2 giugno: Festa della Repubblica che ripudia la guerra

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Mentre il Ministero della Difesa arruola pure i bambini per pubblicizzare la parata militare ai Fori, le associazioni della campagna “Un’altra difesa è possibile” promuovono oggi vari eventi per celebrare, secondo lo spirito della Costituzione, la Festa della Repubblica “che ripudia la guerra”.

In particolare, a Verona si terrà oggi una conferenza stampa, in cui verrà presentata la conclusione della Campagna “Un’altra difesa è possibile” (lanciata all’Arena di Pace e Disarmo a Verona il 25 aprile 2014) che ha raccolto e consegnato alla Camera le 50mila firme necessarie per la Legge di iniziativa popolare sulla Difesa civile. “Il 2 giugno – evidenziano i promotori – è la Festa della Repubblica costituzionale, fondata sul lavoro (art. 1) e che ripudia la guerra (art. 11), per questo chiediamo l’abolizione della parata militare e il riconoscimento della difesa non armata e nonviolenta, attuata dai cittadini (art. 52)”.

Nel pomeriggio, invece, una rappresentanza dei giovani che stanno prestando sevizio all’interno delle organizzazioni di Servizio Civile nazionale sarà ricevuta alla Camera dei Deputati dalla Presidente della Camera, Laura Boldrini, insieme al Ministro del lavoro, Giuliano Poletti e dal Sottosegretario Luigi Bobba. “Per le nostre realtà – sottolineano le associazioni - il collegamento tra le due iniziative è forte e voluto perché fin dall'inizio il percorso di “Un'altra difesa è possibile” si è legato, anche in prospettiva, a quello del Servizio Civile nazionale che, ad oggi, è l'unica forma riconosciuta di difesa della Patria con modalità e mezzi non armati.

Per la prima volta il mondo del Servizio Civile riceve un’accoglienza istituzionale così importante nel giorno della Festa della Repubblica” - dichiara Enrico Maria Borrelli, presidente del Forum Nazionale Servizio Civile. “Segno di una crescente attenzione delle istituzioni verso questo istituto di difesa alternativa della Patria, che vede impegnati ogni anno decine di migliaia di giovani insieme ad organizzazioni del Terzo Settore e ad enti pubblici. Confidiamo che la sfida contenuta nella riforma accresca sempre più il ruolo del Servizio Civile nell’attuare politiche di difesa del Paese partecipate dai cittadini e soprattutto dai giovani” - conclude Borrelli.

Nelle scorse settimane, dopo una lunga attesa, il Sottosegretario con delega al servizio civile Luigi Bobba, ha annunciato che è arrivata alla fase attuativa la sperimentazione dei Corpi civili di pace. Bobba ha specificato che “è stato registrato dalla Corte dei Conti il decreto interministeriale, che disciplina l’organizzazione del contingente di Corpi civili di Pace. Il decreto prevede l’invio di 500 giovani volontari che svolgeranno azioni di pace non governative nelle aree di conflitto o a rischio di conflitto e nelle aree di emergenza ambientale”. Un’iniziativa prevista dalla legge di Stabilità del dicembre 2013 grazie a un emendamento presentato dall’on. Giulio Marcon (Sel). “In uno scenario internazionale in cui spesso sembra prevalere la logica del terrore, dell’uso della forza, del ricorso al conflitto armato - ha commentato il Sottosegretario Bobba - questo modello sperimentale si propone l’obiettivo della ricerca di vie alternative all’uso della forza militare quale strumento principe per la risoluzione dei conflitti”.

Un’iniziativa in linea con la nostra Costituzione che la Proposta di legge popolare per l’istituzione del Dipartimento per la difesa civile, non armata e nonviolenta intende rendere stabile e permettere di finanziare con risorse adeguate. La proposta è stata promossa attraverso la campagna “Un’altra difesa è possibile” dalla Conferenza Nazionale Enti di Servizio Civile, dal Forum Nazionale per il Servizio Civile, dalla Rete della Pace, dalla Rete Italiana per il Disarmo, da Sbilanciamoci! e dal Tavolo Interventi Civili di Pace.

“Non era facile parlare di tutto queste nelle nostre piazze mentre i media ci presentano i combattenti di Daesh (ISIS) come fossero dietro la porta di casa nostra” – commenta Martina Pignatti Morano, Presidente dell'associazione Un ponte per…. “Molta gente, invece di preoccuparsi del dissesto idrogeologico, che minaccia concretamente 6 milioni di Italiani, teme l’eventualità di un attentato terroristico e si chiede cosa possano fare Corpi Civili di Pace di fronte a questa minaccia. Anche noi siamo estremamente preoccupati per le conquiste di Daesh, ma lo siamo per la sicurezza dei nostri amici iracheni e siriani. Nonostante i bombardamenti della coalizione internazionale anche Ramadi è caduta questa settimana, ed è sempre più chiaro che le armi italiane inviate agli eserciti locali non fermeranno gli estremisti”. E che le armi e i sistemi militari italiani stiano sempre più andando verso le zone di maggior tensione e le aree di conflitto ed in modo sempre meno trasparente è purtroppo un fatto di cui lo stesso parlamento sembra preoccuparsi troppo poco.

Tornando alla Festa della Repubblica, Mao Vapiana, presidente del Movimento Nonviolento, evidenzia che “il 2 giugno sarebbe giusto e bello far sfilare, al posto dei soldati in alta uniforme o in tuta mimetica, i giovani disoccupati e i pensionati come rappresentanti del popolo italiano in sofferenza, e vedere i rappresentanti delle istituzioni mettersi sull'attenti davanti a loro. I militari facciano la parata in un'altra data: hanno già la loro festa, il 4 novembre, che ricorda "l'inutile strage" della prima guerra mondiale. E anche la deposizione della corona al milite ignoto andrebbe fatta in altro momento. La corona d'alloro il 2 giugno andrebbe deposta davanti alle tombe dei morti sul lavoro”. Valpiana ricorda inoltre che nell'ottobre del 2000 l’allora Ministro della Difesa e oggi Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella sospese il servizio militare obbligatorio, definendo quel provvedimento “il dividendo della pace dopo 50 anni". Oggi il movimento nonviolento e per la pace chiede al Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, di restituire al 2 giugno la forza dirompente e smilitarizzata della nostra Repubblica, fondata sul lavoro e sul ripudio della guerra”.

Sarebbe un buon segno per cominciare a rimettere le cose a posto secondo quanto afferma la nostra Costituzione, nata dalla Resistenza al fascismo, con l'apporto indispensabile di tantissime donne e uomini disarmati. Non ultimo quello delle operaie e operai delle stesse industrie militari come alla Spezia.

Giorgio Beretta
giorgio.beretta@unimondo.org

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