Crisi finanziaria: 550 ong chiedono un 'Summit globale'

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Circa 550 organizzazioni di 88 Paesi hanno sottoscritto una dichiarazione internazionale in cui si chiede una reale risposta globale all'attuale crisi finanziaria e la stesura di una serie di linee guida vincolanti per affrontarla. La dichiarazione è stata resa pubblica nei girni scorsi in vista del meeting che gli Stati Uniti terranno a Washington insieme agli altri Paesi del G8 e del G20. Nel documento della società civile internazionale si chiede che qualsiasi summit internazionale che si occupi dell'attuale crisi debba seguire i seguenti principi:

╀ Coinvolgere tutti i governi del mondo;
╀ Ascoltare le istanze delle organizzazioni della società civile e dei movimenti sociali;
╀ Stabilire delle scadenze temporali per tenere delle consultazioni regionali con le realtà più colpite dalla crisi;
╀ Adoperarsi per affrontare tutte le questioni sul tavolo;
╀ Essere trasparenti, rendendo pubbliche tutte le bozze dei documenti su cui si discuterà nei vari incontri così da facilitare un dibattito sui loro contenuti.

"Ormai non c'è dubbio che le politiche perseguite negli ultimi 30 anni dai governi del Nord del mondo, dalla Banca mondiale e dal Fondo monetario internazionale siano state un fallimento totale, come ha di recente ribadito anche il nostro Presidente del Consiglio" - ha dichiarato Antonio Tricarico, coordinatore della CRBM. "Qualsiasi tentativo da parte dei Paesi più ricchi di affrontare la crisi senza consultazioni pubbliche e il coinvolgimento degli altri governi del pianeta tramite un processo inclusivo non farà altro che mettere ancora più a rischio la fiducia dei cittadini nelle istituzioni globali" - ha concluso Tricarico.

DICHIARAZIONE SULLA PROPOSTA DI UN "SUMMIT GLOBALE" PER LA RIFORMA DEL SISTEMA FINANZIARIO INTERNAZIONALE

Contesto di riferimento
Gli ultimi mesi hanno visto una delle crisi finanziarie più profonde della storia dell'Europa e del Nord America. La risposta è stata di portata altrettanto storica. Per salvarsi dalle recessioni regionali e globali e per restituire stabilità e fiducia ai mercati, i governi del Nord stanno perseguendo un programma massiccio e senza precedenti di interventi governativi, nazionalizzazione di banche, iniezione di enormi sussidi nelle istituzioni in difficoltà e ri-regolazione di settori finanziari. Questa risposta è in aperto contrasto con le austere politiche neoliberiste imposte ai Paesi del Sud dalla Banca mondiale, dal Fondo Monetario Internazionale e dai Paesi del Nord negli ultimi 30 anni. I governi sono stati spinti a liberalizzare le loro barriere commerciali, a deregolamentare i loro mercati finanziari e del lavoro, a privatizzare le industrie nazionali, ad abolire i sussidi, e a ridurre le spese economiche e sociali. Lo stato ha visto il proprio ruolo fortemente ridursi. Questo doppio standard non è solo inaccettabile, ma segnala anche la sconfitta del fondamentalismo del libero mercato. Il sistema finanziario internazionale, la sua architettura e le sue istituzioni sono state totalmente superate dalla dimensione dell'attuale crisi finanziaria ed economica. Di conseguenza, il sistema finanziario, la sua architettura e le sue istituzioni devono essere completamente ripensati.

Una risposta davvero globale ad una crisi globale
Nelle ultime settimane, i leader di tutto il mondo hanno riconosciuto le mancanze del sistema esistente e la necessità di introdurre un'ampia serie di proposte per riformare il sistema finanziario globale e le sue istituzioni. I paesi dei G20 si riuniranno a Washington DC il 15 novembre per iniziare le discussioni. E' ovviamente necessario accordarsi su misure urgenti per contrastare la crisi, e vogliamo evidenziare che la priorità deve essere data alle risposte agli impatti di questa crisi sui dipendenti e i lavoratori, sulle famiglie a basso reddito, sui pensionati e sugli altri settori estremamente vulnerabili. Nello stesso momento, siamo estremamente preoccupati che gli incontri annunciati possano essere condotti in maniera affrettata e non inclusiva, e, come risultato, che non considerino l'insieme dei cambiamenti necessari, né distribuiscano in maniera equa il peso di questi cambiamenti.

Anche se la crisi ha avuto origine nei Paesi del Nord, gli impatti saranno probabilmente maggiori in quelli del Sud. E' quindi cruciale che tutte le nazioni abbiano voce in capitolo nel processo di cambiamento dell'architettura finanziaria internazionale. Nessuna soluzione equa e sostenibile per trasformare l'attuale sistema potrà nascere da una conferenza che sia preparata in poco tempo e che esclude moltissimi Paesi e la società civile. Questi sforzi, al contrario, porteranno probabilmente a minare ulteriormente la fiducia del pubblico e ad allontanare ancora di più dei Paesi che stanno già oggi optando per soluzioni regionali più che per un sistema finanziario internazionale più forte, coerente e giusto.

Le nostre richieste
E' tempo di un ripensamento di fondo Come organizzazioni della società civile firmatarie di questo appello, sosteniamo la trasformazione radicale e di lunga portata del sistema finanziario ed economico internazionale. Per raggiungere questo scopo, sosteniamo la proposta di una conferenza internazionale di altissimo livello, convocata dall'Onu, per rivedere l'architettura finanziaria e monetaria, la sua governance e le sue istituzioni, ma solo se questo incontro segue un processo che:

╀ è inclusivo e favorisce la partecipazione di tutti i governi del pianeta;
╀ include rappresentanti della società civile, dei gruppi di cittadini, dei movimenti sociali e degli altri stakeholder;
╀ prevede un processo e delle tappe di avvicinamento chiari per le consultazioni regionali, e in particolare con chi è più colpito dall'attuale crisi;
╀ è inclusivo nei propri scopi, e prende in considerazione l'insieme delle questioni e delle istituzioni;
╀ è trasparente, con proposte e bozze di documenti resi pubblici in anticipo e discussi ben prima dell'incontro stesso.
Si dovrebbe utilizzare appieno la nuova task force dell'Onu sul sistema finanziario globale, il prossimo incontro sulla Finanza per lo Sviluppo dell'Onu e le altre istanze e appuntamenti dell'Onu per iniziare a preparare tale incontro. Non ci sono soluzioni immediate nella transizione dall'attuale sistema - che ha prodotto instabilità e disuguaglianze - verso un sistema giusto, sostenibile e responsabile, che porti benefici all'insieme della popolazione mondiale.

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