UE: una nuova direttiva contro il traffico di esseri umani

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Foto di Giulio di Meo: Fotoup

Il 14 dicembre il Parlamento Europeo ha votato una nuova direttiva che impegna tutti gli stati membri nella lotta contro il traffico di esseri umani, un dramma che colpisce principalmente donne e bambini, sfruttati soprattutto per la prostituzione nel 43% dei casi e per i lavori forzati per un altro 32%. Oltre alla prostituzione e i lavori forzati, ci sono però molte altre cause dietro lo sfruttamento di esseri umani: persone obbligate a chiedere l'elemosina, adozioni illegali, sfruttamento della manodopera, traffico di organi... Tutti casi coperti dalla nuova legge europea.

Si tratta di un business lucroso: il secondo per entrate dopo quello delle armi, più redditizio della droga e con un rischio per i trafficanti piuttosto limitato. Per questo, secondo i legislatori, per avere un effetto la legge in questo campo deve dare un colpo di grazia ai criminali con pene più severe e una sinergia di azioni utili alla prevenzione di qualsiasi traffico di esseri umani.

“La nostra organizzazione ha sempre denunciato l'ampiezza del fenomeno e la sua continua crescita, in Europa come nel resto del mondo - ha dichiarato durante la gestazione della direttiva Raffaele Salinai di Terre des Hommes - e nella lotta a questa moderna forma di schiavitù è necessario arrivare ad un'armonizzazione delle leggi nazionali contro la tratta, ad una migliore assistenza alle vittime e a pene più dure per i responsabili di crimini”.

Il testo, approvato con 643 voti a favore, 10 contrari e 14 astensioni, è il frutto di un compromesso con i Governi dell’Unione europea e il risultato dell’accordo "è molto meglio di quello che credevo avremmo potuto ottenere", ha commentato soddisfatta Anna Hedh, socialdemocratica svedese e relatrice delle commissioni Libertà civili e Diritti delle Donne. "Abbiamo rafforzato la protezione delle vittime, che sarà centrata sui diritti, rafforzata per i bambini e con una chiara prospettiva di genere", ha commentato la Hedth spiegando i miglioramenti apportati al testo originale.

“Le nuove regole faranno un pochino più male”, ha ironizzato la Hedht: sono previste, infatti, pene fino a 10 anni, e - elemento fondamentale quanto inedito - la confisca dei beni. Quando saranno coinvolte “persone legali”, quindi imprese, associazioni o quant’altro, le sanzioni includeranno anche “l'esclusione dalle gare pubbliche”, il “divieto” temporaneo o permanente “di esercitare l'attività commerciale" e la chiusura o la “supervisione giudiziaria” degli stabilimenti.

"La cosa più importante è che ci occupiamo della questione - ha spiegato Edit Bauer, co-relatrice della commissione Diritti delle Donne e popolare slovacca - che la gente non chiuda gli occhi davanti a questa clamorosa violazione dei diritti umani, che ci sia certezza della pena per i criminali e protezione per le vittime”. Fondamentale nel testo della legge le assicurazioni per le vittime che “devono poter godere di assistenza e supporto [non solo legale, ma anche medico e psicologico] prima, durante e dopo la procedura giudiziaria" e questo "non deve essere condizionale alla volontà da parte delle vittime di collaborare alle indagini e al processo", ha specificato la Bauer.

Il testo della direttiva stabilisce, inoltre, in maniera esplicita che le vittime non possono essere oggetto di cause giudiziarie o sanzioni pecuniarie, limiti che fino ad oggi frenavano buona parte della volontà di denuncia degli sfruttati. “Gli Stati membri sono, infine, incoraggiati a investire i proventi della confisca sull'assistenza e la compensazione alle vittime, ma anche sull'attività di contrasto transfrontaliera all'interno dell'UE”, altro importante argine al traffico di vite.

Ma non esiste solo la vigilanza transfrontaliera per prevenire il traffico e la mercificazione delle persone, e soprattutto in materia di prostituzione, l'elemento chiave è scoraggiare e punire i clienti. Se però la risoluta socialdemocratica svedese Anna Hedh è riuscita a convincere i colleghi in Parlamento, non altrettanto vale per i governi, che in materia hanno mantenuto qualche resistenza.

Anche per questo il testo approvato martedì prevede soltanto un "incoraggiamento" a considerare l'utilizzo dei servizi prestati da persone sfruttate un reato, invitando "i governi” a considerare in un prossimo futuro la possibile introduzione di uno specifico crimine per i clienti. In Italia la legge prevede già questa misura, e molti comuni l'hanno applicata nella lotta alla prostituzione con risultati diversi e non poche perplessità come quella di Pia Covre rappresentante e co fondatrice del Comitato per i diritti civili delle prostitute (CDCP).

"Evidentemente non sono state prese in considerazione le molte informazioni che abbiamo inviato ai Parlamentari europei e che dimostrano come criminalizzare i clienti sia controproducente e aumenti la vulnerabilità delle sex workers - ha commentato la Covre - [perché] spesso sono proprio i clienti ad aiutare le donne che si trovano in strada, ma in futuro se rischiano di essere denunciati non lo faranno più".

Un pericolo possibile e comprensibile, ma davanti alla sostituzione dell’inefficace legge sul traffico di esseri umani del 2002 il testo che ha passato il vaglio del parlamento di Strasburgo questa settimana sembra non lasciare dubbi sul miglioramento di una legge che, a questo punto, darà ai paesi Ue due anni per adottare la nuova direttiva per arginare e prevenire situazioni “che vanno inscritte - conclude Terre des Hommes - nella coerenza delle politiche di lotta alla povertà e del rispetto dei Diritti umani fondamentali. [A.G.]

 

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