Boicottaggio

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“Quando acquistiamo un determinato prodotto stiamo approvando tutto quello che è stato fatto per produrlo. Se capiamo questo, ci rendiamo conto del potere che abbiamo in mano”. (Francuccio Gesualdi - Centro nuovo modello di sviluppo)

 

Introduzione

Inizialmente il verbo "boicottare" aveva il solo significato di mettere al bando un commerciante, imprenditore o affarista in generale colpevole, impedendogli, appunto, di svolgere la propria attività. Il termine, col tempo, ha finito con il significare una congiura contro qualcuno o qualcosa, ostacolandone l'attività o la produzione, assumendo anche una valenza politica, quando il boicottaggio è riferito per esempio ad uno Stato che fa delle azioni criticabili.

Oggi boicottare è entrato nell'uso comune e significa ostacolare, escludere. In tutti i casi non si tratta di azioni fine a se stesse perché l'obiettivo finale è sempre quello di portare a un cambiamento, anzi a un miglioramento. E in realtà - grazie alle campagne di boicottaggio - alcuni miglioramenti ci sono stati davvero. Il più importante forse quello di aver fatto prendere coscienza ai consumatori che nelle loro mani c'è un grande potere: scegliere.

 

Origini del boicottaggio

Per boicottaggio si intende un'azione individuale o collettiva coordinata, che ha lo scopo di ostacolare e modificare l'attività di una persona, o di un gruppo di persone, un'azienda, un ente o anche di uno stato, perché ritenuta non conforme a principi etici, ai diritti universali o a determinate convenzioni sociali. Oltre che a fini moralizzatori l'azione di boicottaggio può essere fatta anche a scopi economici. La parola boicottare deriva dal nome del capitano inglese Charles Cunningham Boycott, un amministratore terriero vissuto nel XIX secolo, noto per i suoi comportamenti poco in linea con le richieste dei lavoratori.

Nell'estate del 1880 la Lega irlandese dei lavoratori della terra - un'organizzazione che sosteneva le istanze dei braccianti terrieri e che aveva iniziato una campagna in favore di migliori condizioni lavorative dei contadini alla quale Boycott aveva tentato di opporsi - comincia un'azione di protesta nonviolenta. Si trattava di una campagna di isolamento e non collaborazione nei confronti di Boycott. I vicini di casa iniziarono a non parlargli, in chiesa nessuno si sedette più vicino a lui né gli rivolse la parola, il postino non gli recapitò più la posta, non fu più servito nei negozi né ebbe più braccianti da ingaggiare per il raccolto nelle tenute che gestiva. I terreni cominciarono a inaridire e Boycott fu licenziato. Nonostante l'intervento del governo inglese in sua protezione Boycott fu costretto a lasciare l'Irlanda il 1º dicembre dello stesso anno. I contadini vinsero la loro battaglia e fu allora che i giornali - come il Times, The People, The Daily News - iniziarono a usare il suo nome come sinonimo di isolamento organizzato.

 

Obiezione di coscienza e boicottaggio

Dalla fine dell'ottocento ad oggi l'azione di boicottaggio ha ancora lo stesso significato ma si è arricchita di diverse sfaccettature. In particolare è possibile distinguere tre tipi di boicottaggio: di coscienza, strategico ed uno misto etico-strategico.

Il boicottaggio di coscienza viene fatto per tentare di sensibilizzare e correggere un'attività considerata contraria ai principi morali o dannosa. Un esempio è il boicottaggio delle multinazionali che adottano comportamenti ritenuti scorretti, o dei cibi che contengono OGM.

Il boicottaggio strategico ha invece finalità più strettamente politiche o economiche e viene intrapreso da gruppi organizzati, da Stati o organizzazioni internazionali al fine di modificare comportamenti di altri gruppi usando ritorsioni economiche e commerciali, in modo che il danno economico dissuada da questi comportamenti. Un esempio è il boicottaggio statunitense dei prodotti cubani.

La terza tipologia - il boicottaggio definito come etico-strategico - condivide entrambe le posizioni. Consiste in una forma di ribellione e rifiuto di quei prodotti eticamente scorretti, ma in maniera strategica, cioè facendo in modo che il boicottaggio porti dei danni economici alle aziende accusate di comportamenti scorretti. Di solito si porta avanti l'azione affinché l'azienda subisca un calo delle vendite dal 2 al 5% circa, percentuale ritenuta sufficiente a condizionare i comportamenti dell'impresa. Si tratta di evitare di comperare e, quindi, sostenere prodotti derivanti dallo sfruttamento umano e del pianeta, prodotti fabbricati da persone - spesso bambini - in condizioni di lavoro disumane.

