Sardegna: marea nera sulla costa nord, si tace sul disastro ambientale

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Addetti raccolgono il catrame - Foto: GreenMe.it

La marea nera dell’olio combustibile finito in mare l'11 gennaio scorso nello scalo industriale di Porto Torres ha raggiunto varie coste del nord Sardegna e sta minacciando il Parco nazionale dell'Arcipelago della Maddalena che ha chiesto lo stato d'emergenza. Lo riporta il sito de 'La nuova Ecologia'. “Non sono stati riscontrati fenomeni di contaminazione, sebbene le condizioni meteo avverse e i possibili movimenti di corrente non escludano nelle prossime ore, purtroppo, il pericolo di spostamento della chiazza inquinante anche nelle acque dell'Arcipelago” - spiega il presidente del Parco nazionale Giuseppe Bonanno nella nota inviata al ministero dell'Ambiente e a tutti i soggetti istituzionali coinvolti.

Secondo il comandante della Capitaneria di Porto Torres l'emergenza sarebbe invece rientrata già la scorsa settimana dopo aver concluso l'opera di bonifica nella banchina interessata dalla perdita. Eppure circa 20mila i litri di olio combustibile sono stati riversati nelle acque e poi finiti inizialmente sulle spiagge della Gallura: la perdita è avvenuta durante le operazioni di scarico del combustibile destinato alla centrale E-on.

“Le fonti ufficiali continuano a sminuire il fenomeno, parlando di danno ecologico e non di disastro ambientale. Ma stando agli aggiornamenti dei cittadini, agli avvistamenti, alle esperienze e alle segnalazioni che arrivano sulla nuova marea nera di Porto Torres, sembra che ci sia molto di più anche perché un nuovo incidente ha peggiorato la situazione – denunciano gli ambientalisti locali. “Nessuno ne parla (a parte qualche raro TG che ha iniziato da poco a parlare dell’episodio), ma non è ancora tutto – denuncia GreenMe: la marea nera di Porto Torres rischia di danneggiare anche i parchi naturali dell’isola dell’Asinara e dell’arcipelago della Maddalena, e ieri alcuni ampi tratti dell’area industriale di Porto Torres sono stati dichiarati inaccessibili a causa del valore troppo alto di benzene”.

Le autorità locali non intendono minimizzare e il presidente della Provincia di Sassari, Alessandra Giudici, ha chiesto al governo di intervenire dichiarando lo stato calamità naturale e invitando autorità e i media a interrompere il silenzio sulla questione. In questi giorni infatti, sul tratto di spiaggia compreso tra fra Santa Reparata e Capo Testa sono stati raccolti oltre 300 chili di catrame in poco tempo, ma le operazioni di bonifica – per quanto possano essere veloci – devono fare i conti con un combustibile che si espande velocemente e con la nuove perdita avvenuta, sempre a Porto Torres, due giorni fa.

L'incidente ha riguardato una delle tubature che portano il carburante dalla banchina ai depositi della termocentrale. Dalla condotta, interrata nel cemento è fuoriuscito l'olio che prima ha invaso la banchina e poi è finito in mare. In un primo momento si era parlato di “una modesta quantità”, ma l'aspetto delle spiagge la mattina successiva raccontava un'altra storia.

“E’ inammissibile – denunciava prontamente Legambiente - che in un’azienda moderna avvengano ancora simili incidenti, tanto più grave se si considera che Porto Torres si trova di fronte al Parco nazionale dell’Asinara, uno degli ultimi paradisi naturali del Paese. La E.On s’impegni ora a ripristinare lo stato di salute del litorale ma soprattutto ad adottare tutte le misure necessarie affinché disastri del genere non si ripetano”. “Si tratta – continuava il presidente di Legambiente Sardegna Vincenzo Tiana – dell’ennesimo episodio di sversamento accidentale a danno delle nostre coste ed è ormai improrogabile avviare un piano di bonifica del territorio e ottenere adeguati risarcimenti. E’ il momento anche di ripensare il modello di sviluppo della Regione. Gli habitat e l’ambiente infatti sono la più grande risorsa dell’Isola minacciata costantemente dall’industria degli idrocarburi”.

“Un disastro di dimensioni incredibili e di cui, inspiegabilmente, non si parla. Perché?” – si chiede Eleonora Cresci di GreenMe. “Non è la Costa Smeralda, e lo sappiamo bene noi sardi che questo posto lo amiamo e che chiediamo tutela e valorizzazione per il litorale da decenni. No, qua non troverete personaggi famosi, discoteche, yacht. Solo una spiaggia libera lunga chilometri e qualche baretto qua e là. Per questo forse non importa a nessuno”.

Intanto l'Eni sta portando avanti il piano di impiantare proprio a Porto Torres il più grande deposito costiero di idrocarburi del Mediterraneo. “Un progetto - denuncia Gigi Pittalis dei Verdi - che l'Eni sta portando avanti quasi in silenzio e che, una volta completato, avrebbe la conseguenza di vedere aumentare in maniera esponenziale il traffico delle navi cisterna nel golfo dell'Asinara di fronte al parco. Dovrebbe riflettere chi pensa che si dovrebbe portare avanti il piano Eni di stoccaggio nei suoi serbatoi per poi movimentarlo verso altre rotte - aggiunge Pittalis. Ritengo sia neccessario invece potenziare ragionamenti che, passando attraverso le bonifiche, ci portino verso un modello di sviluppo armonico basato sull'uso delle nostre risorse”.

Il ministro dell’Ambiente, Stefania Prestigiacomo dovrebbe riferire mercoledì prossimo in Commissione Ambiente della Camera sul danno ambientale. Intanto i cittadini si sono organizzati in comitati perché su quanto accaduto non cali il silenzio. Chiedono di prendere parte alle operazioni di bonifica insieme ai tecnici della E. On, vogliono accertare la reale entità dei danni.

La mobilitazione dei cittadini è anche su Facebook nel gruppo “Disastro ambientale a Porto Torres e Platamona: vogliamo risposte!”. [GB]

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