Se dici migrante…

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Foto: L. Curcio ®

Se dici migrante, non pensi certo a imprenditoria, a innovazione, a lavoro. Mentre in Europa si alzano muri contro i migranti, quando pensiamo a loro la nostra immaginazione non va oltre il concetto di povertà. A farci cambiare idea possono essere alcuni inconfutabili dati economici. Come riporta il portale openmigration.org, a fine 2015 nei paesi membri dell’Unione Europea si contavano 2,1 milioni di lavoratori autonomi stranieri, il 6,3% del totale.

Anche il nostro Paese segue questo trend e a quanto pare, in tempi di crisi economica, in Italia le imprese guidate da immigrati continuano a crescere: a fine 2015 erano più di 550mila, il 9,1% del totale, con ben 96 miliardi di euro di valore aggiunto prodotti, vale a dire il 6,7% della ricchezza complessiva.

Bisogna ammettere che il contributo dato dall’imprenditoria migrante alla ricchezza ed al lavoro nel nostro Paese è tutt’altro che irrilevante. Come sottolinea il Rapporto immigrazione e imprenditoria 2016, elaborato dal Centro studi Idos con Cna e MoneyGram, le aziende immigrate continuano a “rappresentare un volano per l’imprenditoria e un contributo cui prestare crescente attenzione in termini di supporto al rilancio dell’intero Sistema Paese”.

Questa storia però può essere raccontata anche da un altro punto di vista, e cioè a partire dall’investimento dei migranti nei propri Paesi di origine e, anche in questo caso, i volumi sono notevoli; basti pensare che le rimesse all’estero nel 2016 hanno rappresentato lo 0,3% del PIL italiano, ammontando a 5 miliardi di euro circa, con un impatto diretto sul benessere delle famiglie dei migranti, alleviandone la povertà.

Su queste basi, la Cooperazione italiana con la legge di riforma n. 125 del 2014 ha identificato le comunità delle diaspore come protagoniste di un crescente coinvolgimento nelle politiche e nelle azioni di cooperazione internazionale.

Sulla centralità del ruolo della diaspora, una buona pratica realizzata con il contributo dell’AICS - Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo è il Progetto per il reinserimento socio-professionale dei migranti senegalesi di ritorno, promosso dall’ong italiana LVIA con le associazioni di migranti senegalesi in Lombardia, Piemonte, Toscana e vari partner locali. «Si tratta di un progetto innovativo in quanto guarda la migrazione in un’ottica differente, come un flusso che va nelle due direzioni e che si sposta da sud a nord e da nord a sud», spiega Silvia Lami, coordinatrice LVIA del progetto che ha sostenuto 30 idee imprenditoriali presentate da migranti di ritorno in Senegal.

Tra di loro c’è Karounga Camara, 45 anni, una laurea triennale in matematica; in Italia lavorava con un contratto a tempo indeterminato come agente di sicurezza all’Università Cattolica di Milano, ma nel 2015 ha deciso di rientrare in Senegal per avviare, in società con altri tre migranti senegalesi rimasti in Lombardia, l’impresa SENITA FOOD, che si occupa di produzione di farina, prodotti di panetteria e pasticceria nella città di Thiès. «Ho vissuto sette anni in Italia e ho sempre pensato che l’obiettivo della migrazione fosse di ritornare a casa per far fruttare il bagaglio di esperienze e competenze maturate - racconta Karounga. - «SENITA è l’acronimo di “Senegal-Italia” perché siamo sempre legati all’Italia e abbiamo una collaborazione con l’impresa italiana Melfel di Pessano con Bornago in provincia di Milano».

Khadim Saw è uno dei soci di SENITA FOOD rimasto in Italia. Lavora da 15 anni per la ditta Melfel ed è stato il “ponte” che ha permesso la collaborazione dell’impresa italiana. Ci racconta: «La Melfel ci ha dato il suo know-how e ci vende il semilavorato di farine che poi in Senegal viene ulteriormente trasformato. Gli imprenditori italiani hanno l’idea di lavorare in Africa ma la conoscono poco e sono timorosi di fare investimenti. Il direttore di Melfel, Claudio Ferrarini, ha invece scelto di puntare su di noi. In Senegal vorremmo creare lavoro e scoraggiare i viaggi migratori pericolosi, evitando tanti morti in mare. Il finanziamento che abbiamo ricevuto da LVIA ci permette di rafforzare la nostra impresa, che per ora conta due dipendenti ma siamo solo all’inizio».

Tra le idee d’impresa finanziate dal progetto di cooperazione ce ne sono alcune innovative. È il caso dell’attività di Papa Ndiaga Niang, che nel 1998 dal Senegal ha tentato il viaggio per l’Europa ma, rimasto bloccato in Mali, ha poi deciso di restarci per 13 anni, lavorando in una ditta di prodotti plastici. Ritornato in Senegal nel 2014, ha avviato con suo fratello Abou la produzione di tubi in plastica riciclata per la protezione dei fili elettrici, un’idea non da poco in un Paese dove l’inquinamento da plastica è in continuo aumento. Altre idee sono più “tradizionali” come l’attività di allevamento di polli e ovini di Samba Khari Gueye, 54 anni, rientrato in Senegal dopo 27 anni di lavoro a Ravenna per ricongiungersi alla famiglia.

Questi sono alcuni esempi del contributo che le migrazioni, se accompagnate e valorizzate, possono portare alla crescita economica e sociale del nostro Paese e dei Paesi di origine. A questo proposito, il 18 novembre (data da confermare) si svolgerà a Roma il Summit Nazionale delle Diaspore, organizzato dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale come sede di riflessione per operare sulla relazione complessa tra Migrazioni e Sviluppo.

Lia Curcio

Sono da sempre interessata alle questioni globali, amo viaggiare e conoscere culture diverse, mi appassionano le persone e le loro storie di vita in Italia e nel mondo. Anche per questo, lavoro nella cooperazione internazionale con il ruolo di comunicazione ed ufficio stampa per una Ong italiana. Parallelamente, mi occupo di progettazione in ambito educativo, interculturale e di sviluppo umano. Credo che i media abbiano una grande responsabilità culturale nel fare informazione e per questo ho scelto Unimondo: mi piacerebbe instillare curiosità, intuizioni e domande oltre il racconto, spesso stereotipato, del mondo di oggi.

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