Emergency replica all’articolo di Unimondo: la nostra risposta

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Una manifestazione di Emergency - Foto: haisentito.it

L’Ufficio stampa e comunicazione di Emergency ha inviato venerdì 8 aprile alla redazione di Unimondo due documenti (in allegato a fondo pagina): il primo è la risposta, con richiesta di replica, di Cecilia Strada, presidente di Emergency, all'articolo di Giorgio Beretta «Due aprile: pacifisti in piazza col “conto armato”?»,  pubblicato il 31 marzo scorso sul nostro portale. Il secondo è una lettera, a firma del dott. Eugenio Garavini, inviata dagli Uffici della Direzione Generale della Banca Popolare dell’Emilia Romagna, alla presidente di Emergency in riferimento al medesimo articolo. Di seguito la replica di Giorgio Beretta alla prima delle due missive.

A Cecilia Strada (presidente di Emergency)

Gentile Cecilia Strada

La ringrazio per la cortese risposta e per aver allegato la comunicazione a lei fornita dalla Direzione Generale della Banca Popolare dell’Emilia Romagna (BPER) alla quale risponderò separatamente in un prossimo articolo. Nello stesso spirito di dialogo costruttivo mi permetto alcune precisazioni e qualche considerazione.

  1. La sua richiesta di inserire nel mio articolo anche “un riferimento al fatto che, come Lei saprà e come può constatare anche dal documento allegato, il gruppo BPER sta lavorando alla definizione di una propria politica di autoregolamentazione in materia di finanziamento dell’industria bellica (…)” non poteva essere da me corrisposta. Il motivo è semplice: nelle mie analisi, per correttezza verso tutti gli istituti di credito, la documentazione è basata solo ed esclusivamente su documenti pubblici, mentre il documento che lei mi ha allegato è una lettera privata riservata alla sua associazione di cui lei gentilmente ci ha adesso fornito comunicazione. Tale documento non mi risulta sia stato in precedenza reso pubblico dalla banca e, nella sezione “Comunicati stampa” del sito della medesima, non ho rintracciato alcun documento che segnali la delibera del Consiglio di Amministrazione della BPER del 26 ottobre 2010 di “definire una specifica Policy finalizzata a disciplinare i finanziamenti del Gruppo BPER nei confronti dell’industria bellica”. Se tale documento è stato reso pubblico e accessibile sul sito internet della banca ne prenderò atto; ma in mancanza di tale pubblicazione non potevo certo darne notizia e, di conseguenza, soddisfare la sua richiesta. Le segnalo inoltre che non ho rintracciato sul sito della BPER i “bilanci sociali” nei quali, da anni, diversi altri istituti di credito italiani riportano informazioni in merito alle proprie policy e operazioni riguardo al settore dell’industria militare e degli armamenti. L’unico riferimento, pubblico e accessibile, della BPER riguardo al settore delle “armi” si trova nel “Codice Etico” (del 20 luglio 2010 e quindi molto recente) nel quale il Gruppo BPER afferma che “nell’avviare relazioni commerciali con nuovi clienti e nella gestione di quelle già in essere, è necessario, tenuto conto delle informazioni disponibili, evitare di intrattenere relazioni con soggetti dei quali sia conosciuta, o solamente sospettata, l’implicazione in attività illecite, in particolare connesse al traffico di armi (…)” (pp. 16-17). La questione sollevata nel mio articolo – e la stessa delibera di policy di cui adesso la BPER informa – non riguarda il settore illegale dei “traffici” di armi, ma quello del “commercio legale e autorizzato”, ma non per questo meno problematico, di armamenti. Se – come lei ora ci comunica, ma come non appare dal documento allegato dalla banca – la politica di autoregolamentazione in materia di finanziamento dell’industria bellica del gruppo BPER “andrà ben oltre i limiti stabiliti dalla legge 185/90, per ricomprendere anche transazioni aventi ad oggetto armi (quali quelle di “piccole” dimensioni)” ne prenderò atto e la analizzerò nel merito: al momento la banca – nella lettera a lei inviata – afferma che “non sarebbe corretto anticiparne i contenuti prima del suo rilascio definitivo” e, di conseguenza, mi esonero da ogni commento.
