Uno spettro "nero" si aggira per l'Europa

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Eva Giovannini e Tonia Mastrobuoni - Foto: A. Toro ®

Prima l’irruzione dei naziskin del Veneto Fronte Skinhead durante una assemblea di Como Senza Frontiere, rete che unisce decine di associazioni a sostegno dei migranti; poi il blitz dei militanti di Forza Nuova alla sede di Repubblica a Roma: questi due eventi hanno scatenato numerose reazioni politiche e mediatiche sul ritorno di ideologie pericolose, violente ed estremiste come il fascismo in Italia. In realtà movimenti di questo tipo sono sempre esistiti nel nostro Paese, nonostante il reato di apologia. Complice però il clima xenofobo che caratterizza la politica – tutta – negli ultimi anni, hanno però iniziato ad alzare la testa, sdoganando comportamenti e un linguaggio che riporta alla mente orrori di neanche troppo tempo fa. E se c’è chi si ostina a parlare di “quattro gatti” e ridicole manifestazioni da relegare al folklore, l’inquietudine sale se si guarda a quella sorta di rete informale che si sta creando a livello europeo tra questi partiti e organizzazioni di estrema destra, alcune delle quali si sono affermate anche a livello elettorale. “La manifestazione nazionalista dell’11 novembre a Varsavia ha visto, secondo gli organizzatori, la partecipazione di 60 mila persone: erano soprattutto polacchi, ma c’erano anche delegazioni da tutta Europa, tra cui Forza Nuova di Roberto Fiore, dall’Italia” spiega la giornalista Eva Giovannini, durante un incontro a Roma sul tema, organizzato nell’ambito della manifestazione Più Libri Più Liberi, a cui era presente anche la giornalista, corrispondente dalla Germania, Tonia Mastrobuoni.

Croci celtiche e croci uncinate

Alla manifestazione, che celebrava l’indipendenza della Polonia conquistata nel 1918, i simboli c’erano tutti: dalle croci celtiche alla bandiera dei sudisti americani, croci uncinate e altri loghi di ispirazione poco velatamente nazista. Oltre ai “nostri” Forza Nuova, hanno sfilato orgogliose sigle come Jobbik (che significa sia “migliore”, che “più a destra”), partito politico nazionalconservatore, populista ed euroscettico di estrema destra attivo in Ungheria dal 2003. “Ha debuttato alle elezioni ungheresi con un 3% per poi passare velocemente al 13% e ora è tra il secondo e terzo partito in Ungheria – spiega Giovannini – è un partito antisemita e antimmigrazione, creazionista e ultracattolico. E sono in Parlamento”. La giornalista racconta come negli anni scorsi gli attivisti si fossero resi protagonisti di blitz ai danni di villaggi abitati in gran parte da persone di etnia rom, terrorizzando e mettendo in fuga intere famiglie. “E’ per ingraziarsi loro che Orbán, il presidente ungherese, ha cominciato a costruire i fili spinati intorno al paese”.

Non sono mancati, ovviamente giocando in casa, i militanti del gruppo polacco di estrema destra, cattolico integralista e antisemita Onr (Obóz Narodowo-Radykalny Falanga), che a fine novembre scorso si è reso protagonista di un inquietante flash mob in cui sei militanti sorreggono ciascuno una "forca" dalla quale penzolano le foto in primo piano (simbolicamente le teste) di sei eurodeputati di Po (Piattaforma civica) che lo scorso 15 novembre avevano votato a favore della risoluzione con la quale il Parlamento Ue ha ammonito il governo di Varsavia per il mancato rispetto dello Stato di diritto. Il tutto, sotto gli occhi della polizia che non è intervenuta. “Ricordiamo che sulla manifestazione di Varsavia non c’è stata condanna da parte del governo polacco, il quale è sostenuto anche dalla Chiesa – continua Giovannini – è infatti un governo che procede con leggi liberticide su tutti i fronti”. Dalla legge contro l’aborto, poi mitigata grazie alle proteste, alla riforma che riguarda la Corte Suprema e che permetterà al governo di influenzarla in modo consistente, per citare le più importanti. “Non è un caso che Trump abbia scelto Varsavia come prima tappa del suo viaggio in Europa e l’Ue ha ragione a vedere questo governo come sospetto”.

