Violenza di confine

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“Sono stato picchiato a lungo. Mi hanno spogliato nudo, faceva molto freddo”; “Ci colpivano come se stessero giocando a calcio con i nostri corpi”; “Ci hanno colpito ovunque. Tre o quattro sono finiti in ospedale. Uno di loro ha 14 anni”; “So che alcuni sono stati costretti dalla polizia a togliersi i vestiti per poi essere picchiati ancora”; Ci hanno picchiati “come animali” e “siamo stati spinti di faccia in un canale d’acqua”. Non sono bastate queste testimonianze dirette, gli innumerevoli report, le conferenze stampa, le interviste e le certificazioni mediche raccolte e diffuse da numerosi organizzazioni, quali UNHCR, Medici Senza Frontiere, e Human Rights Watch. Le violenze perpetrate dalla polizia ai confini della Serbia con l’Ungheria, la Bulgaria e la Croazia, nei confronti dei migranti e dei richiedenti asilo che cercano di attraversare il confine della “fortezza Europa”, purtroppo, non sono ancora cessate.

L’ultima denuncia in ordine di tempo è quella di Medici Senza Frontiere (Msf), che in un nuovo rapporto dal titolo Giochi di violenza”, presentato lo scorso 4 ottobre, è tornata a denunciare le violenze dalle autorità e dalla polizia di frontiera dell’Unione europea. Il rapporto, che combina dati medici e di salute mentale con le testimonianze di giovani pazienti, riporta un quadro allarmante visto che “Oggi, per i bambini e i ragazzi che provano a lasciare la Serbia, la violenza è una costante e nella maggior parte dei casi arriva per mano dalla polizia di frontiera”, ha dichiarato Andrea Contenta, il responsabile degli affari umanitari di Msf in Serbia. “Da più di un anno i nostri medici e infermieri continuano ad ascoltare la stessa identica storia di giovani picchiati, umiliati e attaccati con i cani nel tentativo disperato di proseguire il loro viaggio verso l'Europa”.

La gran parte dei racconti, ascoltati dalle équipe di Msf negli ultimi due anni, testimonia, infatti, lo stesso schema di percosse, morsi di cani e uso di spray urticanti, in un quadro di violenza sistematica contro i migranti. “Ho visto con i miei occhi la polizia in assetto antisommossa picchiare le persone. Molti erano giovani, adolescenti, e i loro volti erano coperti di sangue. Prima hanno lanciato i lacrimogeni e poi sono entrati nella nostra stanza, hanno picchiato tutti con i bastoni e molti di noi sono stati feriti”, ha raccontato nel report di a Msf un 30’enne dell’Afghanistan. “Sono stato catturato dalla polizia croata quando ero quasi al confine con la Slovenia e per questo sono stato picchiato. Mi hanno spogliato nudo, faceva molto freddo. Mi hanno messo nella parte posteriore della macchina e mi hanno riportato fino in Serbia. I vestiti che indosso ora mi sono stati dati in Serbia”, ha aggiunto un ragazzo di 15 anni proveniente anche lui dall’Afghanistan.

È vergognoso che alcuni Stati membri dell’Ue stiano intenzionalmente usando la violenza per impedire a bambini e ragazzi di cercare asilo in Europa. In questo modo, l’unico effetto è quello di causare seri danni sia fisici sia psicologici, rendendo questi ragazzi ancora più vulnerabili e spingendoli nelle mani dei trafficanti che l’Ue e gli Stati membri dichiarano di voler combattere”, ha concluso Contenta. A quanto pare nei primi 6 mesi del 2017, il 92% dei bambini e dei ragazzi che si sono recati nelle cliniche per la salute mentale di Msf hanno raccontato di aver subìto violenza fisica, indicano come responsabili le autorità e la polizia di frontiera dell’Ue, precisamente di Bulgaria, Ungheria e Croazia. Circa la metà di questi bambini (48%) ha identificato nelle autorità bulgare i responsabili delle violenze. Inoltre, da gennaio a giugno 2017, le équipe mediche di Msf che lavorano nelle cliniche mobili a Belgrado hanno documentato 62 incidenti di violenza intenzionale della polizia al confine con l’Ungheria e 24 al confine croato. Secondo i dati forniti dall’UNHCR, invece, da maggio scorso sono quasi 300 le persone che hanno visto negato il loro diritto di richiedere asilo in Croazia, una volta attraversato il confine serbo-croato. Per molte di loro le pratiche violente della polizia sono state all'ordine del giorno e solo nel maggio scorso l’UNHCR ha registrato e documentato ben 137 espulsioni collettive apparentemente ingiustificate.