  2. Lei mi invita a citare nel mio articolo “anche il trend delle operazioni soggette alla normativa 185/90” del gruppo BPER. Per correttezza, la informo che il trend va stabilito dall’inizio delle operazioni svolte dalle banche del gruppo BPER che dal 2004 al 2009 (ultimo dato disponibile) sono - secondo le relazioni ufficiali della Presidenza del Consiglio le seguenti: 4.379.906 di euro nel 2004; 341.901 euro nel 2005; 4.866.658 euro nel 2006; 24.448.643 euro nel 2007; 21.713.789 euro nel 2008 e 541.073 euro nel 2009. Come vede l’andamento è fortemente altalenante e il drastico ridimensionamento dell’ultimo anno, per chi analizza con attenzione i dati del commercio di armamenti e delle relative operazioni bancarie, non può essere considerato un “trend” o assunto come “un indicatore della volontà del gruppo di procedere in una precisa direzione”. Sarebbe stato possibile svolgere qualche rilievo più preciso in merito se la Direzione Generale della BPER nella lettera inviata le avesse fornito anche la cifra relativa al 2010, già nota alla banca e che sarà a breve disponibile attraverso la Relazione della Presidenza del Consiglio.
  3. Riguardo alla sua ultima affermazione che si riferisce ai rapporti tra Banca Popolare dell’Emilia Romagna e Banca Popolare Etica, le spiego il motivo per cui ho ritenuto opportuno attenermi alla sola questione sollevata nel mio articolo (il rapporto tra le associazioni partecipanti alla manifestazione del 2 aprile scorso e alcune delle loro banche di riferimento) e di non addentrarmi nel complesso discorso dei rapporti tra le due banche da lei citate. Di questa vicenda Unimondo ha riferito fin dal 2005 anche riportando in questo articolo la parte dell’intervenuto dell’allora presidente di Banca Etica, Fabio Salviato, durante l'assemblea dei soci della Banca nel maggio del 2006, nel quale Salviato spiega i passi svolti da Banca Etica in presenza di comportamenti “non coerenti con i principi e le finalità della Finanza Etica adottati da Banche socie di Banca Etica”. Nel testo dell’articolo è segnalato anche il documento ufficiale di Banca Popolare Etica (qui in .pdf) consegnato ai soci presenti in Assemblea “sui rapporti intrattenuti da Banca Etica con la Banca Popolare di Milano e con la Banca Popolare dell'Emilia Romagna alla luce della Legge 185/90”. Nel testo è documentata, fino al maggio 2006, la non risposta dell’allora Amministratore delegato del Gruppo BPER, Guido Leoni, alle reiterate richieste inoltrate dal presidente di Banca Etica per un incontro personale sulla questione e, di conseguenza, la non disponibilità del presidente di Banca Etica ad emettere un comunicato stampa congiunto in quanto – afferma Salviato - “è nostra consuetudine rilasciare dichiarazioni congiunte, in particolare quando sono in gioco le politiche della nostra banca, solo a seguito di un confronto tra i presidenti o gli amministratori delegati degli enti coinvolti”. (Ho, tra l’altro, ampiamente documentato della vicenda nel volume curato con Chiara Bonaiuti Finanza e armamenti. Istituti di credito e industria militare tra mercato e responsabilità sociale”, Edizioni Plus - Pisa University Press, Pisa 2010, che mi pregerò di inviarle). Non ho rintracciato documenti pubblici successivi che riportino progressi nella materia: anche in questo caso, se ve ne fossero, ne prenderò volentieri atto e li valuterò nel merito.
  4. Ritengo, però, fuori luogo far riferimento “al fatto che la Banca Popolare dell’Emilia Romagna della Banca Popolare Etica è socio fondatore (anche Emergency è socio e intrattiene rapporti di conto corrente con tale Banca) e partner commerciale” mancando così di rispondere a due precise questioni che sollevavo nel mio articolo. La prima, riguarda la compatibilità di mantenere carte di credito “solidali” (o “etiche”) con un gruppo bancario come la BPER che – e questo non è stato smentito dalla Direzione della banca – ha svolto operazioni relative all’esportazione di armamenti con ditte come Simmel Difesa che, come ricordavo nel mio articolo, fino a qualche anno pubblicizzava nel suo catalogo – ormai inaccessibile al pubblico – sistemi di “munizioni a grappolo”. La seconda riguarda la necessità, mentre cerchiamo di “abolire la guerra dal nostro orizzonte culturale e politico” di darsi da fare per togliere un po’ di fondi (“almeno i nostri” – scrivevo) alle banche che sostengono l’industria militare. Nella sua lettera dall’Himalaya indiana del 17 gennaio 2002, Tiziano Terzani dopo aver citato Gino Strada (“La guerra non rompe solo le ossa della gente, rompe i rapporti umani”) alla pagina successiva scriveva: “La guerra al terrorismo viene oggi usata per la militarizzazione delle nostre società, per produrre nuove armi, per spendere più soldi per la difesa. Opponiamoci, non votiamo per chi appoggia questa politica, controlliamo dove abbiamo messo i nostri risparmi e togliamoli da qualsiasi società che abbia anche lontanamente a che fare con l’industria bellica” (da “Lettere contro la guerra”, p. 179). Un pensiero che, credo, Gino Strada, lei e tutti i sostenitori di Emergency intendono sottoscrivere. E che, mi auguro, venga presto realizzato dalla sua associazione. Senza ipocrisie né pretesti.

Cordialmente,
Giorgio Beretta
giorgio.beretta@unimondo.org

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