Immigrazione: Acli e sindacati protestano contro la circolare Manganelli

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Acli, Cgil, Cisl e Uil con i propri rispettivi Patronati aderenti al raggruppamento Ce.Pa (Inca, Inas, Ital, Patronato Acli) esprimono perplessità in merito alla circolare, a firma del Capo della Polizia Manganelli, relativa all'esclusione dall'emersione da lavoro irregolare dei lavoratori stranieri che pone sullo stesso piano stranieri colpevoli esclusivamente di essere illegalmente presenti nel nostro Paese e stranieri colpevoli di reati per motivi di ordine e sicurezza.

"La legge di emersione da lavoro irregolare del 3 agosto 2009 (L.102/09) - affermano i Patronati - ha previsto la regolarizzazione dei rapporti di lavoro di assistenza alla persona e di lavoro domestico di sostegno al bisogno familiare venendo di fatto incontro alle famiglie che si sono rivolte a cittadini stranieri irregolari per fronteggiare la gestione quotidiana della vita e della salute dei propri componenti. Le crescenti e a volte impellenti necessità familiari, cui il sistema di welfare insufficiente non riesce a dare pronta risposta, hanno purtroppo in molti casi indotto queste famiglie ad occupare lavoratrici e lavoratori stranieri non in regola con le norme sul soggiorno e pertanto impossibilitati a lavorare nel pieno dei diritti e doveri previsti da una regolare assunzione, condizione tesa a tutelare entrambe le parti.

Queste famiglie hanno affidato i propri cari e le proprie case a dei lavoratori, con i quali hanno instaurato rapporti di fiducia e spesso di mutuo-aiuto, riscoprendo così la solidarietà che sembra oramai valore raro nella frenesia e nell'anonimato della società dei nostri giorni. Legami, questi, che per molte famiglie si rivelano indispensabili perché rispondenti a bisogni assoluti e inderogabili. A tal motivo la legge sull'emersione ha ammesso alla procedura di emersione anche quei lavoratori per cui era stata disposta l'espulsione motivata per ingresso o per permanenza irregolare.

Cgil, Cisl, Uil, Acli con i propri rispettivi Patronati ritengono che l'interpretazione della norma data dal Capo della Polizia, con la circolare n. 1843 del 17 marzo 2010 sia di carattere "particolarmente restrittivo" anche perché mette sullo stesso piano stranieri colpevoli esclusivamente di essere illegalmente presenti nel nostro Paese e stranieri colpevoli di reati per motivi di ordine e sicurezza dello Stato o per reati quali furto, rapina, violenza sessuale, riduzione in schiavitù o altri di grave entità.

Tale interpretazione, infatti, ha l'effetto di penalizzare quegli stranieri per i quali è stata richiesta dalle famiglie la regolarizzazione ma che hanno avuto la sorte di essere fermati dalle Forze dell'Ordine più volte e per questo condannati, a differenza di chi, nelle stesse condizioni, non è stato mai fermato e pertanto potrà proseguire l'iter della regolarizzazione. Inoltre questa stessa interpretazione va a penalizzare le famiglie per le quali la legge sull'emersione aveva cercato di sopperire alle carenze del nostro sistema socio-sanitario. Queste famiglie infatti stanno rischiando di trovarsi all'improvviso sole e senza il sostegno di questa assistenza garantita da cittadini stranieri.

Cgil, Cisl, Uil, Acli con i propri rispettivi Patronati ritengono che il reato contestato nella circolare a questi cittadini stranieri non debba rientrare tra quelli previsti dagli art. 380 e 381 del Codice di Procedura penale (così come sostenuto anche dalla recente Ordinanza sospensiva del Tar Toscana). Chiedono pertanto al Ministero dell'Interno di voler riconsiderare la circolare summenzionata, alla luce di un criterio di ragionevolezza, al fine di ammettere i cittadini stranieri (per i quali è stata richiesta regolarizzazione in base alla legge 102/09 e che non hanno ottemperato all'espulsione prevista per il solo fatto di aver eluso le frontiere) all'iter della regolarizzazione così da venire incontro anche alle esigenze delle famiglie e dei loro cari.

 

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