Aziende che spesso spendono più in pubblicità che per la sicurezza dei lavoratori e che - pur di raggiungere il maggior profitto - non rispettano la dignità umana ed il valore del lavoro. Spesso sono prodotti altamente inquinanti, pericolosi per la salute del pianeta e per quella umana, creati nel nome del libero mercato e del massimo profitto. Questo modo di boicottare è la maniera che ogni persona/consumatore possiede per modificare il sistema economico, scegliendo di non sovvenzionare marche e prodotti derivanti da questa logica di mercato.

 

Consumo critico, consum-attori e Buycott

Data la sempre più commistione tra economia e politica, il boicottaggio misto è quello di sicuro più diffuso e anche più incisivo. Ogni consumatore infatti è in grado di fare delle scelte capaci di influenzare le aziende produttrici. I consumatori, con i loro acquisti hanno la possibilità di far salire e scendere i loro profitti. Quando molte persone, contemporaneamente, scelgono di non acquistare i prodotti di una determinata azienda, inviando anche lettere che ne annunciano le motivazioni e chiedono un cambiamento da parte di questa, mettono l'azienda nelle condizioni di prendere atto della protesta e di decidere come reagire.

E' necessaria, ovviamente, la partecipazione di tante persone. Il successo di un boicottaggio, come movimento non strutturato, dipende infatti dalla sua capacità di diffondere il messaggio. Grazie a internet con i siti web, i blog, i forum, le mailing list, la capacità di comunicazione dei movimenti di boicottaggio è aumentata la diffusione ma anche la dispersione. Ciò ha consentito da un alto di raggiungere un numero sempre maggiore di potenziali aderenti che possono decidere se diventare così protagonisti attivi (consum-attori) o rimanere solo passivi destinatari finali ma dall’altro di attivare più campagne con la conseguente dispersione delal capacità incisiva.

Come alternativa ai prodotti boicottati, ma anche per sostenere aziende eticamente responsabili, è nato - e si è via via sempre più strutturato - il consumo critico. Il termine buycott, o positive buying, indica proprio un'azione di consumo critico finalizzata a promuovere l'acquisto di determinati prodotti o di marchi, allo scopo di favorire una causa politica, sociale o ambientale. Il termine si oppone al quasi omografo boycott. Questa parola è stata impiegata per la prima volta nel maggio 2005 dal giornalista e critico Jeff Cohen nell’appello Join the BUYcott, finalizzato a promuovere negli Stati Uniti l'acquisto della benzina della rete di distribuzione venezuelana Citgo, sostenendo che il presidente del Venezuela Hugo Chavez è l’unico capo di stato democraticamente eletto tra i maggiori Paesi produttori di petrolio.

 

Le strategie del boicottaggio

La buona riuscita di un boicottaggio dipende da numerosi fattori. Secondo gli esperti l'oggetto di una campagna deve essere preciso, circostanziato e facilmente individuabile. Insomma meglio concentrarsi su un prodotto specifico, specie se si ha a che fare con multinazionali attive in diversi settori. Altro punto fondamentale è la capacità di poter misurare gli effetti di una campagna sia in termini di danno economico o di immagine, sia in termini di numero degli aderenti. Molto spesso, invece, le grandi campagne internazionali di boicottaggio sono difficili da monitorare.

Un boicottaggio che ha funzionato bene in questo senso è stato quello attuato contro la Shell nel 1995, per protestare contro l'affondamento di una piattaforma petrolifera nell'oceano Atlantico. Allora, bastarono quattro mesi per costringere l'azienda a fare marcia indietro e ad ammettere che si era verificato un calo delle vendite dal 20 al 50%. Un altro elemento fondamentale per la riuscita di una campagna è la strategia di comunicazione messa in piedi dal comitato promotore.

