Diritti civili

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“Disapprovo ciò che dici, ma difenderò fino alla morte il tuo diritto di dirlo”. (Francois Marie de Voltaire)

 

Introduzione

I diritti civili sono i diritti umani di prima generazione, quelli che storicamente si sono affermati per primi e che sanciscono le libertà individuali, le cosidette “libertà di”. Gli esseri umani, secondo l’Organizzazione delle Nazioni Unite (O.N.U), hanno due tipi di bisogni basilari: i bisogni fisici (cibo, acqua, vestiti, salute, riparo…) e i bisogni psicologici (dignità, rispetto, creatività, espressione di sé, lavoro, amicizia, partecipazione, apprendimento, amore, svago, autonomia). Questi sono detti bisogni fondamentali poiché, mancando, vanno a danneggiare profondamente la vita di una persona. Proprio da tali bisogni indispensabili si sono sviluppati storicamente i diritti che ne sanciscono il riconoscimento ufficiale e universale. I diritti umani, infatti, sono l’elemento essenziale che consente ad ogni individuo di vivere degnamente in quanto persona. Solo attraverso il rispetto di essi si possono ottenere la libertà, la giustizia, la pace, permettendo all’individuo e alla comunità di svilupparsi integralmente.

I diritti umani sono naturali perché sono comuni a tutti gli individui sin dalla nascita e non devono essere acquistati né ricevuti o ceduti come concessione o eredità. Essi, inoltre, sono universali perché identici per tutti gli individui, senza distinzione di sesso, etnia, cultura, religione, opinione politica, origine nazionale e sociale. Tutte le persone nascono libere ed uguali in dignità e diritti. I diritti umani sono indivisibili in quanto sono da intendersi come non separabili; infatti la libertà, la sicurezza e la giustizia sono garantite solo se vengono tutelati tutti i diritti (civili, economici, sociali, culturali). La violazione di uno solo di essi costituisce una minaccia nei confronti di tutti gli altri. Infine, sono inalienabili: nessuno può sottrarre i diritti umani ad un’altra persona perchè gli individui li conservano per tutta la vita anche nel caso in cui le leggi positive degli stati dovessero eliminarli o limitarli.

I diritti umani sono oggi garantiti dalla Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, proclamata il 10 dicembre del 1948 dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite. Essa riguarda tutte le persone del mondo, senza alcuna distinzione e sancisce l’esistenza di diritti di cui ogni essere umano deve poter godere per la sola ragione di essere in vita. La lungimiranza politica e l’universalità della Dichiarazione sono figlie della seconda guerra mondiale e delle sue tragedie: la morte di 55 milioni di persone (metà dei quali civili), le persecuzioni politiche, il genocidio degli ebrei e degli zingari e l’inizio dell’era nucleare. Si afferma pertanto la convinzione che non può esserci un futuro di pace senza il rispetto dei diritti umani. Proprio per prevenire ulteriori drammatici conflitti si decide di scrivere un documento che indichi in modo chiaro e semplice quali sono i diritti inalienabili degli individui. Nasce così la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo che, con i suoi 30 articoli, costituisce la base comune per una convivenza libera e pacifica.

 

Le generazioni dei diritti umani e i diritti civili

I diritti umani possono essere divisi in gruppi, detti generazioni, ognuna della quali è caratterizzata da uno specifico percorso storico.

I diritti di prima generazione sono quelli civili e politici; essi sono sanciti oggi dalle Dichiarazioni delle Nazioni Unite e dalle costituzioni di molte democrazie. I diritti civili stabiscono le libertà individuali di cui deve godere ogni singola persona (uomo, donna, bambino): diritto alla vita, alla libertà di pensiero e d’espressione, alla cittadinaza, a non essere tenuto in schiavitù, a non essere sottoposto a nessuna forma di tortura, alla sicurezza personale, a ricevere un giusto processo davanti ad un tribunale indipendente e imparziale, a cercare asilo in altri paesi, a formare liberamente una famiglia (libertà di matrimonio), alla proprietà, alla libertà di coscienza, a riunirsi pacificamente, a partecipare al governo del proprio Paese, sia direttamente sia attraverso rappresentanti liberamente scelti.

Essi sanciscono le cosiddette “libertà di” e sono anche detti diritti negativi perché limitano e regolano l’intervento dello stato e del potere politico nella sfera della libertà personale. I diritti civili sono i primi diritti umani che si affermano nella storia e sono figli soprattutto delle grandi rivoluzioni liberali dell’età moderna.

