Un fuoco eterno contro la violenza sulle donne

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Foto: Sunitha Krishnan

Volevo raccontarvi qualcosa sull’incontro organizzato da Fondazione Fontana Onlus con l’attivista indiana Sunitha Krishnan. Ma confesso di non sapere da dove cominciare. Ci provo a dirvi qualcosa di lei, e scusate se lo faccio in ordine sparso.

1* Comincio da Namaste, dal saluto con cui ha accolto le molte persone che ha incrociato in questi giorni volati veloci. Non è abituata alla fisicità dei nostri abbracci Sunitha. Lei si inchina quando ci incontra, e non per tenerci a distanza, anzi. Il suo gesto mite corrisponde a un riconoscimento di quella parte di divinità che ogni essere umano custodisce dentro sé.

2* Le conferenze, tra Stati Uniti, Europa, America Latina, Australia, per dare voce alle migliaia di donne che non trovano la forza di denunciare i maltrattamenti subiti, per rompere il silenzio di società adagiate sulla pigrizia, che hanno perso la capacità di indignarsi o che, se ancora ne serbano qualche residuo, non riescono più a far seguire alle parole le azioni.

3*Tre, perché la violenza contro le donne è per numeri e diffusione il terzo crimine organizzato su scala mondiale, dopo il traffico di armi e il commercio di droga. Il 45% delle persone trafficate (più di 60 milioni) sono bambini e bambine.

4*Legalizzazione dei bordelli. Una domanda venuta dal pubblico durante una di queste conferenze, uno stimolo a riflettere sul fatto che sovrapporre alla mercificazione dei desideri e del corpo delle donne una griglia di leggi e di norme in nome dell’igiene, del controllo e del contenimento della prostituzione può rappresentare forse il palliativo più “pulito” e veloce nel tentativo di eliminare il sommerso, ma non è LA soluzione (lo dimostra il fatto che nei Paesi Bassi il fenomeno della tratta è aumentato negli ultimi anni del 600%). Significa soltanto rendere legale lo stupro, permettere violenze ancor più crude perché autorizzate, pagate, e quindi pretese.

5* Educazione. Per i bambini, nelle scuole del mondo, dall’India alla Norvegia, perché crescano nella convinzione che essere maschi non significa possedere una donna con la forza, usarla come un oggetto, comprarla come una merce, penetrarla senza riconoscerla. Perché domani quei bambini saranno uomini, ed è compito degli adulti di oggi fare in modo che siano uomini migliori.

6*Violenza. Troppe volte abbiamo usato questa parola in questi giorni, troppo poche rispetto alle occasioni in cui la violenza viene perpetrata contro donne innocenti, bambini e bambine indifesi, violati nel corpo e nell’anima da membri della propria famiglia, compagni di scuola, partner e mariti, vittime della cultura o dell’indifferenza, del desiderio perverso o di una visione distorta dell’essere maschio.

7*Un gigante in miniatura. Così ti appare Sunitha, che sprigiona scintille dal suo metro e cinquanta di statura e sfodera grinta e forza d’animo, miste a una rabbia che traspare dalle parole accorate e sincere con cui racconta delle donne con cui lavora ogni giorno, per ricondurle all’autostima, alla fiducia in se stesse e nel prossimo, all’autonomia lavorativa ed economica.

8*Sopravvissute. Perché tali sono le donne che sono uscite dal tunnel della violenza, che sono riuscite a scappare da uomini che le hanno violentate, frustate, tagliate, bruciate, contagiate con malattie a trasmissione sessuale, segregate e torturate solo per il gusto di una sessualità insensata, assurda, ingiustificabile.

9*Prajwala, “fuoco eterno”, l’associazione fondata da Sunitha più di 20 anni fa. Decisione venuta dopo aver subito lei stessa uno stupro di gruppo, scaturita dall’irrefrenabile sensazione di dover fare qualcosa perché altre donne non fossero ostracizzate, considerate colpevoli di aver parlato, di aver denunciato, di aver puntato il dito contro i loro criminali. Uno staff di 250 membri che in tutta l’India offre supporto psicologico, medico, legale, economico e lavorativo a donne, bambini e bambine vittime di violenza o di sfruttamento a scopo sessuale. Un’associazione che ad oggi ha salvato più di 8500 persone da un destino di abusi ripetuti, nascosti e tollerati.

10* E allora tolleranza. Come quella che spesso usiamo nei confronti dei carnefici, allargando sempre più il cerchio del lecito anziché restringerlo. Perché tollerare anche piccole, apparentemente trascurabili, manifestazioni di violenza significa permettere che nuove forme di abuso sempre peggiori entrino subdolamente nel nostro quotidiano, nelle nostre “normalità” e diventino sempre più difficili da sradicare.

11*Colpa. Perché nessuna è la colpa che le donne violate e abusate devono scontare davanti al mondo, nessuna ragione per sentirsi responsabili di un crimine che non hanno commesso, di cui non sono causa, di cui non hanno alcun motivo di vergognarsi. L’onta appartiene a chi perpetra gli abusi, e appartiene a noi ogni volta che tacciamo e di loro diventiamo complici conniventi.

