Gambia: chi scappa dalla nuova superpotenza africana?

Stampa

Immagine: Allafrica.com

Nel 2013 erano 3500 in tutta l'Unione Europea. Nel 2014, solo l'Italia ne ha registrate 8500. Le domande d'asilo da parte di cittadini gambiani sono cresciute in modo vertiginoso. Eppure la quasi totalità dei gambiani in Italia non ottiene lo status di rifugiato e, salvo poche eccezioni, nemmeno altre forme di protezione. Migliaia di persone in fuga, senza un posto in cui fermarsi. Un dato preoccupante, se si pensa che la minuscola repubblica dell'Africa occidentale è nota per violazioni sistematiche dei diritti umani. I festeggiamenti per i 50 anni dall'indipendenza, lo scorso 18 febbraio, hanno colto il paese in un momento critico.

"Dopo la morte di mio padre, un militare importante, sono cresciuto con mio zio. Mi picchiava e mi costringeva a lavorare nei campi, mentre i suoi figli andavano a scuola e giocavano. Ho resistito per diversi anni, ero ancora piccolo. Poi a 15 anni sono partito per il Senegal, da dove ho raggiunto la Libia. Sono arrivato in Italia a 17 anni. I soldi per il viaggio li ho trovati facendo piccoli lavori e qualcuno mi ha aiutato".  Appena maggiorenne, Bakary racconta con difficoltà di un'infanzia violenta, che si prolunga in uno sguardo pieno di paura. In mano ha un permesso di soggiorno per motivi umanitari, rilasciato in virtù della giovane età. Un traguardo impossibile per moltissimi connazionali, giovani uomini arrivati in Italia dopo viaggi lunghi e pericolosi. 

Per Adou, un 25enne della capitale Banjul, la fuga è stata improvvisa. Era il 2012 e le elezioni legislative, boicottate da quasi tutti i partiti d'opposizione, avevano appena confermato la maggioranza assoluta dell'Alleanza per la Costruzione e il Riorientamento Patriottico, il partito  del presidente Yahya Jammeh. Un regolamento di conti era però in atto e la polizia stava cercando qualcuno. "Sembra che alcuni esponenti del United Democratic Party avessero mandato email dall'internet point che gestivo, uno dei più frequentati della zona. Per questo la polizia è venuta a cercarmi. Mi sono nascosto e sono scappato pochi giorni dopo. Se ti prendono, non sai se ritornerai a casa vivo". Un timore condiviso da Momodou, che a 14 anni si è trovato a fare il manovale in Libia ed è arrivato in Italia nel 2011, poco più che ventenne. "Sto molto attento a non mettere nulla sul Gambia sulla mia pagina facebook. Jammeh è un criminale, ma anche la più piccola critica al regime potrebbe avere conseguenze sui miei famigliari che vivono lì. Sai che il presidente ha una piscina con 100 coccodrilli, in cui può far sparire chi vuole?". 

Dal Gambia si scappa da sempre, tanto che la diaspora è diffusa in tutti i continenti. Circa 70mila gambiani sono registrati fuori dal paese secondo Migration Policy Center - sarebbero molti di più secondo altre fonti - e più di 20mila vivono in Spagna, seguita da Nigeria, Stati Uniti, Senegal, Regno Unito. Numeri esigui, ma rilevanti per un paese di 1.8 milioni di abitanti, il più piccolo dell'Africa continentale. Negli anni '80 il programma di ripresa economica del Fondo Monetario Internazionale ha salvato le casse del paese senza però migliorare le condizioni di vita della popolazione, composta in gran parte da contadini che vivono al di sotto della soglia di povertà, nonostante un territorio ricchissimo, innaffiato dalle acque del fiume Gambia. A emigrare, però, oltre ai contadini sono stati anche medici e ingegneri, tanto che quella gambiana è una delle migrazioni a più alta qualificazione professionale dell'Africa occidentale. Professionisti che hanno cercato fuori dal paese, ancora privo di infrastrutture di base, le opportunità e la libertà di espressione mancanti in patria.