I diritti di seconda generazione sono quelli economici, sociali e culturali. Essi sono sanciti a livello internazionale dall’Onu e stabiliscono che ogni persona ha diritto: alla sicurezza sociale, al lavoro a un’eguale retribuzione per un eguale lavoro, a fondare sindacati o ad aderirvi, al riposo, a un tenore di vita sufficiente a garantire la salute e il benessere, alla sicurezza in caso di disoccupazione, malattia, invalidità e vecchiaia, all’istruzione, alla protezione della maternità e dell’infanzia.

Essi sono detti positivi perché la loro realizzazione concreta implica l’intervento delle istituzioni pubbliche. Essi sono la seconda tipologia di diritti umani ad affermarsi nella storia e sono figli del movimento soprattutto del moviemento socialista internazionale e delle lotte operaie e sindacali del XIX e XX secolo.

I diritti di terza generazione sono quelli di solidarietà e affermano il diritto all’autodeterminazione dei popoli, alla pace, allo sviluppo, alla salute, a vivere in un ambiente non inquinato.

Tali generazioni di diritti umani hanno trovato nel XX secolo sono stati proclamati e sanciti con forza dalle Nazioni Unite nella Dichiarazione Universale dei Diritti dellUomo del 1948. In essa ai diritti civili, ai diritti di libertà personale, sono dedicati gli articoli 3, 9, 10, 12, 13, 16, 18, 19, 20. Essa però non è legalmente vincolante per gli stati. Per tale ragione, nel 1966, sono stati stipulati i Patti internazionali sui diritti civili e politici e su quelli economici, sociali e culturali che obbligano almeno formalmente gli stati a rispettare i principi e le indicazioni contenuti nella Dichiarazione. Nonostante ciò, i governi di molti paesi continuano a violare i diritti umani senza incorrere nelle sanzioni previste dalle Nazioni Unite.

 

Storia dei diritti civili

Il lento affermarsi dei diritti civili e politici costituisce la prima tappa nel complessivo cammino dei diritti umani. Essi sono nati come rivendicazione di spazi di libertà individuale nei confronti del potere, in modo particolare nei confronti della concezione patrimoniale dello Stato assoluto (Stato e sudditi come proprietà privata dello sovrano).

Uno dei primi passaggi storici fondamentali è la stesura della Magna Charta Libertatum, emanata nel 1215 dal re d’Inghilterra Giovanni Senza Terra. La carta sancisce una serie di diritti quali: non essere condannati senza motivo, essere giudicati da un tribunale legittimo e la tutela della proprietà privata. Tali diritti però non spettano a tutti i sudditi della corona ma, in quanto frutto delle pressioni degli aristocratici e del clero nei confronti del re, sono garantiti solo ad essi e non al popolo. La storia dei diritti civili è strettamente legata all’età moderna e alle grandi rivoluzioni liberali.

Sempre in Inghilterra, nel 1679, con l’emanazione dell’Habeas corpus Act, viene compiuto un altro passo decisivo nel cammino dei diritti civili. Esso stabilisce che nessun suddito possa essere arrestato e quindi privato della sua libertà personale, in modo arbitrario, cioè senza prove concrete sulla sua colpevolezza.

Sulla scia di questo documento, nel 1689, dopo la seconda rivoluzione inglese, viene approvato il Bill of rights in cui si affermano, in particolare, la libertà di religione, di parola e di stampa. Si tratta di due atti ufficiali che stabiliscono diritti civili validi per tutti i sudditi della corona inglese, senza distinzione di censo e di genere. Invece, per quanto riguarda l’accesso alla vita politica, rimangono escluse le donne e le classi sociali meno abbienti. Siamo di fronte ad un passo decisivo verso il diritto di cittadinanza.

Nel corso del XVIII secolo, si affermano nel nord America e in Francia movimenti intellettuali e politici che sfociano in rivoluzioni e che conducono all’approvazione di due importanti documenti per la storia dei diritti umani, in particolari dei diritti civili e politici: la Dichiarazione di indipendenza delle colonie americane e la Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadinoin Francia. In America il conflitto di interessi con l’Inghilterra porta i rappresentanti delle tredici colonie a sottoscrivere, il 4 luglio 1776, la Dichiarazione d’indipendenza degli Stati Uniti. Ad essa è collegata una dichiarazione dei diritti dell’uomo, nella quale sono proclamati il diritto alla vita, alla libertà e alla ricerca della felicità; il governo deriva i propri poteri dal consenso del popolo e quest'ultimo ha il diritto di destituirlo quando esso non garantisca “la sicurezza e felicità” dei cittadini.

