Un altro mondo è possibile anche con il commercio equo e solidale

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Foto di Aldo Pavan ®

Il 3 marzo scorso, con 282 voti favorevoli e 4 contrari, la Camera dei deputati ha approvato  la proposta di legge “Disposizioni per la promozione e la disciplina del commercio equo e solidale”. La legge definisce le finalità del commercio equo e solidale (Capo I), codifica chi siano i soggetti della filiera integrale del commercio equo e solidale (Capo II) e quali gli enti di promozione delle filiere e dei prodotti (Capo III), istituisce l’elenco nazionale del commercio equo e solidale quale strumento di riferimento per il consumatore atto a  promuovere la cultura del commercio equo e solidale (Capo IV), sancisce gli interventi di protezione e sostegno del commercio equo e solidale (Capo V) stabilendo le norme di attuazione e la copertura finanziaria della legge stessa (Capo VI). "Tre gli aspetti principali:" nella lettura di Alessandro Franceschini, presidente di Equo Garantito "il primo è la definizione precisa di ciò che è commercio equo e solidale, con l’accento sul ruolo delle organizzazioni che lo promuovono. Il secondo aspetto è la tutela: nei confronti del movimento, nel contrasto agli abusi, nel rispetto del consumatore. Il terzo aspetto è la promozione: la legge mette infatti a disposizione risorse ingenti - fino un milione di euro per il primo anno- per sostenere a tutti i livelli il fair trade”.

Si tratta di una legge che ha dunque il merito di fare chiarezza su termini e attori e di riconoscere e tutelare la validità dei processi messi in atto da un movimento di uomini e donne che, a partire dagli anni 60, si è impegnato per rendere accessibile il mercato a quei produttori del sud del mondo che dal mercato e dalle sue leggi sono normalmente stritolati. Negli anni questo processo di inclusione non solo si è consolidato ma si è allargato coinvolgendo molti altri “sud” - anche geograficamente vicini - che il sistema economico attuale tende ad escludere o marginalizzare. E’ l’esperienza di cooperative come Libero Mondo, che da sempre hanno affiancato il commercio equo e solidale all’inserimento lavorativo di persone svantaggiate del territorio in cui hanno sede o come quella del progetto Solidale Italiano di Altromercato
che “nasce con l’obiettivo di sostenere produzioni di cooperative e imprese del territorio attraverso sistemi di acquisto orientati a remunerare dignitosamente il lavoro, rafforzare le relazioni comunitarie di fiducia e incoraggiare metodi di agricoltura sostenibile.”

Se inizialmente quindi il collegamento era tra il consumatore del nord del mondo e il produttore lontano, il commercio equo e solidale che oggi viene riconosciuto dal legislatore è una realtà di rete ricca e diversificata in dialogo e collaborazione con “altre esperienze della economia solidale come le organizzazioni di finanza etica e i gruppi di acquisto solidale (GAS)” (Capo II). Il commercio equo promuove e partecipa dunque a quella rete che va sotto il più ampio nome di economia solidale, una economia che in questi anni di crisi ha suscitato l’interesse e la curiosità di coloro che si sono interrogati su un diverso senso delle cose e che si sono trovati a confrontarsi con la visione secondo la quale "lo scopo dell'economia è servire le persone, e non far sì che le persone servano l'economia" come ha sottolineato nel 2011 il cileno Manfred A. Max-Neef nell'ambito del Festival dell'Economia di Trento.

La centralità è sulla persona e sulla persona in rete, una rete di soggetti che “fondano la loro attività sulla cooperazione e promuovono relazioni dirette e paritarie tra produttore e consumatore”, come sancisce la nuova legge: una rete basata su relazioni, dunque che include, che costruisce ponti. Nulla a che vedere con un propagandistico “aiutiamoli a casa loro” più propenso a sottolineare lontananze, promuovere separazioni, innalzare muri. Il commercio equo e solidale, così come si è proposto negli anni e come ora lo codifica la legge, crede nelle vicinanze e nei partenariati, implica il coinvolgimento del produttore e del consumatore, ma prima ancora del cittadino, nei sud come nei nord del mondo, invita all’incontro e alla conoscenza reciproca.

Proprio all’incontro sono stati dedicati negli ultimi anni tempi, energie e risorse resi possibili anche dalle 13 leggi regionali che hanno preceduto la stesura di quella nazionale e all’interno delle quali si è da sempre riconosciuto “al commercio equo e solidale una funzione rilevante nella promozione [...] dell’incontro fra culture diverse” come indica la Legge Regionale della Toscana (n.24/2005). Le attività nelle scuole, gli incontri con i produttori, la produzione di materiali video e fotografici hanno permesso di intensificare l’impegno ad approfondire la conoscenza, a far nascere relazioni, ad aumentare la consapevolezza. Ne è testimonianza il lavoro di reti come quella di Veneto Equo che dalla approvazione della  Legge Regionale del  Veneto (n.6/2010) ad oggi ha permesso ai diversi territori di moltiplicare le occasioni di incontro con produttori e protagonisti del commercio equo e solidale mondiale valorizzandone le esperienze e condividendone i percorsi. “Panay Fair trade Center è diventata una minaccia per i poteri forti che non possono accettare che contadini ed operai stravolgano le regole del gioco che fanno gli interessi di pochi. [...] Qui sull’Isola di Panay sono spariti dopo un rapimento due politici impegnati nella difesa dei diritti dei più poveri e legati a doppio filo al commercio equo” denuncia un recentissimo documentario di Aldo Pavan girato nell’isola filippina. “E’ la prima volta che sento parlare di Palestina non solo come terra di scontri e conflitti ma anche come luogo in cui si vive, si coltiva, si progetta” ha esclamato uno studente dopo l’incontro con Nasser e Karmel Abufarha rappresentanti di Canaan Fair Trade lo scorso febbraio a Padova.

E’ tramite questo lavoro capillare che ogni prodotto viene ricollegato ad una sua filiera acquistando il volto umano di chi vicino o lontano lo sta producendo per noi. E’ grazie a queste relazioni dirette che ognuno può interrogarsi sulle proprie scelte e sentirsi partecipe di un cambiamento possibile che parte da quella quotidianità che sono i nostri acquisti. Oggi con la legge “Disposizioni per la promozione e la disciplina del commercio equo e solidale”, la scelta non è più lasciata alla sola sensibilità del singolo ma diventa preferenza della collettività che si impegna a sostenere il commercio equo e solidale non solo riconoscendone il valore e tutelandone i processi negli interessi del movimento e dei consumatori, ma anche promuovendone i prodotti all’interno dei bandi pubblici.

L’augurio è che, dopo l’approvazione della Camera, l’iter di questa legge possa procedere velocemente all’interno del Senato e se ne possano presto godere i frutti...possibilmente equo e solidali!

Francesca Benciolini

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