Jammeh, salito al potere nel 1994 con un colpo di stato, è noto all'opinione pubblica per atteggiamenti spesso sconcertanti. Nel 2007 affermò di poter curare l'Aids con un unguento tradizionale, ma, pare, solo di giovedì. Pochi giorni dopo allontanò dal paese la delegata delle Nazioni Unite per l'Aids, rea di aver espresso alcuni dubbi in merito. Nel 2009 diede vita a un rituale di esorcismo collettivo, arrestando mille persone e costringendole a bere una liquido che ne uccise almeno due. Nel febbraio 2014 dichiarò infine che LGBT stava per "lebbra, gonorrea, batteri e tubercolosi", ricordando a pochi mesi di distanza che avrebbe ucciso qualunque gambiano che avesse chiesto asilo all'estero dichiarandosi omosessuale. Un preambolo alla modifica del codice penale, che dal novembre 2014 prevede l’ergastolo per chi si macchi di "omosessualità aggravata". 

Le dichiarazioni del presidente, spesso plateali, rischiano però di far passare in secondo piano ciò che succede nel paese, a pochi chilometri dalle spiagge da cartolina della smiling coast. Juan Méndez, relatore speciale per i diritti umani delle Nazioni Unite, in visita nel Gambia a novembre 2014, ha messo in luce come “diversi sono i casi di esecuzioni extragiudiziali e  sparizioni forzate a danno di membri delle forze di sicurezza, attivisti e giornalisti”, riscontrando - nonostante la mancata collaborazione delle istituzioni alle indagini dell’ONU - un utilizzo massiccio della tortura da parte della polizia investigativa e di gruppi paramilitari. Nel rapporto annuale sul 2014, anche Amnesty International denuncia la repressione del dissenso, che prevede il carcere anche per chi critichi officiali governativi su internet o “inciti all’insoddisfazione” verso il governo. 

Come è sua abitudine, Jammeh, che è coetaneo del paese che guida e il cui mandato scade nel 2016, si difende con il paradosso. Nel corso delle celebrazioni per l’indipendenza ha infatti dichiarato di voler fare del Gambia una superpotenza economica entro il 2025. Migliaia di gambiani hanno però festeggiato lontano da casa, nascosti nelle città libiche o nei boschi del Marocco, in attesa di partire per l’Europa. 

Giacomo Zandonini

Giacomo Zandonini. Classe 1981, ha vissuto a Milano, Trento, Bologna, Roma. Operatore sociale e culturale, è giornalista e videoreporter freelance dal 2004. Si occupa soprattutto di migrazioni, diritto d'asilo, politica estera e geopolitica del Sahel e del Nord Africa. Cerca di sottrarre all'oblìo e al rumore mediatico storie minori, capaci di gettare luce sul mondo che ci circonda. Indaga con determinazione su cause e motivazioni personali, dietro alle notizie. Ha studiato scienze politiche e lingue straniere. 

Ultime su questo tema

Sud Sudan: oltre 1 milione di rifugiati in Uganda. Appello ai donatori

22 Agosto 2017
L’85% sono donne e minori: tutti riferiscono di violenze, uccisioni, stupri. L’Unhcr chiede supporto alla comunità internazionale. Pezzati (Oxfam): “Se i donatori non interverranno con urgenza, il...

In Medio Oriente il problema non è l’islam, ma il fallimento della politica

03 Agosto 2017
Periodicamente, nel corso degli anni, sembra che le analisi sul Medio Oriente e la politica globale attraversino una fase in cui una domanda cruciale cattura l’attenzione di tutto il mondo: l’islam...

Xinjiang, Pechino vieta l’uso e l’insegnamento della lingua uigura nelle scuole

03 Agosto 2017
Gli uiguri denunciano un piano per eliminare la propria lingua madre e aumentare la loro assimilazione alla cultura cinese han. L’ordinanza entrerà in vigore dall’inizio dell’anno scolastico....

Giovani tibetani, non fatevi del male, lottate con l’educazione e la cultura

01 Agosto 2017
I genitori di un 19enne tibetano che si è dato fuoco a Varanasi il 14 luglio scorso, supplicano i giovani tibetani a non ricorrere all’auto-immolazione, ma a lottare per la loro causa attraverso l’...

Flussi migratori. Colpa delle ong?

31 Luglio 2017
Mentre si discute sul nuovo regolamento delle ong che operano nel Canale di Sicilia, è bene capire meglio il loro ruolo. Che è sempre di “supplenza”. (Fabio Pipinato)

Video

Charlie Chaplin: "Il Grande Dittatore"