Italia: l'altraeconomia ha raggiunto il 4% del pil, in corso a Roma la festa nazionale

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Il manifesto della festa nazionale

Ha raggiunto quasi il 4% del Prodotto interno lordo, riguarda circa 170 mila aziende con oltre 1,4 milioni di occupati (il 6% sul totale nazionale) e circa 700mila volontari creando un valore aggiunto pari a oltre 60 miliardi di euro. E' la fotografia dell'altraeconomia in Italia presentata nel primo Rapporto nazionale sull'altra ecomonia (in .pdf) in occasione della prima Festa nazionale dell'Altra Economia che ha preso il via giovedì scorso alla Città dell'Altraeconomia a Roma.

"Quello dell’altra economia - spiega Finansol - è un mondo variegato che non è riconducibile al solo ambito del nonprofit, o dell’economia cooperativa o ambientale. Il settore vede la compresenza di realtà molto diverse tra loro: imprese industriali o di servizi, finanza e credito cooperativo, organizzazioni non governative ed associazioni di assistenza, rappresentanze di interessi ed organizzazioni culturali, ecc. Un sistema di attività economiche che producono beni o servizi non legati solo alle logiche del profitto e un sistema di attività sociali che hanno l’obiettivo di migliorare il benessere dei cittadini, la solidarietà sociale e la sostenibilità ambientale. Un settore forte capace di contrastare la crisi economica in atto e di proporre nuove strade alternative ai piani economici futuri".

I soggetti che realizzano queste attività sono organizzazioni economiche (imprese e cooperative) o sociali (associazioni, comitati, reti, fondazioni,etc.). "L’altra economia, dunque, è il tentativo di ricomporre la divaricazione tra comportamenti economici e dimensione sociale, in una prospettiva di sostenibilità ambientale". Solo in Italia il terzo settore è composto da oltre 235.000 istituzioni senza scopo di lucro, l'80% delle quali è stato costituito dopo il 1980 - segnala il Rapporto.

Il rapporto, commissionato dalla Regione Lazio e dall’Aiab (Associazione italiana agricoltura biologica) e curato dalla società di consulenza Obi One, prende in esame le imprese industriali coerenti con i principi base della realtà protagonista divise per ambiti (agricoltura biologica, commercio equo e solidale, finanza etica, energie rinnovabili, riuso e riciclo, software libero) e le organizzazioni non profit dedite tra le tante all’assistenza sociale, alla diffusione della cultura, all’istruzione e ricerca.

La presentazione del Rapporto è coincisa con la prima Festa nazionale dell'Altra Economia 2009 che è iniziata giovedì scorso e si concluderà domani presso la Città dell'Altraeconomia a Roma con una serie di incontri e spettacoli dedicati alla finanza etica, agricoltura biologica, energie alternative, welfare, viaggi, commercio equo e solidale. Il festival intende proporre non solo una vetrina ma soprattutto una riflessione sul ruolo che l'altraeconomia, intesa come via alternativa alle forme attuali di economia di mercato e di economia socialista, ha assunto e può assumere nei prossimi anni in Italia e nel mondo. Il Rapporto presenta all'inizio un compendio delle teorie alla base del cosiddetto "terzo settore" e dell'altra economia.

Il apporto analizza anche quelle che vengono definite le “luci” e le “ombre” nelle relazioni tra economia e pubblica amministrazione. Dal campo delle attività energetiche allo sviluppo del software libero, sono tanti i casi in cui il coinvolgimento degli enti pubblici ha dato una spinta cruciale a tali attività. Spesso però, soprattutto per la scarsità delle risorse finanziarie, la partnership tra altra economia e PA risulta debole. Nella fotografia fornita emergono in particolare alcune regioni italiane, tra cui le Marche, la Toscana, l’Emilia Romagna e il Lazio che hanno mosso iniziative legislative per il sostegno e la diffusione dell’altraeconomia.

Tra i vari settori imprenditoriali dell'altraeconomia il Rapporto segnala i seguenti.

