Rete Disarmo: momento cruciale per la campagna contro i caccia F35-JSF

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Un'immagine del cacciabombardiere F35-JSF

La Campagna di mobilitazione contro l'acquisto italiano dei caccia F35-JSF, promossa da Rete Disarmo e Sbilanciamoci! e sostenuta dalle testate online indipendenti GrilloNEWS e Unimondo, chiama all'appello per una nuova pressione sul Governo italiano.

"Il Governo italiano - riporta un comunicato di Rete Disarmo - dopo aver chiesto ed ottenuto qualche mese fa un parere al Parlamento in poco tempo e senza praticamente dibattito, avrebbe dovuto procedere alla continuazione della produzione di 131 cacciabombardieri che potrebbero impegnare il nostro paese fino al 2026, con una spesa complessiva di programma di quasi 16 miliardi di euro (circa 14 solo per gli acquisti). Eppure il contratto non è stato ancora firmato, perché nello stesso Governo cominciati a manifestarsi diversi dubbi riguardo alla reale efficacia degli aerei e soprattutto sui costi e sui ritorni industriali e tecnologici da sempre favoleggiati ma mai confermati" - sottolinea Rete Disarmo.

"Proprio quanto da tempo la nostra campagna va dicendo - prosegue la nota di Rete Disarmo: in un momento di grave crisi economica - e una manovra finanziaria pesantissima per molte fasce della popolazione - in cui non si riescono a trovare risorse per gli ammortizzatori sociali per i disoccupati e vengono tagliati i finanziamenti pubblici alla scuola, all’università e alle politiche sociali questa scelta ci sembrerebbe davvero irresponsabile. E soprattutto senza alcun tipo di ritorno positivo".

Ultimamente - sottolinea la nota della Rete Disarmo - la questione sta uscendo dai soliti circuiti informativi: ne hanno parlato anche diversi commentatori nazionali (ad esempio Gramellini su la Stampa e Gianandrea Gaiani su il Sole 24 Ore che ha sottolineato come la politica di austerity varata dal segretario alla Difesa USA minaccia di penalizzare il programma Joint Strike Fighter, mentre in precedenza vi aveva dedicato un editoriale Famiglia Cristiana) e le ipotesi dei costo da parte di analisti non certo appartenenti al mondo del disarmo vanno addirittura al di là di quanto da noi stimato.

"Segni importanti - prosegue Rete Disarmo - che ci spingono a rinnovare la richiesta di firmare la petizione e a chiedere ancora una volta il sostegno della società civile e di tutti quei cittadini e cittadine che non si vogliono rassegnare a dover rinunciare ad investimenti sociali utili e necessari per continuare a finanziare delle macchine di guerra. Già a dicembre 2009 abbiamo presentato 25mila firme al Governo (che non ci ha ricevuto) per completare la prima fase di pressione, ma la mobilitazione prosegue ancora e chiede con forza il non acquisto dei caccia F35-JSF.

"Chiediamo - conclude Rete Disarmo - ancora una volta al Governo di non procedere alla prosecuzione del programma, destinando in alternativa una parte delle risorse già accantonate a programmi di riconversione civile dell’industria bellica e agli interventi delle politiche pubbliche di cooperazione internazionale. Con 16 miliardi di euro si possono fare molte altre cose in alternativa. Ad esempio si possono contemporaneamente edificare 3000 nuovi asili nido, costruire 8 milioni di pannelli solari, dare a tutti i collaboratori a progetto la stessa indennità di disoccupazione dei lavoratori dipendenti, allargare la cassa integrazione a tutte le piccole imprese. E risistemare i conti pubblici senza dover per forza tagliare la scuola, gli stipendi statali, le pensioni".

La prossima settimana verrà presentata una mozione parlamentare a sostegno della campagna, per far giungere con chiarezza anche nelle aule parlamentari la richiesta "Caccia al caccia! Diciamo NO agli F35".

 

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