Nel 1789 la Rivoluzione francese determina il crollo dell’ancien regime e della monarchia assoluta di Luigi XVI. Il 26 agosto viene approvata la Dichiarazione dei diritti dell’uomo e cittadino le cui basi teoriche derivano dalla filosofia illuminista europea. Nella Dichiarazione si riscontrano, infatti, la separazione dei poteri (legislativo, esecutivo e giudiziario), i diritti naturali dell’individuo (libertà personale, libertà di espressione e di culto, libertà di stampa, diritto di proprietà), l’uguaglianza di fronte alla legge e la definizione della legge come espressione della volontà generale. Le due rivoluzioni di fine ‘700 rappresentano un punto di non ritorno decisivo nella storia dei diritti civili.

Nel corso dell’Ottocento e dei primi decenni del Novecento, le lotte del movimento operaio e sindacale e di quello femminista determinano, in un primo momento soprattutto in Europa e in America, la lenta conquista di nuovi diritti civili e politici tra cui spicca il suffragio universale (diritto di voto maschile e femminile). Da questo ciclo di lotte nascono anche i cosidetti diritti umani di seconda generazione: il diritto al lavoro, ad un salario dignitoso, all’istruzione e alla sanità. Ai diritti civili e politici tipici dell’età moderna iniziano così ad affiancarsi i diritti economici, sociali e culturali.

La seconda metà XX secolo, in seguito alla fine dell’età dei totalitarsmi e all’affermarsi della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, è contrasegnata, nonostante le molte contraddizioni, da nuove e importanti lotte per la promozione e difesa dei diritti civili e politici: dalla battaglia degli afroamericani contro le discriminazioni razziali presenti nelgli Usa alla lotta contro l’apartheid in Sudafrica, dalla campagna mondiale contro la pena di morte alle rivendicazioni di libertà e di autodeterminazione generazionale e di genere.

 

La tutela istituzionale dei diritti civili

L’Organizzazione delle Nazioni Unite è il soggetto istituzionale internazionale nato anche con l’obbiettivo di promuovere e difendere i diritti umani nel mondo. A tale scopo nel 1946 l’Onu ha fondato la Commissione per i Diritti Umani delle Nazioni Unite, sostituita dal marzo 2006 dalla Consiglio per i Diritti Umani delle Nazioni Unite. Il mandato politico di tale organismo è quello di controllare il rispetto e le violazioni dei diritti umani in tutti gli stati membri delle Nazioni Unite, informando l’opinione pubblica mondiale sulla situazione della tutela dei diritti umani nel mondo. Il Consiglio, a differenza della Commissione, qualora ravvisasse violazioni dei diritti umani in un paese può aprire le cosiddette “procedure speciali”: viene inviato un gruppo di esperti delle Nazioni Unite che si reca di persona nelle area interessate per verificare il rispetto dei diritti umani e le eventuali violazioni, per poi riferirne al Consiglio. L’apertura di una “procedura speciale” può avvenire su richiesta ufficiale di uno stato membro o anche su segnalazione di un’organizzazione per il rispetto dei diritti umani; il Consiglio (composto da 47 membri) decide poi a maggioranza se aprire o meno tale procedura.

Dopo la stesura e la firma dei Patti internazionali del 1966 sui diritti civili e politici, l’ONU si è inoltre impegnato nella difesa delle libertà individuali emanando diversi trattati per la tutela di specifici diritti civili (minoranze, minori, donne…)

Ad esempio, dopo la prima parziale Dichiarazione dei diritti delle persone disabili del 1975, il 13 dicembre 2006, al termine di quattro anni di negoziati, gli Stati membri dell’ONU hanno concluso un accordo sul testo della Convenzione sui diritti dei disabili nel mondo. Il documento presentato all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite al fine di per proteggere i diritti dei circa 650 milioni di persone con disabilità colma una grossa lacuna presente all’interno del diritto internazionale: tutti i governi che hanno ratificato il trattato sono tenuti a trattare le persone con disabilità come soggetti di legge aventi diritti ben definiti. Tale Convenzione, composta da 50 articoli, prende in esame i diritti delle persone con disabilità considerando i loro diritti civili e politici, l’accessibilità e la possibilità di partecipazione, il diritto ad educazione, salute, lavoro e protezione sociale. Introducendo un cambiamento di atteggiamento nella società la convenzione diventa mezzo indispensabile per permettere ai disabili di raggiungere la piena eguaglianza, fornendo loro una protezione da discriminazioni e violazioni dei diritti umani. L’Italia ha ratificato tale Convenzione il 24 febbraio 2009.

