Acli. Chiudere la forbice

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Foto: Arezzotv.net

Le molte diapositive mostrate alla 3 giorni del 48° Incontro di sudi de le Acli fotografano una situazione in cui i ricchi sono sempre più ricchi e i potenziali poveri in lotta tra loro per rimanere attaccati alla scialuppa della classe media. Chi molla la presa va ad aumentare il mare dei 6 milioni di poveri oggi presenti in Italia. Soprattutto al sud, tra giovani e donne. Compresi i nostri vicini della porta accanto che sono spesso in giacca e cravatta, con enorme dignità, ma incapaci di mettere assieme pranzo e cena.

Solo nei mitici anni '80, tra il 1977 e il 1991, i poveri hanno visto un sensibile miglioramento delle loro condizioni di vita perchè la crescita fu redistributiva. La crescita felice, ove un manager costava 4 volte un impiegato e non 500.

Negli ultimi 10 anni, se sommiamo aumento della povertà e calo della crescita, l’indice della disuguaglianza è cresciuto di oltre 6 %. L’economista Giovanni Vecchi: “Gli italiani non hanno neppure una linea ufficiale della povertà”. Quindi, da quando il Regno è nato – 1861 – il paese non ha mai saputo dotarsi di uno strumento per misurarla questa benedetta / maledetta povertà. Oggi, sul fronte della disuguaglianza, siamo tornati ai livelli del dopoguerra.

Viene proiettata nel teatro Petrarca di Arezzo, ove Benigni ha girato “La vita è bella”, la frase di Warren Buffet (terza persona più ricca al mondo): “Negli ultimi 20 anni c'è stato il conflitto di classe, e la mia classe ha vinto!”. Il problema è che non ha nemmeno combattuto. E' stato il mondo intermedio della rappresentanza sociale a saltare in aria: associazioni, sindacati, partiti, quadri intermedi. Abbiamo assistito al “tutti contro tutti”, soprattutto nella recente era dell'antipolitica, lasciando praterie al turbocapitalismo.

Certo; v'è stato un clima culturale affatto propizio che ebbe inizio proprio con Margaret Thatcher, incredibilmente citata dalla Ministra Boschi, che teorizzò che “il problema dello Stato è lo Stato”. Ane è seguito il “libera tutti” in Europa fatto di progetti personali e non collettivi. Il comunitarismo s'è volatizzato e così la forbice, pian piano, s'è allargata con pochi che detengono molto e molti poco. 

“La diseguaglianza è all'origine di tutti i mali sociali” ebbe a dire papa Francesco alle Acli. Gli fa eco in sala Francesco Petrelli di Oxfam Italia: “L’ingiustizia sociale toglie il respiro alla pace” dimostrando che laddove v'è divario v'è violenza.

Sono diversi i nomi con cui chiamiamo la disuguaglianza: disoccupazione e working poor; rinuncia allo studio e blocco della mobilità sociale; le carenze infrastrutturali del mezzogiorno; assenza di ricambio generazionale; povertà delle famiglie e vulnerabilità del ceto popolare; crisi finanziaria e riorganizzazioni aziendali; erosione dei diritti di cittadinanza e degli spazi di democrazia. Neet e sfiducia.

Purtroppo la potenza di fuoco di chi ha di più è imparagonabile con le nostre reti di ong. Presso le Istituzioni europee, solo a titolo di esempio, la lobby finanziaria ha 1.700 addetti per un fatturato di 120 milioni euro/anno. Un rapporto 60 a 1 se paragonato al budget a disposizione di ong, società civile e sindacati. Sotto questa pressione costante sarà mai possibile per il Parlamento Europeo immaginare politiche coerenti per far fronte agli esodi dell'oggi ed ai problemi di domani? Davanti a questa impotenza aumenta il gioco alle slot machine ed i tatuati per gridare al mondo la propria esistenza e la propria rabbia. 

Come sortirne?

1)     Stando assieme. I generatori d'ingiustizia sono forze centrifughe che emarginano ed escludono socialmente giovani, immigrati, donne, famiglie e lavoratori meno tutelati. D'altra parte quando rincorriamo i nostri interessi per garantirci la sopravvivenza o per conservare qualche privilegio, quando escludiamo a priori il diverso, quando adoriamo il denaro, quando non ci sentiamo più responsabili dell’altro, allora viene meno il nostro patto civico e avvertiamo la paura di essere non-popolo.

2)     Educando in strada. Vivere la democrazia aprendo occhi, orecchie e bocca. Non possiamo rinunciare ad animare la democrazia dal basso. Se vogliamo diventare popolo dobbiamo lasciarci catturare dal gusto del civile. E' necessario essere “sentinelle sul territorio” avanzando istanze centrali per il benessere comune. Non possiamo essere complici di un appiattimento collettivo che tende a generare continue insicurezze mentre descrive la chiusura a riccio nei piccoli egoismi, le tragedie di famiglie distrutte, le accuse verso l’altro generalizzato che siano istituzioni italiane o il vicino di quartiere, che sia l’Unione Europea o il cittadino migrante. Così si alimentano linguaggi e atteggiamenti violenti che sfociano nel razzismo e nella xenofobia. Insomma; dobbiamo dire la nostra soprattutto al bar.

3)     Economia civile. Fatta di finanza etica, commercio equo, gas (gruppi di acquisto solidale), acquisti a km 0, distretti solidali. Una capacità di discernere il prodotto che riesce a chiudere la forbice e che non la apra ulteriormente.

Un'economia accompagnata da campagne concrete: 0,05, Stop TTIP, Sulla fame non si specula, una campagna sul debito che certamente Papa Francesco lancerà in vista del Giubileo. Anche le Acli, a proprio modo, mettono in moto una campagna: Nessuno escluso! L'azione nasce dalla preoccupazione e dalla cura verso il nostro prossimo, parte dall’inclusione dell’altro attraverso gesti di condivisione concreti, prossimi e quotidiani che “mettono insieme”, perché possano essere attrattivi e perché, nonostante le molte diapositive mostrate, si generi speranza. In poche parole....si chiuda la forbice.

4)     Buona politica. Gigi & Andrea non sono solo due comici ma due ex presidenti de le Acli. Due politici con responsabilità di governo. Le Acli non devono temere la politica portando acqua all'antipolitica ma devono rimboccarsi le maniche per una nuova classe dirigente. Per stare al mondo bisogna assumersi responsabilità. 

Fabio Pipinato

Sono un fisioterapista laureato in scienze politiche. Ho cooperato in Rwanda e Kenya. Rientrato ho curato la segreteria organizzativa dell'Unip di Rovereto. Come primo direttore di Unimondo ho seguito la comunicazione della campagna Sdebitarsi e coniato il marchio “World Social Forum”. Già presidente di Mandacarù sono oggi presidente di Ipsia del trentino (Istituto Pace Sviluppo Innovazione Acli) e CTA Trentino (Centro Turistico Acli) e nel direttivo di ATAS. Curo relazioni e piante. 

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