L’isola da visitare con leggerezza

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Palau non è solo un paradiso fiscale della black list dell'Unione europea. Lo stato insulare del Pacifico occidentale è la tredicesima nazione più piccola al mondo con una popolazione di meno di 20.000 persone e una lunga storia di primati mondiali nel campo della conservazione. Fu il primo Paese nel 2009 a creare un santuario degli squali nelle sue acque nazionali vietando la distruttiva pratica della pesca a strascico e nel 2015 l’unico capace di istituire la più grande area marina protetta al mondo, quel Palau National Marine Sanctuary che, in mezzo milione di chilometri quadrati, ospita un patrimonio di biodiversità che conta più di 1.300 specie di pesci e 700 di coralli. Primati che lo rendono uno dei soli 6 Paesi al mondo ad avere una designazione Unesco che protegge sia il suo ambiente, che la sua cultura, una caratteristica che lo fa diventare ogni anno la meta di oltre 160.000 visitatori, un numero che pare destinato a crescere con un impatto antropico sull’ecosistema locale non sempre sostenibile. Che fare?

Il Governo locale ha lanciato in dicembre la Palau Pledge, un’innovativa iniziativa di turismo responsabile pensata per attirare l’attenzione sulle sfide ecologiche legate al futuro di Palau attraverso l’invito a sottoscrivere, sul passaporto di ogni turista che entra nel Paese, una promessa vincolante presa direttamente con i bambini di Palau che dice: “Bambini di Palau, prendo questo impegno come vostro ospite, per preservare e proteggere la vostra bella e unica casa insulare. Giuro di visitarla con leggerezza, di comportarmi gentilmente e di esplorare con attenzione. Non prenderò ciò che non mi è stato dato. Non farò del male a ciò che non mi fa del male. Le uniche impronte che lascerò sono quelle che verranno spazzate via”. In questo modo Palau ha aggiornato la sua politica turistica con una proposta scritta dei bambini di Palau e ispirata alla locale tradizione Palauana del Bul, una moratoria dei leader tradizionali di Palau che pone fine immediatamente al sovra-consumo e alla distruzione di una specie, luogo o cosa.

A quanto pare il singolare giuramento timbrato sul passaporto è stato ritenuto necessario non solo per il costante incremento turistico, ma dopo che i comportamenti di molti turisti hanno iniziato a compromettere l’ambiente incontaminato di Palau e ad avere un impatto negativo sulla sua cultura. Adesso il Governo può agire con multe fino a 1 milione di dollari contro chiunque violi le condizioni dell’impegno preso firmando il proprio passaporto. Per Tommy E. Remengesau Jr, Presidente di Palau, convinto sostenitore dell’importanza della tutela ambientale “ognuno è responsabile per l’attuazione del cambiamento. È nostra responsabilità mostrare ai nostri ospiti come rispettare Palau, così come è loro dovere mantenere l’impegno firmato quando ci visitano”. Di fatto questa piccola nazione insulare è un grande Stato oceanico nel campo della conservazione dell’habitat, da sempre il cuore cultura locale. “Per sopravvivere facciamo affidamento sul nostro ambiente e se il nostro bellissimo Paese scomparisse per il degrado ambientale, saremmo l’ultima generazione a godere sia della sua bellezza, che della sua biodiversità. […] Speriamo che il Palau Pledge aumenti la consapevolezza globale della responsabilità che questa generazione ha nei confronti della prossima a livello locale e mondiale” ha concluso Remengesau Jr.

Intanto, mentre on line il Palau Pledge è illustrato da un video nel quale i bambini di Palau spiegano l’enorme impatto che i turisti possono avere sulle loro isole e sul loro mare, all’aeroporto internazionale di Palau e in tutto il Paese sono già pronti da alcuni mesi i punti informativi e le infografiche tradotte (compreso il timbro sul passaporto) nelle lingue dei Paesi dai quali provengono i principali flussi turistici, per ricordare ai visitatori le condizioni del Palau Pledge. A cominciare dal 2018, inoltre, il Palau Pledge sarà implementato da due associazioni di Palau (il Palau Conservation Society e il Friends of the Palau National Marine Sanctuary) e istituzionalizzato dal Governo attraverso i ministeri  interessati, in particolare dal ministero dell’Istruzione, che lo utilizzerà nell’educazione dei bambini, per aiutarli a capire il ruolo essenziale che svolgono e che svolgeranno nel proteggere il futuro del loro fragile e straordinario Paese. Per il Governo, infatti, “Anche le comunità locali e le imprese, a cominciare da quelle turistiche, devono essere incoraggiate ad aderire al Pledge e ad impegnarsi a sostenere le leggi per la conservazione di Palau, aiutando i visitatori a capirle, celebrando la bellezza unica di Palau”. 

Per Laura Clarke, che con Nicolle Fagan, Jennifer Koskelin-Gibbons e Nanae Singeo compongono il Palau Legacy Project, un gruppo di professionisti volontari che vivono a Palau e che hanno collaborato con il Governo nella ricerca delle strategie di comunicazione utili a diffondere questo messaggio di conservazione, “il Palau Pledge vuole aiutare gli ospiti a capire il ruolo vitale che svolgono nel proteggere Palau per la prossima generazione. Di fatto, la maggior parte dei visitatori non è consapevole del grave impatto che hanno le loro azioni o di ciò che possono fare per aiutare la popolazione locale nella conservazione dell'ecosistema”. Così mentre i cittadini di Palau e il suo Governo danno questa lezione di ecologia profonda al mondo (in campo fiscale per ora , ora tocca ai visitatori fare la loro parte praticando e imparando un turismo responsabile e il più possibile sostenibile!

Alessandro Graziadei

Sono Alessandro, dal 1975 "sto" e "vado" come molti, ma attualmente "sto". Pubblicista, iscritto all'Ordine dei giornalisti dal 2009 e caporedattore per il portale Unimondo.org dal 2010, per anni andavo da Trento a Bologna, pendolare universitario, fino ad una laurea in storia contemporanea e da Trento a Rovereto, sempre a/r, dove imparavo la teoria della cooperazione allo sviluppo e della comunicazione con i corsi dell'Università della Pace e dei Popoli. Recidivo replicavo con un diploma in comunicazione e sviluppo del VIS tra Trento e Roma. In mezzo qualche esperienza di cooperazione internazionale e numerosi voli in America Latina. Ora a malincuore stanziale faccio viaggiare la mente aspettando le ferie per far muovere il resto di me. Sempre in lotta con la mia impronta ecologica, se posso vado a piedi (preferibilmente di corsa), vesto Patagonia, ”non mangio niente che abbia dei genitori", leggo e scrivo come molti soprattutto di ambiente, animali, diritti, doveri e “presunte sostenibilità”. Una mattina di maggio del 2015 mi hanno consegnato il premio giornalistico nazionale della Federazione Italiana Associazioni Donatori di Sangue “Isabella Sturvi” finalizzato alla promozione del giornalismo sociale.

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