Tra le Agenzie delle Nazioni Unite impegnate nella tutela dei diritti civili va segnalato il ruolo dell’UNHCR, l’Alto Commissariato per i rifugiati politici. Esso ha sede a Ginevra ed è stato istituito nel dicembre del 1950 dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite per soccorrere i profughi in Europa all’indomani della seconda guerra mondiale. Nel corso dei decenni seguenti, con l’aumentare del numero dei rifugiati in tutto il mondo, il suo mandato è stato rinnovato ed ampliato. Nei suoi primi 50 anni di attività l’UNHCR ha soccorso più di 50 milioni di persone ricevendo anche per due volte il Premio Nobel per la Pace, nel 1954 e nel 1981. Nel 2005 le persone che rientravano sotto la competenza dell’Alto Commissariato per i Rifugiati erano circa 19,2 milioni.

Nel lungo e difficile cammino di unità politica del vecchio continente, l’impegno dell’Unione europea a favore dei diritti dei suoi cittadini trova la sua massima espressione nella Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea, stipulato a Nizza nel dicembre del 2000. Per la prima volta si trovano riuniti in un unico documento tutti i diritti di cittadinanza europea, prima dispersi in vari strumenti legislativi, quali le legislazioni nazionali e le convenzioni internazionali del Consiglio d’Europa e delle Nazioni Unite. La Carta di Nizza, composta da 54 articoli, dedica ai diritti civili le prime due sezioni: Dignità e Libertà.

I sezione: dignità umana, diritto alla vita, diritto all’integrità della persona, proibizione della tortura e delle pene o trattamenti inumani o degradanti, proibizione della schiavitù e del lavoro forzato);

II sezione: diritto alla libertà e alla sicurezza, rispetto della vita privata e della vita familiare, protezione dei dati di carattere personale, diritto di sposarsi e di costituire una famiglia, libertà di pensiero, di coscienza e di religione, libertà di espressione e d’informazione, libertà di riunione e di associazione, libertà delle arti e delle scienze, diritto all'istruzione, libertà professionale e diritto di lavorare, libertà d'impresa, diritto di proprietà, diritto di asilo, protezione in caso di allontanamento, di espulsione e di estradizione). Se sull’abolizione della pena di morte, come condizione necessaria per entrare a far parte dell’Unione, gli stati europei sono riusciti a trovare un accordo, ben più complessa e contradditoria rimane la situazione della tutela di altri diritti civili come ad esempio il diritto di asilo politico per i rifugiati, i diritti dei carcerati o i diritti dei gay e delle lesbiche.

 

La Costituzione italiana

La Costituzione della Repubblica italiana si fonda sul “principio personalista” che garantisce a tutti i cittadini la tutela dei diritti inviolabili della persona e sul “principio di eguaglianza” il quale stabilisce l’uguaglianza giuridica di tutti i cittadini. Tali principi sono il cuore dei diritti civili. La Repubblica italiana si impegna ufficialmente a riconoscere e a difendere quei diritti fondamentali dell’uomo sanciti dalla Dichiarazione Universale del 1948. Il secondo articolo della Costituzione, ad esempio, afferma con forza che al centro dell’ordinamento giuridico italiano vi è la persona umana, portatrice di diritti individuali e sociali inviolabili. Questo articolo tutela i diritti civili della persona le principali libertà della persona (vita, pensiero, espressione, religione). Il cittadino non è più un individuo isolato ma è collocato in una dimensione di importanti relazioni sociali, all’interno di quali può sviluppare e arricchire la propria personalità. Le formazioni sociali ricoprono, infatti, un ruolo centrale nella crescita dell’individuo.

Il terzo articolo è considerato quello centrale di tutta la carta poiché esso influisce sull’intero corpo della Costituzione. Nella prima parte esso stabilisce con forza il principio di uguaglianza tra i cittadini di fronte alla legge. In primo luogo i costituenti, usciti dalla tragica esperienza della dittatura fascista e dalle persecuzioni durante la seconda guerra mondiale, hanno voluto eliminare ogni distinzione tra uomini: quelle di sesso, tra uomini e donne, e quelle di ‘razza’, tra etnie differenti. Inoltre, hanno voluto rimuovere ogni distinzione di carattere religioso, di opinione politica, e di condizione individuale e sociale. Ciò significa che di fronte alla legge dello Stato italiano tutti i cittadini hanno gli stessi diritti e doveri. In modo specifico nella costituzione italiana i diritti civili e le libertà fondamentali sono elencati negli articoli compresi sotto il Titolo I. Rapporti civili, art. dal 13 al 28 e sono i classici diritti alla libertà personale (art. 13 e 16), di domicilio (art. 14), di comunicazione (art. 15), di riunione e associazione (art. 17 e 18), di libertà religiosa (art. 19 e 20) e di libertà di espressione (art. 21).

