Friends of the Earth: petizione per lo stop al gas flaring in Nigeria

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Gas Flaring in Nigeria - Foto FOEI

Friends of the Earth International (FOEI) ha lanciato un appello online e una mobilitazione globale per fare pressione sul governo nigeriano affinché faccia smettere la pratica del gas flaring sul suo territorio. Lo scorso 31 dicembre è scaduto il termine ultimo in proposito, ma le grandi compagnie petrolifere, in primis l’anglo-olandese Shell, continuano ad inquinare impunemente. Il gas flaring, infatti, consiste nel bruciare a cielo aperto gas naturale collegato all’estrazione del greggio ed è da anni causa di inquinamento e scempio ambientale.

"La tanto discussa pratica comporta dei costi annuali per il Paese africano che si aggirano intorno ai 2,5 miliardi di dollari: il tutto in un Paese dove il 66 per cento della popolazione vive sotto la soglia della povertà" - evidenzia la CRBM. Il gas flaring nigeriano, che produce un ammontare di CO2 pari a quello di 18 milioni di macchine, è una delle principali cause del forte inquinamento nel Delta del Niger, l’area più ricca di greggio della Nigeria.

Per cercare di "ritoccare" la propria immagine ambientale, la Shell ha intrapreso delle partnership con organizzazioni come la International Union for Conservation of Nature (IUCN), sebbene molti membri della stessa IUCN si siano detti contrari a una tale iniziativa - non a caso la stessa Friends of the Earth International ha deciso di abbandonare l’IUCN, riporta la Campagna CRBM.

Nonostante il gas flaring sia proibita dalla legge nigeriana sin dal 1984 salvo eccezioni che debbono essere molto limitate ed espressamente autorizzate con decreto ministeriale, tale pratica è tuttora adottata da numerose compagnie estrattive a causa della mancanza di infrastrutture adeguate in loco per lo sfruttamento petrolifero. Il suo utilizzo "va contro il diritto alla vita, alla salute e alla dignità" come evidenziava la condanna che l'Alta Corte Federale della Nigeria ha dato alla Shell Petroleum Development Corp. (SPDC) nel 2006.

Non va dimenticata, infine la recente denuncia di Friends of the Earth Nigeria a riguardo dei pesanti danni ambientali causati dalle perdite dell'oleodotto dell'Agip nella zona di Nembe, nello stato di Bayelsa in Nigeria, zona abitata dalla comunità Okoroba.

Gli oleodotti e tutta l'attività petrolifera della Nigeria è spesso oggetto di attacchi da parte di gruppi armati e in particolare del MEND (Movement for the Emancipation of the Niger Delta). Nei giorni scorsi un oleodotto dell’Agip in Nigeria è stato attaccato e sabotato da un gruppo di giovani armati a Okuntun, un piccolo villaggio nel delta del fiume Niger. Un comunicato del MEND (Movement for the Emancipation of the Niger Delta) ha annunciato l’attentato attribuendolo a un gruppo spontaneo locale. Il Movimento ha annullato la tregua dopo che il 28 dicembre l’esercito ha arrestato uno dei suoi leader, Sobomabo Jachrich, detto Egberipapa. L’annuncio della cattura era stato dato con grande enfasi il giorno successivo dal colonnello Sagir Musa, portavoce della polizia di Port Harcourt, la capitale del petrolio nigeriano.

La Nigeria è l’ottavo produttore di petrolio al mondo e il primo in Africa. La popolazione potrebbe vivere agiatamente con i proventi del greggio che, invece, finiscono in poche tasche e in pochi conto all’estero. L’elite dominante è ricchissima la popolazione poverissima e non riceve spesso neppure le briciole. Il MEND chiede che la ricchezza venga ridistribuita tra la popolazione che vive in villaggi fatiscenti senza acqua potabile e elettricità, dove non ci sono scuole né servizi sanitari. [GB]

 

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