Oltre a tutto questo, deve esserci continuità, non basta lanciare un boicottaggio, bisogna seguirlo e continuare ad alimentarlo, e se possibile, renderlo creativo e sempre interessante. Soprattutto, i risultati cui si vuole arrivare devono essere scelti con attenzione, perché il senso di un boicottaggio e di una campagna di pressione è modificare i comportamenti di un'azienda ritenuti scorretti. Il danno economico o di immagine è quindi solo il mezzo attraverso il quale indurre al cambiamento. Anche perché in fondo, il boicottaggio nasce dalla crescente consapevolezza che le multinazionali non si limitano a fornire prodotti o servizi, ma sono anche le più importanti forze di influenza politica ed economica del nostro tempo.

 

Alcune campagne di boicottaggio internazionale

Quello nei confronti della Nestlé è il più lungo dei boicottaggi della storia, ma 27 anni di pressione non hanno impedito all'azienda svizzera di diventare la più potente multinazionale al mondo in campo agroalimentare e di continuare a violare il Codice internazionale sulla commercializzazione del latte materno (in.pdf). Il Codice è stato il risultato più concreto che la campagna di boicottaggio ha raggiunto, da quando venne lanciata nel lontano 1977 dall'International Nestlé Boycott Committee per costringere l'azienda a interrompere la promozione dell'uso di latte in polvere, che ogni anno causa la morte di un milione e mezzo di bambini nei Paesi dei Sud del mondo.

Nel 1981, dopo quattro anni di intensa campagna, l'Organizzazione mondiale della sanità promulga il Codice, che la multinazionale acconsente di sottoscrivere tre anni dopo. Gli organizzatori della campagna interrompono il boicottaggio, ma nel 1988 viene lanciato un nuovo boicottaggio, perché si scopre che la multinazionale distribuisce gratuitamente i suoi prodotti negli ospedali, violando, di fatto, il Codice. A oggi la situazione non è cambiata di molto, le violazioni continuano in molti Paesi e a continuano le protesta della società civile a cui si è aggiunta la voce dell'Unicef. Nonostante l'azienda abbia pagato sia sul piano dell'immagine che del fatturato non ha mai invertito la rotta.

Secondo Ethical Consumer, un'organizzazione dei consumatori inglese il boicottaggio avrebbe influenzato negativamente il bilancio della multinazionale svizzera nel 1993. Ma da allora, forse, il fervore di molti consumatori si è affievolito: alcuni non ricordano più neppure la ragione del boicottaggio - anche se è di sicuro più d’una - altri sono un po' confusi perché non sanno se boicottare solo i prodotti a marchio Nestlé, oppure se boicottare tutti quelli della filiera del latte o anche i cosmetici, e se si opta per la seconda diventa davvero difficile tra acquisizioni, fusioni ecc. quali marchi siano diventati Nestlè e quali no.

Altra campagna nota è quella contro la Nike, forse la campagna più ostinata e meglio pubblicizzata mai condotta: da quando il boicottaggio è iniziato nel 1992, sono apparsi migliaia di articoli e dossier sullo scandalo dei lavoratori sfruttati dalla multinazionale nei Paesi asiatici. I misfatti di Nike e ma anche Reebook aprirono gli occhi all'occidente sulle conseguenze della delocalizzazione del lavoro, fenomeno comune a tantissime aziende tessili anche italiane.

Per denunciare questi soprusi e iniziare boicottaggi sistematici nasce la Clean Clothes Campaign una rete internazionale con sede anche in Italia (Campagna Abiti Puliti). La mobilitazione internazionale ha portato ad alcune vittorie importanti, come quella dei lavoratori di una maquiladora messicana, che nel 2001, dopo nove mesi di battaglie e il sostegno di gruppi internazionali, sono riusciti a creare un sindacato indipendente. Ma spesso, quando si verificano questi miglioramenti, le aziende sotto il mirino chiudono in un paese per aprire in un altro meno esigente, o dove la società civile non si è ancora organizzata.

Da luglio 2003 è in corso un boicottaggio contro la multinazionale che produce la bibita più famosa del mondo, la Coca Cola. Partito da Bogotà si è esteso in molti Paesi, tra cui Stati Uniti, Gran Bretagna, Spagna, Germania, Irlanda. In Italia la campagna è stata raccolta dalla Rete italiana boicotta Coca Cola, che ha organizzato una raccolta di firme e si è battuta contro la sponsorizzazione di eventi. L'obiettivo del boicottaggio è mettere fine al comportamento antisindacale dell'azienda, ottenere il risarcimento delle vittime e il rispetto del Codice di condotta che la Coca Cola si è data fin dal 1977.

