Chiama l'Africa: mobilitazione per la pace nella R. D. Congo

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Bambini in un campo profughi

Un folto gruppo di associazioni che partecipa al dramma in corso nella Repubblica Democratica del Congo ha iniziato ieri a Romauna una 'Settimana di mobilitazione per la pace', per un'azione di conoscenza, di dialogo, di informazione e di pressione politica verso le istituzioni su questa tragedia che rischia, ancora una volta di tornare nell'ombra. "L'incalzare di tanti eventi drammatici di questi giorni, rischia di far dimenticare la tragedia umana e politica che si sta consumando nella Repubblica Democratica del Congo e, in particolare nella Provinca del Nord Kivu" - scrivono le associazioni promotrici dell'iniziativa tra cui Agesci, Amnesty International, Beati i costruttori di pace, Chiama l'Africa, Cipsi, Conferenza degli Istituti Missionari Italiani, Fim Cisl, Tavola della Pace e altre 600 associazioni unite ai fratelli congolesi di Roma.

"L'incalzare di tanti eventi drammatici di questi giorni, rischia di far dimenticare la tragedia umana e politica che si sta consumando nella Repubblica Democratica del Congo e, in particolare nella Provinca del Nord Kivu" - scrivono in una lettera inviata ai parlamentari italiani. "Tutta la comunità internazionale riconosce che si tratta di una nuova catastrofe umanitaria a cui occorre rispondere urgentemente. Ma l'azione umanitaria non è sufficiente, se non si trova la via per rimuovere le cause politiche di questo ennesimo conflitto, che fino ad ora - da 1996 ad oggi - ha fatto oltre quattro milioni di vittime". "A subire questa tragedia resta la popolazione inerme, stremata da una lunghissima guerra che ha fatto oltre quattro milioni di vittime e delusa nelle proprie speranze più profonde dopo aver partecipato in massa e con entusiasmo al processo elettorale" - sottolineano le associazioni.

"I problemi e le sfide sul campo sono tanti: la costruzione di uno stato di diritto nella Repubblica Democratica del Congo, dopo una lunghissima guerra e la dittatura di trent'anni circa di Mobutu; la qualificazione dell'esercito della Repubblica Democratica del Congo, impreparato e corrotto, con i militari malpagati o non pagati, i quali trovano il loro mantenimento vessando la popolazione; la difficoltà di mettere insieme in un unico esercito gruppi armati che per anni si sono combattuti tra loro; la presenza nel territorio congolese di profughi hutu rwandesi e dei loro figli che si sono rifugiati in questo territorio dopo il 1994 e che non possono essere semplicemente definiti tutti come Interahamwe e responsabili del genocidio ruandese; l'entrata in campo di nuovi soggetti che vogliono partecipare allo sfruttamento delle ricchezze del territorio, primo fra tutti la Cina, con la quale il Governo congolese ha da poco stipulato un accordo; la probabile ingerenza di paesi confinanti, primo fra tutto il Ruanda, che alcuni affermano aspiri ad impadronirsi di questo territorio anche tenendo conto della sovrappopolazione che l'affligge" - continuano nella lettera ai parlamentari italiani.

"Noi sappiamo che, nonostante questi problemi irrisolti e la grande delusione dopo le elezioni, la gran parte della popolazione ha ancora la volontà di costruire una convivenza pacifica, uscendo definitivamente dalla guerra. Donne e uomini che si organizzano per resistere, per tentare di trovare non solo i mezzi per la sopravvivenza, ma anche e soprattutto strade di riconciliazione e di pace. E' su queste persone, crediamo, che si deve contare per iniziare un'inversione di marcia che ponga le basi di una pace stabile" - affermano le associazioni che da anni, con diverse iniziative, ha voluto partecipare al dramma di questo popolo.

"Molti di noi - soprattutto missionari sia religiosi che laici - hanno vissuto e vivono in questa regione del mondo. Altri in questi anni hanno seguito con modalità diverse: iniziative di pace, partecipazione come osservatori all'evento delle elezioni, rapporti di cooperazione con gruppi organizzati della società civile, ecc. alle vicende di questo paese. Insieme con noi ci sono i fratelli congolesi residenti in Italia e soprattutto a Roma e che stanno seguendo con apprensione le vicende di questo nuovo conflitto. Un conflitto che, come affermano i vescovi congolesi, è 'un paravento che che nasconde lo sfruttamento indiscriminato delle risorse'.

Le associazioni invitano tutti a trovarsi insieme dal 2 al 7 dicembre presso la chiesa dei congolesi, in Piazza Pasquino a Roma, per un'azione di conoscenza, di dialogo, di informazione e di pressione politica verso le istituzioni su questa tragedia che rischia, ancora una volta di tornare nell'ombra. "La chiesa dei congolesi resterà aperta ogni giorno dalle ore 9 alle ore 20. Durante questo tempo sono previste i conferenze per capire meglio il contesto e le cause di questa guerra, proiezioni di filmati, racconti e testimonianze, dibattiti, momenti di preghiera ecumenica secondo un programmai che sarà esposto ogni giorno alla porta della chiesa.Un gruppo dei partecipanti attuerà anche un digiuno di condivisione e di dialogo per rendere più credibile e più sentita la nostra azione". In particolare l'invito ai parlamentari e alle associazioni è per domani giovedì 4 dicembre alle ore 13 presso la chiesa dei Congolesi a Roma.

Già nelle scorse settimane, di fronte alla tragedia della R.D. Congo che si sta consumando nel silenzio dei mass-media diverse associazioni avevano inviato un appello al governo italiano, che è membro del Consiglio di Sicurezza dell'Onu, "perché svolga un ruolo attivo in quella sede e in Europa affinché vengano rispettati i diritti delle persone, sviluppata la democrazia, fermata ogni aggressione armata e finalmente perseguita la pace" e - in seguito - lanciato attraverso il settimanale Vita una petizione online diretta alle massime istituzioni nazionali e europee affinchè la tragedia umanitaria della R. D. Congo: l'indifferenza significa collusione" sottolinea la petizione avvertendo che si avvicina "una nuova ecatombe". [GB]

Per informazioni : Eugenio Melandri: 347-5940107, p. Agostino Bita: 347- 7871750

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