Respingimenti: altri 14 migranti respinti in Libia, MeltingPot rilancia l'esposto

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Maglietta 'Io non respingo' - Foto: FortessEurope

Il Ministero dell’Interno italiano continua a ordinare alla Guardia di Finanza di proseguire nella pratica dei respingimenti collettivi di migranti in Libia: lo denuncia MeltingPot che ha lanciato una campagna per inviare un esposto contro i repingimenti (testo in pdf).

Riprendendo le informazioni del quotidiano 'la Repubblica', MeltingPot segnala che il 28 luglio, dopo una giornata convulsa caratterizzata da trattative segrete tra i governi maltese, libico ed italiano, sono stati respinti in Libia 14 migranti soccorsi in acque internazionali rientranti nella zona SAR ( salvataggio e soccorso) maltese, a 35 miglia a sud di Lampedusa. I naufraghi, tra i quali due donne ed un minore, si trovavano su un gommone alla deriva nel Canale di Sicilia raggiunto da un peschereccio di Mazara del Vallo che è stato costretto dalle autorità maltesi a restare per ore a fianco del gommone, senza prendere a bordo nessuno, in attesa che arrivassero gli ordini dei governi ed i militari ( una motovedetta della Guardia di Finanza italiana) ai quali era stato impartito il comando di ricondurre tutti i migranti in Libia.

Come riferisce il giornale 'la Repubblica' i migranti "erano rimasti senza benzina", secondo il racconto di Nicolò Russo, comandante del peschereccio Florio. "Erano stremati. Gli abbiamo dato acqua e cibo". Evidentemente i migranti erano stremati ma non tanto da consigliare ai militari della guardia di finanza il rispetto delle più elementari norme di umanità, oltre che delle regole di comportamento e dei doveri di salvataggio imposti dalla normativa italiana e dal diritto internazionale e comunitario.

Dopo un’attesa di ore al largo della costa di Lampedusa, le autorità marittime italiane hanno deciso di applicare ai migranti il cosiddetto "respingimento" e hanno ordinato al comandante di una motovedetta della Guardia di Finanza di far rotta verso la costa libica con i naufraghi a bordo. Giunti in prossimità delle acque nazionali libiche, a circa 12 miglia dalla costa, i migranti sarebbero stati "consegnati" dall’unità della Guardia di Finanza ad una delle motovedette ad equipaggio misto con bandiera libica, cedute dall’Italia alla Libia, lo scorso mese di maggio. Si può ritenere che dopo l’arrivo in porto gli stessi migranti siano stati consegnati al Ministero dell’interno libico, sottoposti ad interrogatorio ed internati in un centro di detenzione.

Fonti ben informate contattate dall'agenzia Misna a Tripoli (Libia) hanno riferito che finora l’accesso al luogo in cui questi 14 migranti sono trattenuti è stato negato: a visitarli avrebbe dovuto essere sabato scorso una delegazione formata da rappresentanti dell’Alto commissariato dell’Onu per i rifugiati, dall’Organizzazione internazionale per le migrazioni e da un’organizzazione non governativa locale.

Ieri la Procura della Repubblica di Roma ha archiviato un esposto presentato da deputati di opposizione del Partito democratico (Pd) contro i respingimenti di migranti e potenziali richiedenti asilo effettuati di recente dalle autorità italiane nelle acque del canale di Sicilia. La decisione, secondo gli autori dell’esposto, "sorprende e rammarica" perché avvenuta in tempi brevissimi e "senza alcuna attività di indagine". Secondo alcune stime, dallo scorso maggio, potrebbero essere alcune centinaia i migranti respinti in Libia dalle autorità italiane e di cui spesso si perdono le tracce.

Intanto, dopo aver sospeso le attività mediche, lo scorso marzo, nei centri di detenzione per migranti irregolari e richiedenti asilo a Malta, Medici Senza Frontiere ha ripreso le attività all’interno del centro di detenzione a Ta’kandja. La decisione segue l’impegno preso dalle autorità maltesi volto a consentire l’efficace attività medica e ad assicurare adeguate condizioni di vita per i detenuti. "Lo scorso marzo abbiamo sospeso le nostre attività nei centri di detenzione perché era per noi impossibile offrire un’assistenza medica adeguata e di qualità in quelle circostanze. Non potevamo distribuire medicinali ai pazienti per curarli o isolare i pazienti colpiti da malattie infettive. A causa delle terribili condizioni di vita, spesso gli immigrati necessitavano di più visite per lo stesso disturbo, poiché i sintomi persistevano" - ha spiegato Gabriele Santi, coordinatore del progetto di MSF a Malta. [GB]

 

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