Le nuove politiche di salvaguardia della Banca Mondiale

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Nelle prossime settimane la Banca mondiale metterà mano alle sue politiche di salvaguardia, e già si scatenano le critiche. Le modifiche proposte potrebbero indebolire i diritti delle popolazioni indigene e porre migliaia di persone in pericolo di spostamenti forzati e abusi. Insomma, così i grandi progetti infrastrutturali rischiano di non portare sviluppo e di sconfiggere la povertà, bensì di sortire l’effetto inverso. “Se approvate, ci sarà una ricaduta negativa nel trattamento delle popolazioni indigene” ha detto Joan Carling, segretario generale del Patto per i popoli indigeni dell’Asia (Aipp).

La Banca Mondiale racconta di un “quadro sociale e ambientale incentrato su decenni di vecchie politiche di salvaguardia che si mira a consolidare in un contesto più moderno, unificato, più efficiente ed efficace da applicare e attuare”. Di tutt’altro avviso gli attivisti, che sostengono che le nuove politiche diluiscono la promessa di protezione delle garanzie e non riescono a includere clausole relative ai diritti delle popolazioni indigene per l’ottenimento del “consenso libero, preventivo e informato” per gli interventi di sviluppo.

Le modifiche proposte tendono a lasciare le decisioni in merito ai progetti di sviluppo esclusivamente a discrezione dei governi locali. L’eliminazione di norme chiare e prevedibili sembra essere un chiaro tentativo da parte dei banchieri di Washington di scrollarsi di dosso le responsabilità per gli impatti negativi dei progetti finanziati. Con più di 50 miliardi di dollari in aiuti allo sviluppo a rischio di essere incanalati in progetti che potrebbero creare rimozioni forzate, sfollati o non riuscire a compensare adeguatamente le comunità per le perdite di risorse, le pressione sulla Banca sono in aumento.

Secondo la Dichiarazione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone indigene (Undrip), le popolazioni indigene sono quelli che mantengono una continuità storica con gruppi pre-coloniali, hanno forti relazioni con le risorse naturali e la terra come base della loro sopravvivenza culturale e fisica e si auto-identificano come indigeni come parte dei loro sistemi di credenze che differiscono dalla società dominante. Mentre la Undrip è stata adottata da 143 paesi, l’attuazione nazionale è stata limitata. I progetti di salvaguardia danno ai governi una scappatoia per sfuggire al riconoscimento delle persone indigene.

Negli ultimi anni i ricercatori hanno documentato casi di sgomberi forzati nelle comunità indigene come parte di progetti finanziati dalla Banca Mondiale. I critici avvertono che senza garanzie a tutela dei gruppi vulnerabili, i diritti delle popolazioni indigene continueranno ad essere violati da progetti di sviluppo, minando lo scopo stesso che la Banca si è data: mettere fine alla povertà.

Secondo i dati delle Nazioni Unite, le popolazioni indigene sono il 5% della popolazione mondiale, ma esse costituiscono il 15% di tutte le persone che vivono sotto la soglia di povertà a livello globale.

Da Recommon.org

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