Greenpeace: anche Timberland per l'Amazzonia, mancano Adidas, Reebok e Clark’s

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La foresta primaria dell'Amazzonia - Foto: © Greenpeace

Dopo Nike e Geox anche la Timberland ha risposto alla campagna di Greenpeace denominata "Deforestazione Zero" in Amazzonia annunciando "una nuova politica di acquisti della pelle bovina" concordata con l'associazione. "L’azienda - annuncia un comunicato di Greenpeace - sarà in grado di garantire che la pelle utilizzata per la produzione delle proprie scarpe vendute in tutto il mondo non avrà causato alcun fenomeno di deforestazione recente dell’ultimo grande polmone del pianeta. Secondo quanto stabilito dal documento in questione Timberland "richiederà a tutti i propri fornitori di pelle – tra cui il gigante della carne e della pelle brasiliana Bertin – di impegnarsi immediatamente ad una moratoria sui fenomeni di nuova deforestazione in Amazzonia".

Questo annuncio arriva appena due mesi dopo il lancio dell’inchiesta di Greenpeace "Amazzonia che Macello", nella quale Greenpeace ha ricostruito attraverso un'indagine durata due anni la filiera dei prodotti a base di carne e di pelle da allevamenti coinvolti in fenomeni di deforestazione, lavoro schiavile e occupazione di territori indigeni in Amazzonia. Come detto, meno di una settimana fa anche Nike e Geox si sono impegnate a non acquistare pelle dall’interno del Bioma Amazzonico fino a quando non si fermerà la deforestazione a causa dell’allevamento bovino.

"Le buone notizie non sono finite - annuncia Greenpeace. Nel frattempo i commercianti brasiliani di soia rinnovano il proprio impegno per proteggere l’Amazzonia ed evitare una catastrofe climatica rinnovando per un anno ancora la moratoria sull’acquisto di soia da aree recentemente deforestate".

"La coltivazione della soia finalmente non è più un pericoloso motore della deforestazione in Amazzonia mentre non possiamo dire lo stesso dell’allevamento bovino. – spiega Chiara Campione, responsabile della campagna Foreste di Greenpeace Italia. La moratoria sull’acquisto di soia proveniente da aree recentemente deforestate è un modello replicabile e, per questo motivo, è necessario che dopo Timberland, Nike e Geox l’intero settore della carne e della pelle si adegui agli stessi standard". Per questo l'associazione chiede ora di scrivere a Adidas, Reebok e Clark’s che non hanno ancora risposto all'appello.

"Il nostro Paese ha una grossa responsabilità nella deforestazione. – continua Campione- Siamo, infatti i primi importatori, in termini di valore, di pelle brasiliana al mondo. Per questo motivo è molto importante che oltre ai produttori di scarpe o divani l’impegno per un’immediata moratoria arrivi anche dal settore conciario e da aziende leader come il Gruppo Mastrotto, che ora ha avviato un dialogo con noi, e Rino Mastrotto Group, che invece fa orecchie da mercante alle nostre richieste".

Ogni otto secondi un ettaro di foresta amazzonica viene distrutto a causa dell’espansione dell’allevamento bovino, il principale motore della deforestazione al mondo e, per questo motivo, la principale causa di emissioni di CO2 in Brasile- afferma Greenpeace. "Fermare la deforestazione è vitale per salvare il clima. E’ necessario che cittadini, industria e governi esigano un vero ed efficace accordo sul clima al Summit della Nazione Unite che si terrà nel dicembre del 2009 a Copenhagen. "Soltanto un patto, che includa misure reali per fermare la deforestazione a livello globale entro il 2020, potrà mitigare gli effetti del cambiamento climatico" - conclude la nota di Greenpeace. [GB]

 

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