha presentato in anteprima nazionale i dati sulle esportazioni di armi dalla Provincia di Brescia. Nonostante le reiterate rimostranze delle aziende bresciane, le esportazioni di armi non sono affatto in crisi e anzi trovano nuovi acquirenti nelle zone di maggior tensione interna e di conflitto. (24 marzo)  

 “In piedi, costruttori di pace” aveva gridato nell’Arena del 1989, il vescovo di Molfetta, Tonino Bello. E’ stato questo il leitmotiv delle Arene di Pace , promosse negli anni ottanta e novanta dai Beati i Costruttori di Pace. Le Arene sono state il luogo dove si è ritrovato il Popolo della Pace, in un mondo sul precipizio della guerra nucleare, nello scontro tra Est e Ovest, per gridare invece la propria voglia di un mondo di pace. Ma nonostante il crollo del muro di Berlino, la situazione non è migliorata, anzi è di molto peggiorata. (25 aprile) 

 Secondo il SIPRI, l’autorevole istituto di ricerca di Stoccolma, gli Stati Uniti sono in assoluto il maggior esportatore di armamenti verso i Paesi mediorientali: nell’ultimo decennio ne hanno inviati per quasi 25 miliardi. Segue la Russia, ma con cifre quanto mai lontane (circa 5,5 miliardi di dollari) e poi una serie di Paesi dell’Unione europea: Francia (più di 5 miliardi), Germania (3,3 miliardi), Regno Unito (3,1 miliardi) e Italia (più di 1 miliardo). In altre parole i paesi dell’UE sono secondi solo agli Usa per esportazioni di armi in Medio Oriente (10 giugno)

 Nel bel mezzo dei raid aerei israeliani nella Striscia di Gaza, il governo Renzi ha deciso di dare il via libera all’invio dei primi due aerei M-346 a Israele: la titolare della Farnesina, ministro Federica Mogherini, ha condannato “tutti gli attacchi sulle aree civili” aggiungendo che “devono essere fermati subito”. Ma l’Italia non è un “arbitro imparziale”: nel 2005 ha infatti ratificato un “Accordo generale di cooperazione tra Italia e Israele nel settore militare e della difesa” e nel 2012 ha stretto un accordo per la fornitura ad Israele di 30 velivoli militari M-346. (10 luglio)

 Nessun crollo nel 2013 nelle esportazioni di sistemi militari italiani: sono stati infatti spediti nel mondo armamenti per oltre 2,7 miliardi di euro, cioè solo poco meno della cifra-record ventennale realizzata nel 2012. Primeggiano i paesi del Medio Oriente verso i quali sono state autorizzate esportazioni per oltre 709 milioni di euro ed effettuate consegne per oltre 888 milioni di euro. Un dato quanto mai preoccupante considerata la costante tensione nella zona. Lo si apprende dalla Relazione governativa inviata nei giorni scorsi alle Camere che Unimondo presenta in anteprima. (4 agosto)

 La responsabilità di proteggere le popolazioni minacciate del Nord dell’Iraq non si esercita fornendo armi alle forze armate curde o irachene, ma semmai inviando una forza di interposizione militare a difesa delle popolazioni e creando le condizioni per interventi di pace. Rete Italiana per il Disarmo chiede pertanto al Governo di promuovere iniziative efficaci affinché il nostro paese eserciti, in accordo con gli organismi internazionali, il suo dovere alla responsabilità di proteggere e al Parlamento di svolgere un ruolo propositivo e di controllo delle iniziative dell’esecutivo in particolar modo sull’invio di armi e sistemi militari nella regione. (19 agosto)

La Rete Italiana per il Disarmo ha inviato ieri una lettera alle competenti commissioni di Camera e Senato e all’intergruppo “Parlamentari per la Pace” per chiedere alle Commissioni di mettere in calendario l’esame della Relazione sulle esportazioni di armi e sistemi militari italiani. Un esame che – nonostante le reiterate richieste della Rete Disarmo – le Commissioni non hanno adempiuto per l’intera legislatura trascorsa venendo meno al compito di controllo dell’attività dell’Esecutivo in una materia che ha inevitabili implicazioni sulla politica estera e di difesa del nostro Paese. (30 ottobre) 

 L’Italia è il maggior esportatore mondiale di “armi comuni”. I dati forniti dalle Nazioni Unite attraverso il database del commercio internazionale Comtrade mostrano che l’Italia è il primo esportatore mondiale sia di “non military arms” sia di “armi comuni”. Nell’intero ultimo decennio (2003-2012) e anche nel più recente quinquennio (2008-2012) le esportazioni mondiali italiane di armi di entrambe queste categorie superano infatti quelle della Germania e degli Stati Uniti e ricoprono quasi un quinto (il 19,5%) di tutto il commercio internazionale di queste armi. (12 novembre)

 Il “Trattato sul commercio di armi” (Arms Trade Treaty - ATT) è entrato in vigore ieri alle Nazioni Unite. Il Segretario generale dell’Onu, Ban Ki-moon, lo ha definito un “nuovo capitolo” degli sforzi internazionali per portare “responsabilità, controllo e trasparenza nel commercio globale degli armamenti”. Sebbene l’Italia sia stata tra le prime nazioni a ratificarlo la Farnesina non l’ha degnato nemmeno di tweet. Una conquista della campagna “Control Arms” fortemente avversata dalle varie lobby armiere. Rete Disarmo, che ne è stata tra i principali promotori in Italia, con un comunicato ne evidenzia il valore e i limiti. (25 dicembre

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