Iraq: Tareq Aziz condannato a morte

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Tareq Aziz - Foto: Democraticunderground

L'ex vice presidente iracheno Tareq Aziz è stato condannato a morte. L'Alta corte penale di Baghdad ha previsto che la pena capitale sarà eseguita mediante impiccaggione. Aziz è stato condannato nell'ambito del processo relativo alla chiusura dei partiti religiosi in Iraq.

Insieme all'esponente cattolico sono stati condannati a morte anche l'ex ministro dell'Interno, Saadun Shaker, e l'ex segretario personale di Saddam Hussein, Abdel Hamid Hamud. La sentenza arriva da uno dei sette processi nei quali è imputato Tareq Aziz e riguarda la campagna avviata negli anni Ottanta contro i partiti politici sciiti filo-iraniani, che ha visto in quegli anni eseguire una serie di arresti e di condanne a morte nei confronti dei principali esponenti sciiti.

Lo scorso gennaio Aziz, già condannato a marzo 2009 a 15 anni per crimini contro l'umanità per il suo ruolo nell'esecuzione di 42 commercianti e uomini d'affari a Baghdad nel 1992 e nell'agosto 2009 a sette anni per il suo ruolo nella deportazione dei curdi, venne colpito da un infarto in carcere. L'Alto rappresentante della politica estera della Ue, Catherine Ashton, chiederà all'Iraq di bloccare l'esecuzione di Tareq Aziz, ha riferito un portavoce, il quale ha ricordato che la posizione dell'Unione europea sulla pena di morte "è ben nota: non è accettabile".

Il direttore di Unimondo ha avuto modo di conoscere Terek Aziz nella fine del 1991 presso il Palazzo di Vetro di New York. Persona mite, cristiana e, all’apparenza, nonviolenta. Tutt’altro dal suo superiore Saddam Hussein. Ma attenzione. Come abbiamo più volte riportato riferendoci non a sensazioni ma all’Iraq Body Count, all’indomani dell’impiccagione di Saddam Hussein, v’è stato il triste apice del conflitto in Iraq. L’esecuzione fu un errore imperdonabile che ha scatenato una violenza senza precedenti.

Dello stesso parere la Comunità di Sant'Egidio che giudica ''la pena di morte contro Tarek Aziz una punizione postuma. L'Iraq in tal modo dimostra di essere un Paese che non trova pace e rischia di allontanarsi dal sentire della gran parte degli Stati del mondo, tuttavia si può sperare in un atto di clemenza del governo iracheno all'interno del quale si trovano diverse personalità contrarie alla pena capitale'', dice il portavoce della Comunità Mario Marazziti. L'Iraq, sottolinea, ''è un Paese che così facendo non riesce a creare momenti di riconciliazione, è poi grave che questa condanna arrivi nel momento in cui il Paese deve cominciare a costruire il ritorno alla vita normale dopo la guerra''. Con un gesto di clemenza, sottolinea Marazziti, verrà anche rispettata l'autonomia della magistratura e allo stesso tempo ''si compirà un forte gesto di riconciliazione''.

Il Presidente della Lombardia Formigoni afferma: ''Per la cultura occidentale la vita dell'uomo è sacra, la vita di ogni uomo e quindi nessuna condanna a morte è giustificabile. In particolare non è accettabile la condanna a morte di Tarek Aziz, che non si è mai macchiato di nessun delitto e che, come è riconosciuto da tutti, è stato l'elemento moderatore del sistema iracheno. Io credo - prosegue Formigoni - che ci debba essere una mobilitazione internazionale di tutti i Paesi e soprattutto di quelli della coalizione che ha aiutato l'Iraq a liberarsi della dittatura di Saddam Hussein. Si chieda il rispetto dei valori della cultura occidentale per cui la vita umana e' sacra. La vita di Tarek Aziz deve e può essere risparmiata sulla base di questa grande mobilitazione che deve partire immediatamente''.

La difesa dell'ex vice premier iracheno Tareq Aziz, oggi condannato a morte dall'Alta corte di Baghdad, intende rivolgersi anche al Vaticano perchè fermi l'esecuzione e presenterà ricorso al tribunale perché annulli la sentenza odierna. Il figlio, Ziad, dell’ex primo ministro iracheno invece attacca: è una prova delle rivelazioni del sito Wikileaks sulle atrocità commesse durante la guerra in Iraq. [F.P.]

 

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