Ci sono anche altre ragioni che spingono i consumatori a boicottare la multinazionale. In Norvegia è attivo un boicottaggio per costringere l'azienda a risarcire i contadini indiani che sono stati privati dell'acqua per irrigare i campi, a causa dello sfruttamento della falda acquifera di un impianto di imbottigliamento. In Nord America, invece, il boicottaggio si concentra nelle scuole, dove insegnanti e genitori, preoccupati per le cattive abitudini alimentari dei loro figli, richiedono che la Coca Cola non goda più del diritto esclusivo di distribuzione. In Canada, ci sono già stati dei risultati in questo senso: da gennaio, Coca Cola e la rivale Pepsi, non possono più vendere le loro bevande nelle scuole elementari e medie.

Ma il simbolo delle accuse globali alle multinazionali, e vittima di uno dei boicottaggi più diffusi e conosciuti è senza dubbio la catena McDonald's. Che spesso si è tradotto in veri e propri assalti (il più famoso, e pacifico, quello di José Bové, nel 1999 a Millau). McDonald's è l'antonomasia della multinazionale globalizzata: 30 mila ristoranti in 119 Paesi nel mondo. Ogni giorno 47 milioni di clienti di cui 650 mila in Italia. Le accuse vanno da questioni alimentari, passano per l'ambiente e arrivano dritto ai lavoratori. I panini sono accusati di favorire una cattiva alimentazione, istigare all'obesità, veicolare sofferenze cardiovascolari. Nei menù si condanna l'utilizzo di polli e vitelli allevati in batterie.

Dal punto di vista ambientale, McDonald's è insostenibile nel massiccio utilizzo di carne, la cui produzione ha un impatto notevole sull'ecosistema, nell'impressionante spreco di imballaggi per lo più non riciclabili, nell'utilizzo di organismi geneticamente modificati. McDonald's è accusata anche di utilizzare lavoro precario e poco sindacalizzato. A differenza che negli Usa, in Italia la pressione su McDonald's non sembra aver inciso sulle politiche dell'azienda, che in ogni caso si premura di monitorare gli umori della società civile. A volte rispondendo con campagne di "trasparenza", aprendo le proprie cucine ai clienti.

Un consumo responsabile passa anche dalle banche. L'impiego dei nostri risparmi è infatti oggetto di boicottaggio della Campagna "banche armate". L'espressione ha avuto successo per una campagna di pressione nata in Italia alla fine del 1999 in occasione del Giubileo. Gli obiettivi sono di attuare un controllo e di chiedere trasparenza sulle operazioni di appoggio al commercio di armi effettuate dagli istituti di credito, e indurre un ripensamento nei consumatori circa l'utilizzo dei propri risparmi. Tra i risultati raggiunti dalla campagna va annoverata la decisione da parte dei maggiori gruppi bancari italiani di definire e rendere pubbliche direttive più restrittive - quando non completamente escludenti - sulle operazioni relative al commercio di armi, mentre rimane tuttora vaga la risposta delle principali banche estere operanti in Italia anche in questo settore.

Un boicottaggio più complesso e con fini politici è la Campagna contro la guerra in Iraq. "Non comprare la guerra" è uno degli slogan della campagna, partita nel 2002 che si proponeva un boicottaggio globale per la pace prendendo di mira, Halliburton e la sua controllata Bechtel (fra le maggiori beneficiarie dell'intervento Usa in Iraq), Microsoft, Citibank, American Express, la triade farmaceutica Pfizer, Bristol-Meyers Squibb e Glaxo, a Coca Cola e McDonald's. Il movimento pacifista internazionale aveva tra i suoi obiettivi quello di dare uno scossone all'America delle multinazionali che fanno la politica finché Washington non si ritirerà dall'Iraq.

 

Alcuni risultati positivi dei boicottaggi

La conferma che un boicottaggio può funzionare davvero arriva dalla campagna contro la multinazionale Del Monte, che nel 2001 passa alla Cirio, lanciata nel 1999 dal Centro Nuovo Modello di Sviluppo per chiedere di correggere il comportamento che la società aveva nella piantagione di ananas a Thika, in Kenya. Le ricerche avviate dal Centro nuovo modello di sviluppo in collaborazione con padre Alex Zanotelli, avevano infatti rivelato che la multinazionale aveva ignorato qualsiasi richiesta di migliori condizioni di lavoro avanzata nel corso degli anni dai sindacalisti della Kenya Union of Commercial Food and Allied Workers.

