Save the Children: identificare e sostenere le vittime della tratta

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In seguito all'operazione Viola, l'inchiesta internazionale che ha portato stamani all'esecuzione di 66 ordini di custodia, un comunicato di Save the Children sottolinea come il fenomeno della tratta di esseri umani sia una realtà composita, in cui vari elementi convivono e hanno significative interrelazioni, a partire dalla dimensione nazionale e quella estera. E' quindi necessario, promuovere la massima collaborazione fra tutti gli attori coinvolti e che siano stabiliti degli standard condivisi per la identificazione e il supporto delle vittime di tratta. La tratta costituisce una gravissima violazione dei diritti di migliaia di adulti e di minori, diritto alla vita, all'integrità fisica e psichica, alla salute. Chi è vittima di tratta, soprattutto se minore, vive una condizione di segregazione e violenza tale da rendere molto difficile il compito degli attori chiamati a identificarlo e aiutarlo, quali polizia, autorità giudiziarie e operatori sociali.

Uno dei problemi più spinosi, infatti, resta l'identificazione e il supporto di coloro che sono vittime di tratta, spesso confusi e trattati alla stregua di minori dediti ad attività criminali. Per questo Save the Children ha coordinato la redazione del primo Protocollo di identificazione e supporto dei minori vittime di tratta e di sfruttamento: a disposizione di forze dell'ordine, magistrati, operatori, presenta, in modo molto schematico, i profili dei gruppi a rischio, fornisce la prima lista esaustiva sviluppata in Italia di indicatori per la identificazione dei minori vittime e in tabelle sintetiche descrive gli strumenti di tutela e di protezione delle vittime disponibili nel nostro paese.

Un recente rapporto trasnazionale di Save the Children sulla tratta ha permesso di identificare i profili dei minori maggiormente a rischio e di quelli già vittime e di mettere in luce le principali caratteristiche del fenomeno in Italia, uno dei paesi europei di destinazione. In Italia sarebbero di 11mila le vittime di tratta fra il 2000 e il 2006, di cui 619 minori, mentre risultano 8.056, fra il 2005 e il 2006 le persone denunciate specificatamente per reati connessi alla tratta di esseri umani.

Dalla ricerca, emerge che in particolare le vittime provenienti dalla Nigeria sono in genere trafficate a scopo di sfruttamento sessuale e arrivano in Europa dopo essere state ridotte in stato di soggezione già nel paese d'origine. Quasi sempre prive di un permesso di soggiorno e di un passaporto, le adolescenti fanno ingresso in Italia o per via aerea o per via mare, nel primo caso accompagnate da una trafficante donna, nel secondo caso da un uomo che esercita o fa esercitare violenza sessuale nei loro confronti durante il viaggio.

Una volta in Italia le adolescenti perdono la propria libertà e per riscattarla sono costrette a pagare una somma che va da trentamila a cinquantamila euro, per ottenere la quale le ragazze sono sfruttate nella prostituzione su strada, sotto il controllo della sfruttatrice o di un'altra vittima indotta a farlo. Il rapporto che si instaura con la sfruttatrice è ambivalente: le ragazze rispettano le regole da lei imposte per quanto riguarda il pagamento delle somme di denaro e, di contro, la sfruttatrice non assume un atteggiamento violento e apertamente fraudolento nei loro confronti.

La ricerca ha anche portato alla luce l'esistenza di tratta di minori provenienti da alcuni paesi africani. Organizzazioni criminali di stampo mafioso reclutano gli adolescenti, di sesso maschile, nei paesi d'origine mediante minacce e inganno, li conducono in Italia clandestinamente e all'arrivo, il costringono a spacciare o trasportare sostanze stupefacenti (crack, cocaina ed eroina). I ragazzi sono soggetti a minacce e violenza fisica, strumenti di coercizione attraverso cui lo sfruttatore li controlla e hanno i polpastrelli abrasi, misura usata dai trafficanti al fine di rendere più difficoltosa l'attività di contrasto alla loro attività illegale da parte delle forze dell'ordine.

 

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