Il de profundis della Wto

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Stop al Wto

La sospensione dei negoziati del 'Round dello sviluppo' della Wto, a quasi cinque anni dal loro avvio a Doha nel novembre 2001, viene salutata positivamente dal Tradewatch, l'osservatorio italiano sul commercio internazionale.

"Siamo alla resa del liberismo a livello internazionale. Anche l'istituzione principe dell'iniqua globalizzazione liberista si è definitivamente fermata. Questa volta per salvare il Doha Round non sono bastati nemmeno i metodi poco democratici dei negoziati ristretti tra pochi Paesi forti. La sospensione delle trattative è un atto dovuto nei confronti dei milioni di cittadini del pianeta che si sono battuti da Seattle in poi per la giustizia internazionale e contro le regole imposte dalla Wto, ma soprattutto verso la stragrande maggioranza dei Paesi in via di sviluppo, le cui istanze non sono mai state ascoltate dalla Wto e dai poteri che la controllano" afferma il Tradewatch.

I principali attori del negoziato accusano l'amministrazione Bush di essere rimasta inamovibile in merito alle sue posizioni e di aver portato all'impasse finale. Come sottolineato da diversi dei sei governi che hanno condotto un negoziato serrato nelle ultime ore, il futuro del Doha Round diventa sempre più incerto e la sua conclusione è rimandata di molti mesi, se non di anni.

"L'Agricoltura è stata il maggior scoglio negoziale di questo supposto Round per lo sviluppo, rilevando come la pretesa di creare un mercato globale dei prodotti agricoli imperniato su regole liberiste fosse un mero trucco ideologico. I movimenti dei contadini e dei pescatori, che in questi anni si sono battuti contro la mercificazione dell'agricoltura, sono riusciti a smascherare questa finzione ideologica, imponendo ai governi del Sud una gerarchia diversa che ponesse il cibo prima del commercio. La Wto ha terminato la sua corsa, o l'agricoltura esce dalla sua agenda e ritorna di competenza di altre istituzioni internazionali all'interno del sistema delle Nazioni Unite, oppure rimarrà la causa principale dello stallo dei negoziati commerciali a livello multilaterale" afferma Antonio Onorati del Centro Internazionale Crocevia, presente in questi giorni a Ginevra.

"La storia dei negoziati commerciali internazionali ci insegna che dei cambiamenti sono sempre possibili, ma il collasso della Wto di oggi conferma che il mondo e i poteri economici sono profondamente mutati. Riteniamo inaccettabile l'ipocrisia di Ue e Stati Uniti, che da tempo spingono aggressivi negoziati su scala bilaterale e regionale, in barba a qualsiasi principio multilaterale, per forzare condizioni ancora più capestro di quelle della Wto sui Paesi in via di sviluppo, mettendo una seria ipoteca sulla loro possibilità futura di uno sviluppo sostenibile" ha dichiarato Antonio Tricarico della CRBM.

La sospensione dei negoziati mette a serio rischio la credibilità della stessa Wto, già provata dal sonoro fallimento di Cancun alla conferenza ministeriale del 2003.

Secondo Monica Di Sisto dell'organizzazione equa e solidale Fair "Il fallimento degli ultimi negoziati dimostrano come il sistema Wto sia totalmente inadeguato a far fronte alle sfide della globalizzazione. Come movimenti sociali siamo chiamati a dare il nostro contributo per la costruzione di un sistema realmente multilaterale più equo, che superi un Wto ormai in crisi e che tenga in debita considerazione le istanze delle popolazioni, dell'ambiente ed i diritti umani".

"A questo punto i governi membri del Wto, e in particolare quelli europei tra cui l'Italia, traggano una valida lezione da quanto accaduto a Ginevra e si muovano subito per la definizione di nuove regole del commercio internazionale basate sulla realizzazione dei diritti fondamentali dei popoli del pianeta, e non sull'apertura indiscriminati dei mercati" sostiene Roberto Sensi di Mani Tese.

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Fonte: Tradewatch (www.tradewatch.it) è l'Osservatorio italiano sul commercio internazionale promosso da Centro Internazionale Crocevia, Campagna Riforma Banca Mondiale, Fair, Mani Tese, Gruppo d'appoggio al movimento contadino africano, Terra Nuova e Fondazione Culturale Responsabilità Etica,

 

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