Europa 2020: a chi dare i soldi?

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Commissari europei – Foto: http://www.healthties.eu/

Europa, maledetta benedetta Europa. In questi mesi non si parla d’altro. Bruxelles è diventata la meta imprescindibile di ministri e banchieri, impegnati per arginare la crisi del debito sovrano. L’Europa affonderà, l’Europa ci salverà. Se il progetto di integrazione arranca, ne abbiamo sempre più bisogno. Commissione Europea, Banca Centrale Europea, Consiglio dei ministri: i nomi di queste istituzioni si rincorrono nei notiziari, ma poco si sa dell’effettiva gestione di un gigante poliglotta ma spesso avvinghiato nella burocrazia. Nonostante la crisi finanziaria l’Europa continua a muoversi attraverso decisivi, ma poco noti, provvedimenti che alla fine incidono direttamente sulla nostra vita.

In queste settimane è in corso il negoziato sul quadro finanziario pluriennale (QFP) per il periodo di programmazione 2014 – 2020. Il QFP è un meccanismo volto a garantire la prevedibilità della spesa dell’Unione attraverso la definizione degli importi massimi per ciascuna delle principali categorie di spesa del bilancio. La sua importanza risiede nel fatto che, stabilendo i massimali delle varie rubriche del bilancio, esso fissa le priorità politiche dell’area europea per un periodo di sette anni. Ed è proprio qui che sta il punto fondamentale: l’Unione Europea sconta un deficit di democraticità in quanto decisioni politiche sostanziali e incisive anche per il futuro vengono prese in sordina o nel chiuso delle sale riunioni, anche se poi vengono ratificate da istituzioni elette direttamente.

Il QFP dovrà essere adottato da Consiglio e Parlamento europeo sulla base delle proposte presentate dalla Commissione Europea durante la seconda metà del 2011. Il QFP non è qualcosa di astratto ed irrilevante, come potrebbe apparire a prima vista: specialmente in tempi in cui le casse degli Stati sono drammaticamente vuote, esso diventa una fonte di risorse ancora più decisiva per lo sviluppo dei paesi. Con questi provvedimenti, l’Unione Europea sta per esempio cercando di sopperire ai gravi tagli ai fondi per ricerca effettuati all’interno di molti stati membri tra cui l’Italia stessa. Per il periodo 2014-2020 la Commissione ha proposto un massimale complessivo di 1,025 miliardi di euro che corrisponde all’1,05% della ricchezza europea (calcolata in termini di reddito nazionale lordo) e a circa un cinquantesimo del bilancio degli stati membri. In linea con la Strategia Europa 2020, le proposte per il QFP mirano all’attuazione di una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva. Secondo la Commissione questo dovrà avvenire attraverso una razionalizzazione delle grandi categorie di spesa come la politica di coesione e la politica agricola comune (per la quale, finalmente, si propone una riforma per renderla più “verde” e sostenibile, dopo i numerosi appelli dei mesi scorsi), ma soprattutto attraverso un aumento sostanziale dei fondi destinati alla ricerca e all’innovazione che dovrebbero passare da 54 (periodo 2007-2013) a 80 miliardi di euro (periodo 2014-2020). Infatti, per far ripartire l’Europa, la Commissione ha proposto l’istituzione di Orizzonte 2020, un nuovo programma quadro di ricerca e innovazione definito come un pilastro chiave dell’“Unione dell’innovazione” nonché un’iniziativa faro dell’Europa 2020 volta a potenziare la competitività globale europea.

Oltre al budget, il più evidente elemento di novità di Orizzonte 2020 rispetto ai vecchi programmi è sicuramente la sua struttura. Esso, infatti, riunisce in un unico strumento di finanziamento il Settimo Programma Quadro per la ricerca e lo sviluppo, il Programma Quadro per la Competitività e l’Innovazione e l’Istituto Europeo per l’Innovazione e la Tecnologia. In secondo luogo, Orizzonte 2020 si propone di eliminare il più importante punto debole del Settimo Programma Quadro ovvero l’esagerata burocraticità: la Commissione, infatti, ha cercato di agevolare l’accesso ai finanziamenti per la ricerca e l’innovazione attraverso una semplificazione dell’architettura del programma e delle norme di partecipazione ai bandi.

Le critiche però non mancano. Corporate Europe Observatory (fondazione no-profit che analizza l’attività di lobby svolta dalle grandi multinazionali nei confronti dell’Unione Europea) sostiene che Orizzonte 2020, così come delineato dalla Commissione, potrebbe favorire in maniera netta i grandi attori dell’economia (tra i quali anche le multinazionali) a discapito degli attori medio-piccoli che non hanno lo stesso potere di influenza. Esiste dunque il rischio che le grandi corporations possano “accaparrarsi” i finanziamenti per fare ricerche orientate al profitto e prive di ogni inclinazione verso il bene pubblico della società europea.

Una certa preoccupazione è presente anche tra gli scienziati sociali che temono di essere sottorappresentati nell’ambito di Orizzonte 2020. In seno al Consiglio “Competitività” riunitosi a Bruxelles lo scorso 21 febbraio 2012, molte delegazioni degli Stati membri hanno messo in rilievo la necessità di incorporare le scienze sociali e umanistiche nei progetti di ricerca affinché possano essere affrontate meglio le grandi sfide sociali che si pongono all'Europa.

Infine, la ricerca sul patrimonio culturale è la grande assente nell’ambito di Orizzonte 2020. Questo ha fatto scattare l’allarme tra gli operatori del settore tanto che la Focus Area Cultural Heritage (FACH) e la Piattaforma Tecnologica Europea delle Costruzioni (ECTP) hanno lanciato una petizione europea indirizzata al Parlamento e al Consiglio per inserire la Cultura nel futuro programma unico sulla ricerca. Enti italiani come Confindustria Servizi Innovativi e Tecnologici e la Fondazione Industria e Cultura hanno fatto propria la petizione e la stanno rilanciando con vigore: esse rimarcano la centralità del patrimonio culturale per la crescita economica europea e, dunque, l’indispensabilità della ricerca per garantirne la protezione e lo sviluppo.

In conclusione, sebbene sia indubbio che la configurazione attuale di Orizzonte 2020 soffra della mancanza di importanti capitoli di spesa (come quello sulla ricerca sul patrimonio culturale), è altrettanto vero che Nonostante le varie anomalie, il nuovo programma unico per la ricerca e l’innovazione si presenta come una grande opportunità per il rilancio economico del nostro paese. Una volta che Orizzonte 2020 sarà stato avviato, dovremo “solamente” essere in grado di partecipare ai bandi con progetti vincenti, diversamente da quanto abbiamo fatto finora. Riusciremo a farlo?

Eleonora Alessia Fenu

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