Israele: rapporto denuncia l'uso di ragazzi palestinesi come 'scudi umani' a Gaza

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Il muro israeliano a Gaza

“Exposed”- ovvero esposti a violenze, trattamenti degradanti e condizioni di detenzione che non rispettano quanto stabilito nelle Convenzioni di Ginevra né quanto previsto dalla legge israeliana: è quanto denunciato nel rapporto presentato la scorsa settimana da due ong. Le associazioni israeliane The Public Committee Against Torture in Israel e Adalah, entrambe impegnate nella tutela dei diritti umani, hanno infatti presentato il risultato di un progetto di ricerca contenente numerose testimonianze dirette di vittime di abusi di potere da parte dell’esercito nel corso dell’operazione piombo fuso a Gaza. Il documento di 45 pagine non contiene solo le singole accuse raccolte dagli avvocati delle due organizzazioni, ma anche un’analisi dei riferimenti legislativi nazionali ed internazionali in merito.

“Il rapporto, che presenta gravi violazioni dei diritti dei detenuti, è stato presentato alle autorità israeliane - spiega a tale proposito Ishai Menuchin, direttore esecutivo di The public committee against torture in Israel - alle quali chiediamo un investigazione criminale indipendente e imparziale”. La richiesta, secondo il direttore, sarebbe in linea con le raccomandazioni contenute nel Goldstone Report in relazione alla necessità di investigazioni indipendenti per quanto riguarda le azioni dei militari israeliani.

Tra le accuse vi sono la mancanza di informazioni a familiari ed organizzazioni umanitarie relative ai luoghi e alle condizioni di salute dei detenuti, casi di maltrattamento prima e durante gli interrogatori. E poi, l’uso di scudi umani nel corso delle operazioni militari.

La pratica, denunciata da numerose altre associazioni, risulterebbe diffusa in tutti i Territori palestinesi: secondo la ong Defense for children International i casi in cui i minori verrebbero utilizzati dai soldati come protezione dal lancio di sassi o attacchi di altro tipo sarebbero frequenti. “Si nascondevano dietro di me per non essere colpiti” - racconta Sabri ‘Awad, 14enne di Beit Ummar, vittima di questa pratica vietata dal diritto internazionale e dalla legislazione interna israeliana e recentemente anche oggetto di raccomandazione da parte del Comitato delle Nazioni Unite sui diritti del fanciullo.

Come precisato nel rapporto di Adalah e The Public Committee against torture in Israel, poi, numerose persone - minori e non - sarebbero state usate come scudi umani nel corso dell’operazione piombo fuso. “L’utilizzo di civili per fini militari (…) costituisce una grave violazione del diritto internazionale ed israeliano. La quarta Convenzione di Ginevra vieta esplicitamente qualsiasi utilizzo della popolazione civile protetta per assistere le esigenze militari dell’esercito occupante o qualsiasi utilizzo forzato dei residenti locali a vantaggio dei militari o per la sicurezza dell’intelligence. Queste proibizioni includono l’utilizzo di civili come scudi umani, la loro presa in ostaggio, e le minacce nei confronti di familiari”.

Tali pratiche, inoltre, violerebbero anche l’articolo 27 della Convenzione di Ginevra, che tutela il diritto dei residenti protetti alla dignità e al trattamento umano. Come riportato nel documento in questione, le numerose testimonianze di palestinesi residenti a Gaza dimostrerebbero che l’uso di scudi umani nel corso delle operazioni era all’ordine del giorno. Abed Elkarim Mustafa Abu Salah e suo figlio raccontano, ad esempio, di essere stati costretti ad accompagnare soldati in diverse abitazioni per dieci giorni. “Ci hanno usati come scudi umani, facendoci entrare all’interno di abitazioni che volevano perquisire. Dopo di noi entravano i cani, e poi i soldati. Durante quei dieci giorni giravamo sempre con i soldati, abbiamo controllato numerose case”, spiega Salah. Poi c’è la testimonianza di Sameer Muhammad Ali Al-Attar, costretto, insieme ad altri detenuti, a creare una catena di scudi umani a protezione dei soldati impegnati a sparare contro le case. E decine di altre denunce ancora.

“Il rapimento e le condizioni di detenzione, contraria al diritto internazionale umanitario, del soldato israeliano Gilad Shalit da parte di Hamas non giustifica la violazione dei diritti umani dei detenuti dell'operazione 'Piombo fuso' né le condizioni di detenzione”, conclude l’avvocato Hassan Jabareen dell’associazione Adalah.

Michela Perathoner
(Gerusalemme – inviata di Unimondo)

La collaborazione tra Unimondo e Michela Perathoner continuerà fino ad agosto. Nel 2010 sono stati pubblicati i seguenti articoli:

 

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