Anche ai Papaboys non piace lo sponsor armato

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Il sito dei papaboys

Papaboys contro il Comitato italiano per il sostegno economico della prossima Giornata mondiale della gioventù che si celebrerà a Colonia dal 18 al 21 agosto. Il Comitato, infatti, ha accolto fra gli sponsor della manifestazione la Banca di Roma, il principale gruppo bancario italiano che finanzia l'esportazione nel mondo di armi made in Italy. "Dobbiamo essere nel mondo, ma non del mondo! E chi ce lo vorrebbe insegnare se lo ricorda?", si legge in un articolo firmato "Redazione Papaboys" e pubblicato nel sito internet dell'associazione (www.papaboys.it).. Ci troviamo, afferma la redazione, di fronte ad "un episodio brutto, squallido, grave": "nel drappo che annuncia la Giornata mondiale della gioventù di Colonia campeggia ben visibile lo sponsor della Banca di Roma. Le riviste promotrici della Campagna Banche armate ('Mosaico di pace', 'Missione Oggi', 'Nigrizia') si interrogano sulla necessità di esporre pubblicità in chiesa e, soprattutto, di favorire banche che appoggiano e sono coinvolte nel commercio delle armi. In realtà non è la prima volta che lo sponsor della Banca di Roma 'si infila' nelle chiese: già in piazza Navona, nella Chiesa di Sant'Agnese in Agone, la Pastorale giovanile di Roma ha ben pensato di distribuire preghiere e canzoni a marchio! Ma non bastano i soldi dell'8 per mille?⅀ Evidentemente no⅀".

Il Comitato si difende
Il dibattito sulla Banca di Roma sponsor della Gmg2005 era stato innescato lo scorso 16 giugno da una lettera aperta delle tre riviste che da vari anni animano la Campagna di pressione alle banche armate in cui chiedevano conto di tale sponsorizzazione - riporta in dettaglio l'articolo dell'ultimo numero di Adista.

Alla lettera risponde Marcello Bedeschi, presidente del Comitato italiano per il sostegno economico alla Gmg, nonché membro del Pontificio Consiglio per i Laici, rammaricandosi per le "gravi accuse" lanciate contro il Comitato: "ogni azione di ricerca fondi e contributi che il nostro Comitato ha svolto è stata sempre improntata alla massima trasparenza e rivolta a quelle Aziende ed Istituti che, nel caso specifico, applicano le direttive della legge 185/90 concernente le autorizzazioni in materia di industria pesante. Dopo attente verifiche, risulta che il gruppo Capitalia (di cui fanno parte Banca di Roma, Banca di Sicilia e Bipop-Carire)" "ha emanato una direttiva aziendale (la n. 21/2004), che stabilisce parametri più rigidi di quelli indicati dalla sopra citata legge. Pertanto il Gruppo Capitalia, con la suddetta direttiva, ha deciso di abbandonare drasticamente settori di intervento che erano stati seguiti nella fase di autonomia del vecchio assetto bancario, ed ha stabilito di 'adottare nuovi e stringenti criteri di autolimitazione' negli investimenti rivolti all'industria pesante, orientandoli invece su settori di solidarietà e di promozione allo sviluppo". "Si ribadisce il dispiacere per un'azione denigratoria che colpisce il nostro operato, che genera confusione e crea disagio nella comunità ecclesiale e che è da considerarsi impropria nei confronti di un Istituto cui moltissimi missionari si rivolgono per sostenere le proprie meritevoli iniziative e che in questo caso ha offerto la propria collaborazione in appoggio alla prossima Giornata Mondiale della Gioventù".

In realtà la 'direttiva' di Capitalia a cui Bedeschi fa riferimento (una cui sintesi è stata pubblicata anche sul "Sole24ore" del 30/04) non dichiara affatto l'uscita del Gruppo dall'import-export di armi, bensì precisa che "il Gruppo Capitalia non supporta le attività aziendali che hanno per oggetto strumenti di offesa, quali bombe, mine, missili, carri armati" ma esclusivamente "apparati di difesa come sistemi radar, trasmissioni su reti satellitari, componentistica, cantieristica navale e carri non armati per trasporto truppe"; esclude "qualunque forma di assistenza finanziaria ad attività che abbiano per destinatari Paesi coinvolti in operazioni belliche o ricompresi in aree geo-politiche particolarmente instabili"; ma ribadisce che "la scelta di Capitalia è dettata dalla volontà di coniugare l'importante funzione sociale che un grande Gruppo bancario svolge con l'attenzione nei confronti di un settore che rappresenta comunque un asset rilevante per il nostro Paese, dando occupazione a decine di migliaia di persone".

Non siamo affatto convinti
A Bedeschi replicano ulteriormente le riviste della Campagna di pressione alle Banche armate, precisando "di non voler alimentare alcuna inutile polemica, ma semplicemente di aiutare a fare chiarezza nelle scelte pastorali". "Le attività oggetto tuttora di assistenza da parte del Gruppo Capitalia - si legge -, come 'sistemi radar, trasmissioni su reti satellitari, componentistica, cantieristica navale e carri non armati per trasporto truppe' non costituiscono in quanto tali 'esclusivamente apparati di difesa': la modalità di difesa o offesa dipende, infatti, dal loro impiego, questione che non appartiene alla valutazione di un gruppo bancario, ma di volta in volta è decisa dagli apparati politici e militari dei diversi Paesi a cui queste armi sono vendute". Quanto poi all'informativa diffusa dal Gruppo Capitalia sulla decisione di "escludere tassativamente qualunque forma di assistenza finanziaria ad attività che abbiano per destinatari Paesi coinvolti in operazioni belliche o ricompresi in aree geo-politiche particolarmente instabili", le riviste apprezzano la dichirazione di intenti (e già lo avevano fatto all'indomani della diffusione della notizia), ma sottolineano anche che "al momento non è possibile alcuna verifica" visto che nell'ultima Relazione governativa sulle operazioni di appoggio al commercio delle armi (relativa al 2004) fra i 'clienti' della banca di Roma "compaiono tuttora destinazioni 'a rischio' come Paesi verso i quali è in vigore l'embargo di armi da parte dell'Ue, come la Cina" e "Paesi dove le organizzazioni internazionali rilevano reiterate violazioni dei diritti umani (torture, detenzioni arbitrarie di prigionieri, limitazioni alle libertà sociali) come Egitto, Turchia, Malesia e Paesi in conflitto o in zone di tensione come Israele e Taiwan".

"Ci rammarica", concludono le riviste, "che il dott. Bedeschi abbia ravvisato nella nostra presa di posizione una 'azione denigratoria' che colpirebbe l'operato del Comitato di cui è presidente. Da moltissime comunicazioni di parroci e di fedeli abbiamo, invece, appreso profondo disagio e anche sconcerto nel vedere esposto in luoghi sacri uno striscione come quello della Giornata Mondiale della Gioventù 2005 di Colonia dove campeggiano vari sponsor e tra questi Banca di Roma. Rinnoviamo pertanto al Comitato italiano per il sostegno economico alla Gmg l'invito a rivedere le modalità di sponsorizzazione di questi eventi, riflettendo anche sui costi necessari per sostenerli".

 

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