Gli “eco-nazi” in Germania

Anche la Germania, patria del Nazismo, pullula di estremisti di destra. “Il paese ha avuto 40 anni di rielaborazione. Ma non in Germania est: lì il Nazismo lo hanno sconfitto e hanno avuto poco da rielaborare” interviene la giornalista Tonia Mastrobuoni. Che parla di una galassia tedesca molto variegata, anche con movimenti neonazisti anomali, che restano fuori dalla percezione classica (testa rasata, tifosi, biker o rocker). “Attenzione però perché si tratta di una rete molto coesa”. Corrispondente dalla Germania, Mastrobuoni è riuscita ad esempio a documentare il movimento dei cosiddetti ‘eco-nazi’: “Si tratta di colonie naziste in stile amish che cercano di creare delle monadi alternative, di allargarsi nei villaggi, predicando la purezza della razza germanica”. In pratica, sarebbero gli eredi degli artamani, il movimento dei “contadini del suolo e del sangue” di cui fecero parte Heinrich Himmler, il capo delle SS, e Rudolf Hess, comandante del campo di concentramento di Auschwitz. “Il villaggio di Jamel, ad esempio, è quasi interamente colonizzato a parte una coppia di artisti che resistono, nonostante minacce e attacchi – racconta Mastrobuoni – Questi eco-nazi praticano uno stile di vita contadino, organizzano feste per i bimbi, consulenze per i disoccupati e da lì predicano le loro idee di stampo nazista. E non ragionano in termini di anni o elezioni ma di generazioni: infatti le famiglie fanno in media 6, 7 figli”.

Lo sdoganamento del linguaggio razzista

Tra le altre sigle citate da Mastrobuoni c’è poi Pegida, un movimento di protesta contro i profughi (il nome infatti significa Patrioti europei contro l'islamizzazione dell'Occidente), e infine non poteva mancare AFD, Alternativa per la Germania, partito politico tedesco euroscettico, la cui collocazione politica è descritta come di destra o di estrema destra. Chiamato in origine il partito dei professori, perché fondato da economisti, come Bernd Lucke, che predicavano l’uscita o la fine dell’euro, oggi è la terza forza politica dentro il Bunderstag. “E’ un partito che attira personaggi sempre più inquietanti, che tra le altre cose stanno attuando anche una sorta di rivoluzione del linguaggio. Il che è sempre preludio di qualcosa di grave. Usando parole che fino a poco tempo fa in Germania erano considerate bestemmie, l’AFD si sposta sempre più a destra. E più va a destra più guadagna voti”.

L’aria che tira è insomma preoccupante, non solo per il successo di questi partiti e movimenti in tutta Europa, che coinvolgono molti giovani e attirano le simpatie di cittadini impoveriti e disillusi dalla politica tradizionale. “C’è una narrativa che si è imposta alle agende politiche di tutti i partiti e governi – commenta ancora Eva Giovannini – In Italia, ad esempio le elezioni sono tutte ancora incentrate sul tema dei profughi. E il linguaggio razzista e xenofobo è stato ormai sdoganato, complici anche i media. Qual è la differenza tra i partiti moderati e radicali quando l’agenda la dettano questi ultimi?”  

Anna Toro

Laureata in filosofia e giornalista professionista dal 2008, divide attualmente le sue attività giornalistiche tra Unimondo (con cui collabora dal 2012) e la redazione di Osservatorio Iraq, dove si occupa di Afghanistan, Golfo, musica e Med Generation. In passato ha lavorato per diverse testate locali nella sua Sardegna, occupandosi di cronaca, con una pausa di un anno a Londra dove ha conseguito un diploma postlaurea, sempre in giornalismo. Nel 2010 si trasferisce definitivamente a Roma, città che adora, pur col suo caos e le sue contraddizioni. Proprio dalla Capitale trae la maggior parte degli spunti per i suoi articoli su Unimondo, principalmente su tematiche sociali, ambientali e di genere. 

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