Obiettivo principale degli organizzatori, la richiesta dell'aumento dei salari e l'abbandono di pesticidi pericolosi. La campagna ha i suoi alti e bassi ma, alla fine, la Del Monte dovette arrendersi: il 3 marzo 2001, dopo avere riconosciuto pubblicamente le accuse che le erano state rivolte, l'azienda si impegna in un piano di miglioramento delle condizioni di lavoro e di vita nelle piantagioni. Tra i fattori che hanno contribuito al successo della campagna, l'alleanza con i rappresentanti locali dei lavoratori e con numerose associazioni che si occupano di diritti umani.

Anche la partecipazione di Coop Italia è stata fondamentale: avendo ottenuto la certificazione SA 8000 (un marchio di garanzia concesso a quelle imprese che dimostrano di rispettare i diritti fondamentali dei lavoratori e di imporre lo stesso codice di condotta ai propri fornitori) la catena di supermercati che vende ananas Del Monte a marchio Coop, ha esercitato pressione sulla multinazionale per costringerla a modificare i propri comportamenti.

 

L'importanza della comunicazione

Da quando le persone hanno preso coscienza del potere che hanno quando effettuano le proprie scelte, si sono intensificate le iniziative di lotta nei confronti delle imprese. Ma allo stesso tempo è cambiato il concetto di boicottaggio. Mentre prima alludeva alla sospensione organizzata degli acquisti, oggi si riferisce a qualsiasi forma di protesta che può andare dal semplice invio di cartoline, a campagne di attacco all'immagine, al volantinaggio, fino alla sospensione degli acquisti. Questa trasformazione è avvenuta perché si è consapevoli che le imprese sono più fragili di quello che sembrano e, a volte, si può vincere senza arrivare allo sciopero degli acquisti.

Le ragioni per cui alcune campagne si risolvono in poco tempo e altre non sfondano neanche in decenni di lotta, dipendono da molti fattori che le imprese raggruppano sotto due categorie, entrambe di tipo economico. Dal punto di vista commerciale le aziende sono sensibili al boicottaggio perché questo comporta una serie di implicazioni finanziarie. Il boicottaggio, può inficiare l'immagine e la reputazione delle aziende. Questa è una componente molto importante soprattutto nella Grande Distribuzione Organizzata, dove il boicottaggio può assumere, davvero, un ruolo determinante nell'indurre ad un cambio di rotta.

Un esempio di successo è la Campagna Sprona Coop promossa dal Centro Nuovo Modello di Sviluppo per indurre la Coop ad indicare sulle confezioni dei suoi prodotti a marchio il nome dei produttori. Con questo successo si registra anche il consolidamento di un altro tipo di potere, più soft ma ugualmente forte, quello dei consumatori accorti, di coloro che non si fermano allo spot pubblicitario per valutare la qualità di un prodotto ma che cercano di andare oltre l’etichetta prevista dalla legge. Persone normali che hanno capito che parte dal basso la costruzione di un ordine mondiale più giusto, alternativo a quello imposto dall'attuale sistema economico.

 

Bibliografia

Francesco Gesualdi, Willy Mutunga e Stephen Ouma, Consumatori del Nord Lavoratori del Sud, edizioni Emi 2003

Francesco Gesualdi, Manuale per un consumo responsabile. Dal boicottaggio al commercio equo e solidale, Feltrinelli 2003

Naomi Klein, No logo, Baldini Castoldi 2001

Rita Fatiguso, Le navi delle false griffe. Fatti e misfatti della globalizzazione, Il Sole 24 Ore Libri 2007

Miriam Giovanzana, Davide Musso, Io boicotto Nestlè, Terre di Mezzo 2005

Autori vari, Nestlè non ama i bebè, Stampa Alternativa 2006

Collettivo Malatempora, Cos'è che non Va da McDonald's?, Malatempora 2006

Silvia Iannello, REBOC, Coca Cola No, Malatempora 2006

 

(Scheda realizzata con il contributo di Elvira Corona)

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Video

Il potere politico delle multinazionali