L'ONU celebra la Giornata dei diritti umani, ma i popoli tribali continuano a soffrire

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Xoroxloo Duxee, morta di disidratazione dopo la chiusura del pozzo dei Boscimani da parte del governo - Foto: Survival.it

In occasione della Giornata dei Diritti Umani del 10 dicembre, Survival International ricorda 10 violazioni commesse contro i popoli tribali del mondo per richiamare l’attenzione dei media su abusi che continuano a perpetuarsi nell’indifferenza dei più. Firmata 63 anni fa, la Dichiarazione dei diritti dell’uomo è stata la prima affermazione universale dell’esistenza di un corpo di diritti spettanti indistintamente a tutti gli esseri umani. Nonostante i 48 anni trascorsi dalla sua formulazione, molte delle sistematiche violazioni subite dai popoli tribali restano ancora oggi pressoché misconosciute, o continuano ad essere perpetuate lontano dai riflettori dell’opinione pubblica.

I dieci casi descritti sono solo alcuni dei tanti raccontati anche nel libro di Stephen Corry “Tribal peoples for tomorrow’s world”, ora disponibile anche su Amazon (solo in inglese):

1) Sia a livello federale che statale, gli Aborigeni Australiani hanno ottenuto il diritto di voto solo nel 1965. Per l’inserimento nel censimento nazionale sono stati necessari altri 2 anni.

2) La generazione rubata in Australia: le autorità strapparono con la forza i bambini di discendenza aborigena o provenienti dallo Stretto di Torres alle loro rispettive famiglie sino agli anni ’70.

3) Nel 2010, i turisti che si recavano in Botswana potevano rilassarsi sul bordo di una piscina nel bel mezzo del deserto del Kalahari, mentre ai Boscimani veniva impedito l’accesso all’acqua a dispetto di un processo storico che aveva riconosciuto loro il diritto alla terra ancestrale.

4) I Pigmei Batwa dell’Uganda non hanno mai dato la caccia ai gorilla, ma nel 1991 sono stati sfrattati dalla loro foresta con la scusa di voler proteggere i primati. Oggi i Pigmei restano dei rifugiati.

5) Il corpo imbalsamato di un Boscimane, conosciuto come ‘El Negro of Banyoles’, è rimasto esposto in museo spagnolo fino al 1997, quando fu rimosso a causa delle dilaganti proteste. Il corpo è poi stato sepolto in Botswana nel 2000.

6) In Brasile, un gruppo di sicari sta compiendo degli attentati contro alcuni dei più importanti leader indigeni. Assoldati da potenti imprenditori agricoli, girando con una lista di esecuzioni da compiere per impedire ai Guarani di tornare nelle loro terre.

7) Nel corso degli anni ’80, massacri ed epidemie uccisero uno Yanomami ogni cinque. Lo sterminio si fermò solo quando le pressioni internazionali costrinsero il Brasile ad espellere i cercatori d’oro responsabili.

8) Durante quelli che sono stati definiti come dei “Safari umani”, i turisti trattano gli Jarawadelle Isole Andamane come animali, gettando loro cibo.

9) Il “Potlach”, ovvero uno scambio tradizionale di doni praticato dai popoli indigeni di Canada e Stati Uniti, fu bandito nel 1884 perchè “contrario alle usanze civili”. Per veder cancellata la legge si è dovuto aspettare fino al 1951.

10) Sotto la dittatura sovietica di Stalin, gli sciamani siberiani furono perseguitati con accanimento. Alcuni ritengono che nel 1980 non ne fosse più rimasto nessuno.

“Le violazioni dei diritti dei popoli tribali continuano ad essere commesse anche perché la Dichiarazione delle Nazioni Unite non è legalmente vincolante” ha commentato il direttore generale di Survival, Stephen Corry. “Questo è il motivo per cui tutti coloro che si oppongono a questi crimini contro l’umanità dovrebbero attivarsi energicamente per la ratifica della Convenzione ILO 169 da parte di tutti i paesi del mondo, perché essa, a differenza della Dichiarazione, è uno strumento vincolante.”

Da Survival International

 

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