 

La società civile

A partire dal Novecento sempre più la società civile e l’opinione pubblica ad essa connessa è diventata un soggetto centrale nella promozione e nella difesa delle libertà individuali; dalle lotte contro la segregazione razziale a quelle contro le discriminazioni sessuali. Oggi più che mai le organizzazioni non governative espressione della società civile possono ricoprire un ruolo fondamentale nella tutela dei diritti civili.

Una delle principali violazioni dei diritti civili nel mondo è la tortura. Per combattere tale pratica sono attive parecchie organizzazioni non governative. L’Associazione umanitaria “Medici contro la Tortura” è una onlus nata dentro Amnesty International che raduna un gruppo di medici, psicologi, fisioterapisti, avvocati, operatori sociali che si prende cura delle vittime di tortura che hanno trovato rifugio in Italia. Il gruppo di volontari si è riunito nel 1999 per prestare assistenza medica, psicologica e sociale alle vittime della tortura provenienti da ogni parte del mondo. Inoltre ‘Medici contro la Tortura’ si occupa di documentare e denunciare il fatto che, in molti paesi, anche se solo ufficialmente tutte le nazioni si sono dichiarate avverse a tale pratica, la tortura sia ancora molto diffusa. Sensibilizzando l’opinione pubblica, le forze sociali e quelle politiche circa la questione della tortura, cercano di attivare modalità di accoglienza, assistenza, cura ed inserimento per le vittime.

Il diritto civile della libertà di matrimonio subisce ancora oggi forti restrizioni e negazioni in molte aree del pianeta. Secondo le stime dell’International Center for Research on Women oggi nel mondo vi sono circa 60 milioni di bambine spose. I paesi in cui è maggiormente diffusa la pratica di dare in moglie bambine a uomini adulti e ad anziani sono il Niger, il Bangladesh, il Ciad, il Mali e l’India. Nonostante in tali stati la legge fissi il limite d’età per il matrimonio a 18 anni, le autorità politiche fanno poco o nulla per farla rispettare; i matrimoni con la bambine sono infatti celebrati alla luce del sole e nessuno degli adulti maschi è arrestato o almeno denunciato. Tali pratiche non sono legate ad una religione specifica; trovano posto tra la cultura tradizionale cristiana, mussulmana, animista e induista. Il lavoro delle Nazioni Unite procede tra mille lentezza a causa degli ostacoli politici.

Fortunatamente, però, si cominciano a scorgere segnali di fermento sia nell’opinione pubblica mondiale sia nelle società civili locali come testimonia la rivolta nell’autunno del 2008 in India, nel poverissimo distretto aricolo di Purulia, di alcune bambine che si sono rifiutate di sposarsi con gli uomini che le avevano acquistate. Tale ribellione ha messo in moto un importante movimento di coscienza tra le giovani donne indiane tanto da costringere il governo regionale del Bengala e quello nazionale di Nuova Dehli ad impegnarsi ufficialmente ad affrontare la drammatica questione.

Infine, va ricordato che tra i diritti civili maggiormente violati nel mondo vanno annoverati le discriminazioni di natura sessuale. In molti paesi del mondo infatti vivere la propria identità lesbica, gay, bisessule o transessuale viene visto come un non diritto. Secondo informazioni raccolte da Amnesty sono quattro i paesi che prevedono la pena di morte per omosessualità: Arabia Saudita, Sudan, Mauritania e Iran.

Bibliografia

Cassese A., I diritti umani oggi, ed. Laterza

Bonis, Cuaz, Saudino (a cura di) Per essere cittadini – progetto per la formazione del cittadino europeo, ed. Stylos, 2006.

Bobbio N., L’età dei diritti, ed. Einaudi.

Oestreich G.,Storia dei diritti umani e delle libertà fondamentali, ed. Laterza.

Documenti

1. Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo
2. Patto internazionale sui diritti civili e politici
3. Magna Charta Libertatum
4. Habeas Corpus Act (1679)
5. Bill of Rights (1689)
6. Dichiarazione d’indipendenza americana (1776)
7. Dichiarazione dei diritti dell’uomo e cittadino (1789)
8. Costituzione della Repubblica Italiana
9. Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea - Trattato di Nizza (in .pdf)
10. Convenzione sui diritti dei disabili (in .pdf)

 

(Scheda realizzata con il contributo di Matteo Saudino e Chiara Foà)

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Genova 2001: la morte dei diritti civili