Lavoro minorile: 100 milioni di bambine sfruttate, la minaccia della crisi economica

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Campagna 'Stop child labor' - Foto Cesvi

"La crisi finanziaria potrebbe portare ad un nuovo aumento dello sfruttamento minorile, dopo anni di positiva inversione di tendenza". Lo afferma il rapporto dell'Organizzazione internazionale del Lavoro (Ilo) presentato ieri a Ginevra in occasione della 'Giornata mondiale contro il lavoro minorile'. Il rapporto dal titolo "Give Girls a Chance: Tackling child labour" (Dare un futuro alle bambine: Combattere il lavoro minorile) dedica particolare attenzione alle bambine perchè - come sottolinea l'Ilo - in questa particolare congiuntura di recessione internazionale sono loro ad essere maggiormente a rischio di sfruttamento.

Secondo il rapporto su 218 milioni di bambini sfruttati sono 100 milioni le bambine coinvolte nel lavoro minorile e molte di loro - oltre a dover intraprendere lavori simili a quelli dei maschi - sono esposte alle peggiori forme di sfruttamento spesso nelle situazioni di lavoro nascoste, dietro le mura delle fabbriche, nei campi o dietro le porte delle loro stesse case. "Molte bambine lavorano nel settore agricolo e manifatturiero come i ragazzi, ma sulle prime grava un maggiore fardello di lunghe ore non retribuite di lavoro domestico all'interno della propria casa e di altre" - afferma Susan Bissell, responsabile dell'Unicef. "Quello che la gente non vede è il lavoro domestico svolto presso altre famiglie - che espone le ragazze ad altri pericoli e rischi" - sottolinea la Bissel.

Il rapporto sottolinea l'importanza di investire nell'istruzione delle bambine come una via effettiva per combattere la povertà. Un concetto sul quale insiste l'Unicef: "È l'istruzione, soprattutto per le bambine, la chiave per combattere la povertà e il lavoro minorile" - ha detto il Presidente dell'Unicef Italia, Vincenzo Spadafora. "Oggi lo ribadiamo più che mai, nell'anno del 20° anniversario della Convenzione sui diritti dell'infanzia e dell'adolescenza". I fattori culturali e socio-economici di una famiglia influenzano fortemente la decisione di mandare le bambine a scuola. Mentre molti paesi hanno raggiunto l'Obiettivo di Sviluppo del Millennio relativo all'istruzione primaria universale, in molti altri, soprattutto in Africa Subsahariana, i tassi di frequenza relativi alla scuola primaria e secondaria continuano ad essere bassi.

Secondo la definizione dell'Organizzazione Internazionale del Lavoro (Ilo), le forme peggiori di lavoro minorile sono la vendita o il traffico di bambini, il loro reclutamento forzato come soldati, lo sfruttamento nella prostituzione e nella produzione di pornografia, e l'uso, l'ingaggio o l'offerta di bambini in attività illecite o in qualsiasi altra attività che possa danneggiarli. Il recente Rapporto mondiale dell'ILO sul lavoro minorile afferma che nel 2004 vi erano 126 milioni di bambini impegnati in attività pericolose che compromettono la sicurezza, la salute e lo sviluppo.

Il dramma dei minori sfruttati non riguarda solo i Paesi in via di sviluppo. In Italia, secondo l'Istat, lavorano 144mila bambini tra i 7 e i 14 anni e di questi 31.500 sono veri e propri casi di sfruttamento. Ma secondo la Cgil i casi sono 400mila inclusi i bambini figli di immigrati e i circa 30-35 mila minori non accompagnati entrati clandestinamente nel nostro paese. Il sito dell'Ispesl dedica una speciale pagina web al lavoro minorile dove si possono trovare informazioni, dati e cifre oltre a una rassegna stampa dedicata, una galleria fotografica e un elenco di link utili per approfondire il tema. Telefono Azzurro con il Ministero del Lavoro e con i Consulenti ha presentato le linee-guida per una politica di contrasto al fenomeno del lavoro minorile.

La Giornata mondiale è un'occasione per chiedere nuove politiche, con particolare urgenza nei confronti delle peggiori forme di sfruttamento: schiavitù, prostituzione o pedopornografia, sfruttamento legato a debiti o attività illecite, attività nocive alla salute fisica, psicologica o allo sviluppo morale dei bambini. Per la giornata il CESVI ha lanciato petizione online "Stop al lavoro minorile" per raccogliere firme da consegnare al Governo italiano perché assuma impegni precisi a livello nazionale e internazionale contro lo sfruttamento del lavoro minorile. Per sensibilizzare bambini e ragazzi il Cesvi propone un gioco online dedicato al diritto all'educazione presentato nei sei Paesi in cui la campagna 'Stop Chlid Labor' (promossa dal network europeo Alliance 2015 e con il sostegno della Commissione Ue) è presente: Italia, Olanda, Germania, Danimarca, Irlanda e Repubblica Ceca. [GB]

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