Le donne rurali invadono il Palazzo di vetro di New York

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Ban Ki Moon con Marjon V. Kamara, Chairwoman della 56ma CSW – foto: csw-2011.blogspot.com

Dove: Palazzo di vetro a New York. Cosa: 56esima sessione della Commissione sullo stato della donna (“Commission on the Status of Women” - CSW) delle Nazioni Unite. Quando: dal 27 febbraio si concluderà il 9 marzo 2012. Chi: la Commissione sullo stato della donna (CSW) è una delle commissioni del Consiglio Sociale ed Economico delle Nazioni Unite (ECOSOC), istituita nel 1946 come organismo parallelo alla Commissione sui Diritti Umani allo scopo di fornire contributi per sviluppare le tematiche di uguaglianza, di diritti umani delle donne, di prospettive di genere.

Il lavoro della CSW si concretizza nell’elaborazione di conclusioni concordate (Agreed Conclusions), cioè testi negoziati fra le delegazioni di governo e non sottoposti a votazione, bensì adottati per consenso; e di risoluzioni, adottate per consenso o sottoposte a votazione, a seconda dei casi.

Una pietra miliare nella storia della CSW è rappresentata dalla Convenzione sull’Eliminazione di tutte le forme di discriminazione contro le donne (CEDAW), adottata nel 1979 dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite.

Dal 1980 la CSW ha avviato l’approfondimento sui temi del lavoro, educazione e salute ed ai relativi programmi di sviluppo.

Contestualmente sono state istituite organizzazioni a supporto della CSW, quali la UNIFEM (United Nations Fund for Women) e la INSTRAW (International Research and Training Institute for the Advancement of women). Negli anni novanta, un altro fondamentale risultato è stato raggiunto con la Dichiarazione per l’eliminazione della violenza contro le donne e, nel 1995, con l’organizzazione a Pechino della IV Conferenza mondiale sulle donne, che ha rappresentato un notevole passo avanti nell’agenda globale per l’uguaglianza di genere ed i diritti umani.

Da allora, ogni anno, la CSW esamina un’area della Piattaforma di Pechino, definita area prioritaria (priority theme). Il tema prioritario di quest’anno sarà “L’empowerment delle donne rurali e il loro ruolo nella lotta alla povertà e alla fame, lo sviluppo e le sfide attuali”. Un tema che è stato proprio in questi giorni dibattuto a Roma in una conferenza organizzata dall’IFAD.

La CSW provvede poi al riesame di un tema già oggetto prioritario di una sua precedente sessione (review theme) e all’esame di un tema emergente (emerging issue). Il riesame di un tema precedentemente affrontato sarà il finanziamento dell’eguaglianza di genere e dell’empowerment delle donne (quale review theme dalla CSW nel 2006), mentre il tema emergente sarà il coinvolgimento dei giovani nella promozione dell’eguaglianza di genere.

All’apertura dei lavori hanno partecipato anche rappresentanti della CGIL, guidati dal segretario generale Susanna Camusso come riporta il seguente comunicato del 28 febbraio: “Lunedì 27 febbraio, alla presenza di quattromila partecipanti della società civile provenienti da tutte le aree del mondo, sono cominciati a New York i lavori della 56ma Commissione sulla condizione delle donne presso le Nazioni Unite (Commission on Status of Women – CSW56). …

Molte sindacaliste sono, inoltre, impegnate sia in tavole rotonde che in dibattiti “paralleli”. Come di consueto, infatti, a latere delle sessioni ufficiali intergovernative, sono previsti centinaia di eventi, soprattutto su iniziativa dei sindacati e di organizzazioni non governative.

Il tema della CSW56 è l’empowerment delle donne rurali e il loro ruolo per lo sviluppo e l’eliminazione della povertà e della fame. Un tema che riguarda centinaia di milioni di donne tra le più povere e vulnerabili: nelle aree rurali vive l’80% della popolazione più povera al mondo e ancora secondo l’ultimo rapporto della FAO, nei paesi in via di sviluppo l’agricoltura è la principale attività lavorativa delle donne (che ne costituiscono il 43% degli addetti)”.

Il 28 febbraio è intervenuta anche Elsa Fornero, nelle vesti di ministro delle Pari opportunità. In una conferenza stampa ha detto tra l’altro: “Era importante essere qui. È stata una occasione unica poter partecipare all’ONU alla sessione dedicata al potenziamento delle donne negli ambienti rurali, discutere della condizione delle donne più povere. Lì ho ascoltato il discorso della signora Bachelet con cui adesso avrò un incontro”. Fornero ha avuto incontri anche con rappresentanti della Cina, Burkina Faso, Brasile, Usa. “Incontri con molta simpatia, non ho sentito barriere tra di noi. Molto toccante l’incontro con la rappresentante del Burkina Faso alla quale ho chiesto come l’Italia avrebbe potuto aiutarla per la risoluzione alle Nazioni Unite contro le mutilazioni genitali alle bambine. Sul piano personale e della conoscenza ho riscontrato due cose: tra donne è più facile superare le barriere senza perdersi in convenevoli, arrivando subito al dunque e cercare di risolvere i problemi”.

Poi Fornero ha ricordato il concerto al Palazzo di Vetro della cantante africana Angelique Kidjo per richiamare l’attenzione sul tema delle mutilazioni, sponsorizzato proprio dall’Italia. “Io sono convinta che l’Italia stia facendo un ottimo lavoro su questo. Anche rispettando gli affari interni di altri paesi sui quali non si può intervenire in maniera troppo brutale ma con una ‘gentile pressione’, credo si possa avere risultati importanti”.

Anche le realtà locali saranno presenti, come testimonia l’intervento della Fondazione opera Campana dei caduti di Rovereto e quello dell’assessore alla solidarietà internazionale della Provincia Autonoma di Trento Lia Giovanazzi Beltrami, che come riporta un comunicato della PAT, ha dichiarato: “Siamo molto contenti di partecipare ai lavori del Consiglio economico e sociale dell’Onu, perché crediamo che legare la solidarietà internazionale alle politiche internazionali sia di fondamentale importanza. Presenteremo le attività di ricerca e formazione del Centro di formazione per la solidarietà internazionale e l’attività della Provincia, che comprende una grande quantità di progetti, molto superiore al 50% del totale, rivolti alle donne o che vedono il mondo femminile come protagonista, in campi che vanno dalla lotta all’Aids allo sviluppo rurale, dalla prevenzione dei conflitti al microcredito all’istruzione”.

Mentre l’Italia e con essa molte regioni, intimorite dalla crisi economica, non hanno esitato a tagliare drasticamente tutti i fondi per la cooperazione internazionale il Trentino non ha avuto paura nel difendere questa voce che è pari allo 0,25% del bilancio. Anche a favore delle donne rurali. A conti fatti e nel medio periodo la buona politica viene riconosciuta anche nelle sedi internazionali. La paura no. [PGC]

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