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Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è colui che ti chiede da bere
Disabilità
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Foto: Saintmartin-kenya
Cari amici, Pace! Come ormai consuetudine vi raggiungo anche quest’anno per condividere l’affetto e la riconoscenza della mia gente e raccontare qualcosa della nostra vita.
Il giorno precedente la festa del Saint Martin, eravamo tutti molto presi dai preparativi. Quella mattina stavo parlando con Thomas, coordinatore della festa, quando mi si è avvicinato Mike, un ragazzo di strada che ho rivisto con piacere. Era felice anche lui di stringermi la mano e subito mi ha invitato a salutare i suoi amici che solo in quel momento scorgevo numerosi in fondo al giardino, scalmanati e rumorosi come sempre. Non mi ero accorto di loro, ma ho promesso che, appena finito di parlare, sarei andato a salutarli.
Invece, finita la mia chiaccherata, mi sono diretto verso il salone della festa perché volevo verificare alcuni dettagli per la celebrazione dell’indomani. Mike e i suoi amici mi hanno visto andare via di fretta senza salutarli. M’ero dimenticato di loro. Una cosa da niente – si dirà – una dimenticanza come tante. E invece no! E’ una faccenda molto seria: non ho riconosciuto la chiamata di Dio nell’invito di Mike. Una verità amara, ma è così.
Se invece d’un gruppo di ragazzi di strada, nel giardino ci fosse stato un gruppo di vescovi e uno di loro mi avesse invitato a salutarli, non mi sarei dimenticato di loro. Ne sono certo.
Forse è per questo che il Buon Dio mi fa vivere in comunità con persone che hanno un ritardo mentale: sono proprio loro che m’ insegnano a riconoscere l’importanza di ogni persona. A loro non importa nulla di quello che uno fa nella vita o del ruolo che occupa e trattano tutti allo stesso modo. Al pozzo Gesù dice alla donna: “Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è colui che ti chiede da bere…” .
Eccolo il dono di Dio: siamo tutti figli suoi, sì siamo figli di Dio e il resto non conta nulla. Lasciarsi abbagliare da quello che uno fa o dal ruolo che ricopre nella sua vita è assurdo, se poi capita a me che vivo al Saint Martin da tanti anni e faccio gran prediche sui poveri, allora la cosa diventa perfino penosa.
No, non cerco di sentirmi in colpa. Cerco Gesù. Cerco Gesù, ma mi sento come uno che è sempre in ritardo e il mio non è un ritardo mentale come quello dei miei amici con i quali vivo. Il mio è un ritardo di cuore. È l’incapacità di riconoscere Gesù nei più poveri che hanno sete di amore e di trovare qualcuno che creda in loro. Se io conoscessi il dono di Dio e chi è colui che mi chiede da bere…
Proprio a Natale dello scorso anno ci è stato fatto un dono. Il mattino presto, lo abbiamo trovato che era pieno di freddo e di fame vicino alla rotonda, poco distante dalla nostra comunità. Non si trattava di un ragazzo di strada, ma di un bambino che era stato abbandonato, forse a causa delle sue disabilità. Era celebroleso, non sapeva parlare e perciò non siamo riusciti a sapere nulla da lui, nemmeno il suo nome. Lo abbiamo chiamato Martin e subito accolto con gioia nella comunità di Effatha.
Fin dal primo giorno ci siamo innamorati della sua innata dolcezza e del suo sorriso: era ovvio sentirlo come uno dei nostri. Tuttavia al Saint Martin crediamo che il povero è un dono che non va trattenuto e lavoriamo per restituirlo alla comunità: allora ci siamo dati da fare per cercare una famiglia che prendesse Martin in affidamento. Confesso d’essermi così tanto affezionato a Martin da sperare che il nostro tentativo di trovare chi lo accogliesse potesse fallire. Invece una famiglia l’abbiamo trovata! Mark, Lucy e i loro tre bambini hanno accolto Martin.
Dopo qualche mese sono andato a trovarli: Martin non sapeva trattenere la sua gioia di vedermi e abbracciarmi nella sua nuova casa. Mark e Lucy mi hanno raccontato di Martin, del bene che ha portato al loro amore e di come avesse trasformato la vita dei loro bambini, di come grazie a lui si fossero rinsaldati i rapporti con Anne, sorella del papà con la quale non si parlavano da anni. Mentre mi offriva una tazza di the, è stata proprio Anne, con le lacrime agli occhi, a raccontarmi il dono ricevuto da Martin. Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è colui che ti chiede da bere…
Io non conosco il dono di Dio e non so riconoscere Gesù nel povero... ma non mi do più nessuna pena per questo mio ritardo di cuore. Mi basta stare vicino a persone come Anne, Lucy, Mark e i loro bambini. Mi basta frequentare il loro amore e contemplarne la bellezza. Mi basta visitare la loro Betlemme.
La vigilia di Natale andrò a celebrare la messa di mezzanotte in carcere: dirò del mio ritardo di cuore, ma soprattutto racconterò la storia di Anne, Lucy, Mark e dei loro bambini che hanno saputo accogliere il piccolo Martin. So già che i miei fratelli detenuti riconosceranno che è la stessa storia di Betlemme.
Buon Natale, fr. Gabriele Pipinato