Testimonianze simili sono state raccolte durante gli scorsi mesi anche dalle associazioni croate Welcome e  Are You Syrious? tramite attivisti sul campo, messaggi, fotografie e materiale video forniti direttamente dalle stesse vittime delle violenze. Le due organizzazioni, che hanno già presentato una denuncia penale al Ministero degli Interni, avevano denunciano anche in maggio attraverso un dettagliato report, l’ondata di violenze dalla polizia croata al confine orientale del Paese. Oltre a numerose testimonianze di "push backs" di migranti che cercavano di entrare in Croazia dalla Serbia, le due associazioni hanno anche ricevuto la segnalazione di violenze avvenute contro un gruppo di minori non accompagnati che hanno tentato di lasciare la Croazia. “Cinque ragazzi che si trovavano in una delle case per bambini e giovani non accompagnati, e che cercavano di fuggire dalla Croazia, sono stati catturati dalla polizia in due occasioni, e durante entrambe sono stati schiaffeggiati e picchiati”.

Per le due ong croate è sempre più urgente: “permettere il monitoraggio dei confini orientali d'Europa da parte di attivisti ed organizzazioni che fino ad ora ci è stato esplicitamente vietato e sanzionato; occorre permettere l’accesso in Europa di tutti i richiedenti asilo che sono stati illegalmente ed illegittimamente espulsi dal territorio, senza veder analizzata la loro richiesta d’asilo e infine serve favorire un’indagine approfondita sui push back illegali con successive sanzioni per i responsabili delle violenze perpetrate”. Anche se, come era facile intuire, le richieste e le denunce delle ong per il momento non sono state soddisfatte, attivisti e volontari hanno dichiarato di voler proseguire con i propri interventi di monitoraggio al confine, così come non smetteranno di chiedere chiarezza al Ministero degli Interni croato e agli uffici di polizia competente di tutte gli stati coinvolti. 

Alessandro Graziadei

Sono Alessandro, dal 1975 "sto" e "vado" come molti, ma attualmente "sto". Pubblicista, iscritto all'Ordine dei giornalisti dal 2009 e caporedattore per il portale Unimondo.org dal 2010, per anni andavo da Trento a Bologna, pendolare universitario, fino ad una laurea in storia contemporanea e da Trento a Rovereto, sempre a/r, dove imparavo la teoria della cooperazione allo sviluppo e della comunicazione con i corsi dell'Università della Pace e dei Popoli. Recidivo replicavo con un diploma in comunicazione e sviluppo del VIS tra Trento e Roma. In mezzo qualche esperienza di cooperazione internazionale e numerosi voli in America Latina. Ora a malincuore stanziale faccio viaggiare la mente aspettando le ferie per far muovere il resto di me. Sempre in lotta con la mia impronta ecologica, se posso vado a piedi (preferibilmente di corsa), vesto Patagonia, ”non mangio niente che abbia dei genitori", leggo e scrivo come molti soprattutto di ambiente, animali, diritti, doveri e “presunte sostenibilità”. Una mattina di maggio del 2015 mi hanno consegnato il premio giornalistico nazionale della Federazione Italiana Associazioni Donatori di Sangue “Isabella Sturvi” finalizzato alla promozione del giornalismo sociale.

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