Agricoltura biologica. Si tratta delle attività di coltivazione e allevamento "che pongono in risalto la tutela dell'ambiente, la salute dei consumatori e il benessere animale". L'Italia è primo in Europa per numero di operatori (49.654, nonostante il calo dell'1,2% del 2008) e secondo dopo la Spagna per superficie coltivata (oltre un milione di ettari). Il mercato biologico italiano vale complessivamente tra i 2,8 e i tre miliardi di euro, l'1,4% del mercato alimentare nazionale. I canali di distribuzione sono diversificati e vanno dai supermercati (ormai i grandi marchi della grande distribuzione sono protagonisti) fino alla 'filiera corta' e ai Gas (Gruppi solidali d'acquisto).

Commercio equo e solidale. Il commercio equo e solidale intende "riequilibrare i rapporti con i Paesi economicamente meno sviluppati, migliorando l'accesso al mercato e le condizioni di vita dei produttori svantaggiati". In Italia la maggior parte dei prodotti equi e solidali vengono acquistati nelle 'botteghe del mondo', passate dalle 47 del 1990 a circa 575 nel 2007. Ma di recente si è molto rafforzato anche il canale della grande distribuzione.

Finanza etica. La validità degli investimenti etici, microcredito e microfinanza è emersa in particolare nel pieno della crisi globale che ha fatto emergere i problemi dell'economia di mercato e del sistema capitalistico. In particolare ba segnalato il ruolo di Banca Popolare Etica che quest'anno ha festeggiato il suo decimo anniversario di attività. La finanza etica, si legge nel Rapporto, "è un tentativo di riagganciare l'uso del denaro alla realtà, aggirare l'alienazione dell'economia immateriale e riportare le relazioni sociali al centro dello scambio". Secondo l'Abi (Associazione bancaria italiana) circa il 70% delle banche promuove ogni anno almeno un'azione di microfinanza. Mentre il numero degli operatori specializzati è limitato: i primi sono stati le MAG (Mutua Auto Gestione), cooperative finanziarie autogestite che raccolgono il risparmio tra i propri soci per finanziare progetti di elevata utilità sociale.

Risparmio energetico ed energie rinnovabili. Negli ultimi anni si è registrato un incremento delle nuove fonti rinnovabili. Al momento, si legge nel Rapporto, il contributo dell'eolico è pari all'8%, quello delle biomasse e dei rifiuti al 10% e quello del solare allo 0,33%. Tuttavia nel 2008 è aumentato l'interesse per la fonte solare, la produzione di energia è salita in un anno di circa il 395%. Nello stesso annoil giro d'affari è stato di 400 milioni di euro; il settore dà lavoro a circa 10.000 persone.

Software libero. Requisito indispensabile del software libero è il codice sorgente aperto. "Solo in questo modo - spiegano gli autori del Rapporto - ogni utente ha la libertà di modificare il software a seconda delle proprie esigenze e di condividere le proprie modifiche con altri utenti". Dall'ultimo rapporto Istat emerge che in Italia il 12,9% delle imprese ha adottato sistemi operativi liberi: "la maggiore penetrazione si registra tra le aziende più grandi, raggiungendo il 42,5% tra le imprese con oltre 250 dipendenti".

Turismo responsabile. Nato negli anni Ottanta promuove "il pieno rispetto dell'ambiente e delle culture". In Italia esiste dal 1998 l'AITR, associazione italiana per il turismo responsabile, che conta 70 soci, tra i quali 7 tour operator, 11 Ong, 9 associazioni nazionali, 40 cooperative di viaggio e una decina di piccole associazioni. In base a un sondaggio condotto nel maggio di quest'anno il 15,3% degli italiani ha già fatto un'esperienza di turismo responsabile, il 23,1% si dichiara "molto interessato" e il 61,8% "abbastanza interessato". In base a un'altra indagine, i turisti 'responsabili' in Italia sono 50 mila. [GB]

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