12*Rete, che ha permesso la creazione di amicizie, sinergie professionali e umane, scambi di atti di generosità senza senso, non perché insensati, ma perché senza direzione, gratuiti, senza logica, se non quella che spinge le persone a “lavorare insieme per lavorare meglio”.

13*Prostitute. Quelle che Sunitha ha voluto incontrare dopo una delle nostre cene insieme, prima di fare ritorno in albergo. Perché ogni città ha la sua zona rossa, più o meno riconoscibile che sia. Quelle con cui Sunitha si è seduta, quelle a cui ha fatto perdere qualche cliente con la sua sola presenza “anomala” in mezzo a loro, quelle in mezzo alle quali ha camminato, semplicemente camminato…

14*Volontarietà. … ha camminato in mezzo a loro per dimostrare cosa? Per dimostrare che basta sedersi sullo stesso muretto dove le prostitute aspettano i clienti per destare sospetti, per vedere i protettori (le beffe del linguaggio, a volte…) comparire dal nulla e osservare a distanza ravvicinata, controllare, segnare il territorio. Ore trascorse in mostra sulle strade come merce sugli scaffali, pochi minuti per capire quanto poco ci sia di volontario dietro le gambe nude ritte lungo le statali, a reggere anime piegate dal giogo del ricatto.

15*M.A.D. Come matto in inglese, sì. Ma gli uomini di Men Against Demand (Uomini Contro la Domanda) di matto non hanno nulla, anzi. Sono gli Uomini maiuscoli, gli uomini veri, quelli che lottano al fianco delle donne contro l’abuso e il sopruso, convinti che sia necessario far diminuire la domanda per rendere inappetibile e inutile l’offerta.

16* Un boccone amaro. La risposta che Sunitha, rappresentante della più grande associazione che in India lavora al fianco di donne vittime di violenza, mi ha dato quando le ho chiesto quale rapporto abbia con gli organi governativi del suo Paese. “Per il Governo io sono un boccone amaro, che non riesce ad ingoiare ma che nemmeno può sputare, e allora resto lì, e continuo a dare fastidio” a un governo che non disdegna di cavalcare l’onda dell’impegno contro la violenza se questo può portare a una maggiore credibilità sullo scenario politico internazionale.

17* Il braccialetto, quello che le donne dell’associazione Prajwala intrecciano per regalare ad altre donne talvolta dall’altra parte del mondo, come gesto di generosità e speranza, segno di riscatto che come un testimone viene passato di mano in mano.

18*Dolore, da rielaborare, da accettare, sfida che Sunitha, e molte come lei, combattono ogni giorno, certo non nel tentativo di dimenticarlo o di rimuoverlo. Perché sanno che resterà lì, cicatrice peggiore di quelle che portano sul corpo. Nello sforzo, piuttosto, di convertirlo nella forza e nel coraggio che contraddistingue le sopravvissute.

19*C’è troppo da fare. Dorme poco Sunitha, e quando le chiedi come mai questa è la sua risposta. E ci basta.

20*Scale, che Sunitha affronta con difficoltà, perché troppi sono stati i colpi che le hanno inferto nel tentativo di dissuaderla dal continuare la sua battaglia. Troppe le incursioni che nelle comunità dell’associazione avvengono da parte delle organizzazioni criminali che vogliono riprendersi le donne, proprietà remunerative che non si rassegnano ad aver perso.

21*100 Borse. Quelle che due scuole del Trentino e un laboratorio di accompagnamento all’autonomia dove lavorano donne in situazioni di difficoltà hanno realizzato per sostenere, dall’altra parte del mondo, altre donne. Donne che come loro combattono una battaglia personale contro una società globalizzata, anche nell’indifferenza. Per sostenerle e fare in modo che la loro battaglia diventi anche la nostra è possibile acquistare qui una di queste borse, frutto del lavoro di molte mani e della generosità di molti cuori.

22* Perché ogni 22 minuti una donna, in India, viene violentata, stuprata, picchiata. Questo ci dicono i numeri, che ci piaccia o no sentirlo. Sunitha ha detto spesso in questi giorni che i numeri sono alti perché in India sono tante le persone. Ma anche una sola donna sarebbe di troppo in questo elenco di stelle, anche una. Invertire la rotta e rivendicare un mondo migliore per noi prima di tutto che lo stiamo abitando, e per i bambini e le bambine che domani cresceranno uomini e donne, non rappresenta soltanto un desiderio, un augurio, un obiettivo. È un dovere di tutti, a partire dagli organi di informazione, rompere il silenzio che ci circonda, che prima ancora soffoca le nostre coscienze con la paura, la vergogna, l’indifferenza, lo stigma dell’oltraggio per una colpa che, lo ripetiamo, non appartiene alle vittime, anche se spesso viene loro cucita addosso. È un dovere per dare voce alla loro sofferenza. E per riconsegnare a noi la dignità e la speranza che in questo mondo si possa ancora vivere come esseri umani.

Anna Molinari

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