Le donne protagoniste del Forum Sociale Mondiale a Tunisi

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Il logo del WSF di Tunisi – Foto: europaquotidiano.it

A Tunisi è una splendida giornata e le strade del centro sono invase da migliaia di stranieri. Non sono semplici turisti, ma in gran parte si tratta dei partecipanti al Forum Sociale Mondiale, che si è aperto ieri con una partecipatissima assemblea delle donne al campus dell’università El Manar. Nel pomeriggio, la colorata manifestazione inaugurale di almeno 30.000 tra attivisti della società civile tunisina e internazionale ha percorso il centro per arrivare allo stadio Menzah, e si è conclusa con il concerto del tropicalista ed ex ministro della cultura brasiliano Gilberto Gil. Presente anche la moglie di Chokri Belaid, il leader dell’opposizione tunisina ucciso lo scorso febbraio, che ha riportato in strada centinaia di migliaia di cittadini.

Per la prima volta da quando è stato fondato 12 anni fa a Porto Alegre, in Brasile, il Forum Sociale Mondiale si tiene nel mondo arabo, nel contesto di uno sconvolgimento rivoluzionario in tutta la regione. Due anni di rivolte e lotte che hanno rovesciato quattro regimi autoritari: il primo è stato proprio quello di Ben Ali in Tunisia, il 14 gennaio 2011. Ma la lotta contro la dittatura continua in molti paesi, inclusi alcuni, come l’Egitto, dove il processo democratico è tutto fuorché già compiuto. Più in generale, il FSM a Tunisi è l’occasione per discutere e preparare mobilitazioni sulle sfide centrali dell’attuale situazione internazionale insieme a tutti i movimenti nuovi che sono emersi negli ultimi anni.

L’Assemblea delle donne. Combattive. Determinate. E forti di passione. Le donne, che cantando riempiono di energia positiva l’anfiteatro dell’Università, hanno aperto di fatto il Forum (prima dell’inaugurazione ufficiale) sono indubbiamente le protagoniste. “Questo è un momento fondamentale per esprimere la nostra solidarietà a tutte le donne in lotta”, ha esordito una delle organizzatrici, “e per ribadire il nostro rifiuto del capitalismo sfrenato e di qualsiasi modello di sviluppo che ci tratta da oggetti, ci emargina, commette violenza contro di noi, ci abbandona alla disoccupazione e alla precarietà, e ci esclude dai centri di potere.

Facciamo in modo che questo spazio sia un momento di condivisione e solidarietà, un momento per ricaricare la nostra creatività militante, il nostro spirito di lotta e le forme di resistenza: la lotta contro la violenza nei confronti delle donne sia nel pubblico sia nel privato, la lotta contro la femminilizzazione della povertà, la lotta per l’accesso alla terra e alle abitazioni, la lotta per i nostri diritti sessuali e riproduttivi, la lotta per preservare il nostro pianeta e la nostra salute. Vogliamo che la nostra presenza nella nuova Tunisia della dignità sia la voce della rivoluzione e non quella della libertà soppressa”.

Di fatto, come mi dice una delle studentesse dell’università (che fa parte del movimento dei giovani diplomati disoccupati), quello che la rivoluzione ha portato come risultato è senz’altro una maggiore libertà di espressione. Ma i diritti delle donne sono tutt’ora sotto minaccia da parte di chi non vuole il reale cambiamento nella società e obbliga le donne a mantenere ruoli di secondo piano. La discriminazione nel mondo del lavoro, poi, è ancora alta e l’accesso alle professioni difficile anche per donne laureate in ingegneria o architettura. E al potere, nei luoghi decisionali, lo è ancor di più.

La dignità delle donne al centro e la forte presenza e partecipazione di molte di loro dal mondo arabo fanno ben sperare in un cambiamento non solo nei rispettivi paesi, ma pure all’interno delle stesse organizzazioni e reti della società civile, dove si sente il bisogno di un ricambio generazionale e... di genere.

Gli italiani in Tunisia. La Rete italiana per il Forum sociale mondiale è presente con molte organizzazioni e i partecipanti italiani sono oltre un migliaio. “Noi italiani parteciperemo a centinaia al più grande evento mai organizzato dalla società civile democratica del Maghreb”, scrive Raffaella Bolini (ARCI), “ospiti di associazioni e sindacati che fino a due anni fa non potevano neanche organizzare una riunione senza finire in galera. Sono attori sociali che hanno contribuito a cacciare un dittatore, che hanno scelto la strada costituzionale, e la perseguono coerentemente nonostante sia difficile, convinti che alla democrazia non ci sia alternativa. Hanno risposto con la partecipazione popolare nonviolenta all’assassinio di Chokri Belaid, agli attacchi alle sedi sindacali e alla cultura laica da parte dei salafiti. Sanno che la democrazia è una strada in salita, e su quella camminano. Il Forum per loro è prima di tutto una grande mobilitazione politica per tenere aperto e allargare lo spazio democratico nel loro paese e nella loro regione. E hanno chiesto al mondo di andare a Tunisi per aiutarli in questa impresa”.

Jason Nardi

Fonte: perlapace.it

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