Italia: migliorare la legge sulla caccia, non stravolgerla

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Foto: regione.veneto.it

La stagione di caccia si è chiusa sabato scorso "con forti tensioni tra il fronte degli anticaccia da una parte e gli estremisti fautori di 'doppietta selvaggia' dall'altra". Lo riporta un comunicato della Lav evidenziando che in Senato sono attualmente depositati alcuni disegni di legge che prevedono la demolizione delle pur minime misure di tutela previste dalla vigente normativa sulla caccia. "L'attuale maggioranza di Governo, conta tra le proprie fila numerosi politici molto vicini alle posizioni più estremiste del mondo venatorio – dichiara Massimo Vitturi della LAV - ed è facile immaginare il loro impegno a favore dell'ulteriore liberalizzazione della caccia al solo scopo di ingraziarsi l'elettorato".

Anche altre cinque associazioni ambientaliste (Amici della Terra, Fare Verde, Legambiente, Lipu e Wwf Italia) sostengono in un comunicato congiunto che con la fine della stagione di caccia 2008-2009 in Italia è ripartito "l'ennesimo, becero, tentativo dei soliti noti a caccia dei voti di bracconieri, indifferenti del loro mettere in gravissimo pericolo la fauna, la natura e le relazioni sociali''. Le cinque associazioni che aderiscono al tavolo di concertazione sociale sulla legge 157/92 - composto dalle principali sigle del mondo agricolo, ambientalista e venatorio - chiedono la definizione di una "migliore governance della materia, rafforzamento della ricerca scientifica, individuazione di soluzioni efficaci per la questione dei danni all'agricoltura e un serio piano di lotta al bracconaggio".

"Nei disegni di legge presentati in Senato - continua la nota congiunta delle associazioni ambientaliste - leggiamo invece proposte che si muovono in direzione contraria, proponendo la riduzione delle tutele, privando lo stato della potesta' sulla fauna, svilendo il ruolo della ricerca e ipotizzando una grande opera di depenalizzazione dei reati venatori, per non parlare di alcune proposte che risultano vere e proprie istigazioni al bracconaggio e al commercio illegale di specie protette". Le associazioni confermano "la piena disponibilità a costruire" ma ribadiscono "la totale indisponibilità a tollerare il tentativo di distruggere anni di buona legislazione".

Nel suo comunicato la Lav (Lega Antivivisezione) ricorda che "ogni anno i cacciatori immettono sul territorio, al solo scopo di abbatterli, migliaia di animali importati dall'estero, i quali alterano il patrimonio genetico delle popolazioni locali, determinando così squilibri genetici che, nel caso del cinghiale, hanno portato alla sostituzione delle popolazioni autoctone con altre molto più prolifiche e resistenti, che ora vengono additate come responsabili dei danni procurati all'agricoltura".

Va ricordato inoltre che l'abbattimento delle volpi - gli unici predatori che riescono a sopravvivere nei nostri territori eccessivamente antropizzati - durante tutto l'arco della stagione venatoria crea gravissimi squilibri ecologici che portano al proliferare di numerose specie, quali, ad esempio, le nutrie, per il contenimento delle quali le regioni danno sempre più "carta bianca" ai cacciatori, aprendo così ulteriori spazi all'illegalità, conclude la nota della Lav.

"Gravissima poi è la situazione delle deroghe, con oltre due milioni di uccelli non cacciabili abbattuti in violazione delle normative comunitarie" - evidenzia una nota della Lipu. In questo senso, la maglia nera va ancora a Veneto e Lombardia che, nonostante le contestazioni europee e persino l’intervento della Corte Costituzionale, hanno continuato ad concedere deroghe. Situazione che ha tuttavia registrato il clamoroso mea culpa del Presidente Formigoni e la recentissima delibera di giunta con cui la Lombardia dichiara definitivamente tramontata la stagione delle deroghe". [GB]

 

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