Nazioni Unite: giorni contati per il nucleare

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Stop al nucleare - foto: Unfuturosenzatomiche

“Una guerra nucleare non può essere vinta e non deve essere mai combattuta”. Obama ha usato le parole dell’ex Presidente Usa, e grande comunicatore, Ronald Reagan, per esprimere la necessità di un disarmo nucleare globale.

Il Consiglio di Sicurezza dell’Onu, l’assemblea responsabile della pace e della sicurezza nel mondo, per la prima volta presieduto dagli Stati Uniti, clamorosamente scavalcato da George W. Bush al tempo dell’invasione irachena, ha votato all’unanimità la risoluzione proposta proprio da Washington. Quindici a zero per la proposta di Barack Obama. Tutto il mondo ha detto sì al disarmo e la non proliferazione nucleare.

Per Ban Ki Moon, segretario generale delle Nazioni Unite, si tratta di un’azione necessaria. La risoluzione 1887 mira ad aumentare le deterrenze contro l'abbandono del Trattato di Non Proliferazione Nucleare (TNP) e a diminuire i rischi che impianti atomici a scopi civili possano essere trasformati a fini bellici. Il TNP, firmato il 1° luglio 1968 proibiva agli stati firmatari "non-nucleari", cioè non possessori di armi nucleari, di procurarsi tali armamenti e agli stati "nucleari", di fornir loro tecnologie nucleari belliche.

La decisione raggiunta ora al Palazzo di Vetro prevede che chi aderisce al TNP continui nel suo impegno, e chiede a chi ancora non aveva sottoscritto l’accordo di aderirvi. Servono, quindi, altre nove firme: Stati Uniti, Cina, Iran, Corea del Nord, Pakistan, India, Israele, Egitto ed Indonesia. Punto focale. Il disarmo di ogni arsenale atomico. Che sia dichiaratamente bellico o destinato a scopi civili. Questo perché finché nel mondo esisteranno armi di questo tipo, ci sarà il rischio che cadano in mani sbagliate. E che si concretizzi l’incubo nucleare. Un testo, oltretutto, che rispecchia le paure della comunità internazionale per i programmi nucleari di Pyonyang e Teheran.

L’Iran è il vero convitato di pietra della riunione, contro cui la Gran Bretagna ha chiesto nuove, e più dure, sanzioni. Che, per la prima volta, sono state recepite con favore dal leader russo Medvedev; "le sanzioni raramente producono risultati, ma in alcuni casi le sanzioni sono inevitabili". Rimane la Cina, ancora dura ed irremovibile, su questo punto.

La macchina politica deve lavorare ancora molto. Così come sta facendo la società civile, con le sue mobilitazioni. Esempi fra i tanti, la campagna Sbilanciamoci! per lo “Stop agli F35” e la Rete Italiana per il Disarmo. Secondo quest'ultima e la campagna Un Futuro Senza Atomiche “rafforzare gli strumenti di non-proliferazione senza compiere passi concreti sulla strada del disarmo è una scelta destinata solo ad acuire le divisioni tra la maggioranza degli Stati che hanno rinunciato alle armi nucleari e le potenze nucleari. La Presidenza Obama ci ha promesso di impegnarsi per il cambiamento: avremmo voluto vedere ribaditi gli impegni a portare avanti i 13 passi concreti, l’estensione delle Zone Libere da Armi Nucleari, e un chiaro segnale di appoggio al Piano in 5 punti del Segretario Generale Ban Ki Moon che parte dalla necessità di una Convenzione per la messa al bando delle armi nucleari”.

Alcuni passi sono stati compiuti nella direzione auspicata: la rimozione delle 40 bombe atomiche B61 dall’aeroporto militare di Ghedi (Brescia). Dal gennaio 2005 ad oggi, le armi nucleari USA in Europa sono state ridotte da 480 a 200, meno della metà.

Ora serve completare l'opera. Perché, come ha concluso Obama, un futuro de-nuclearizzato è “il nostro obiettivo e la nostra sfida. E per riuscirci dobbiamo fare in modo che il mondo sia unito”. [Elena Trentini]

 

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