Pulizie di primavera per spiagge e fondali!

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Ad accomunare molte delle spiagge italiane e mediterranee non sono solo il gran sole e il bel mare, ma anche i rifiuti arenati sui litorali. Per questo ogni anno, prima dell’estate, un pacifico esercito di volontari armati di sacchi, guanti e rastrelli, si da appuntamento lungo le coste del Belpaese per liberare le spiagge e i fondali marini da montagne di rifiuti abbandonati. Un gesto di civiltà e partecipazione che Legambiente organizza dal 1995 con chi “non vuole rassegnarsi all’indifferenza” e desidera tutelare quello straordinario bene comune che sono le nostre coste. “Se non sopporti più vedere la tua spiaggia preferita piena di plastica e rifiuti di ogni genere, se diventi di cattivo umore passeggiando a piedi nudi tra mozziconi di sigaretta e pezzi di vetro, allora sei dei nostri!” ha spiegato Legambiente presentando i tantissimi appuntamenti che i volontari del Cigno verde hanno organizzato in tutta Italia il 27, 28 e 29 maggio. Un’azione ecologica che nel 2015 ha coinvolto altri 21 Paesi del Mediterraneo e in Italia ha contato su oltre 150 attori tra associazioni, istituzioni, scuole e membri della società civile impegnati in una o più iniziative di pulizia e tutela ambientale

Tutti possono aderire alle giornate e il lavoro purtroppo non mancherà, come è stato confermato anche dai dati dell’indagine “Beach litter” che ha quantificato e schedato i rifiuti raccolti durante le giornate dedicate a Spiagge e Fondali puliti - Clean up the Med lo scorso anno. In quell’occasione sono state ripulite da rifiuti di ogni genere, di tutte le forme e le dimensioni 54 spiagge nel Mediterraneo, di cui 29 in Italia e 25 negli altri Paesi costieri. Dopo i resti di plastica e di polistirolo che sono i rifiuti più trovati (23,5%), a guidare la top-ten dei rifiuti integri rinvenuti nei soli litorali italiani ci sono le bottiglie di plastica per bevande (10,3%), tappi e coperchi di plastica e metallo (6,9%), nasse, reti, strumenti da pesca e cassette per il pesce (6,5%). Mentre i mozziconi di sigaretta conquistano il quarto posto con il 5,4%, in quinta posizione troviamo i rifiuti da mancata depurazione (4,9%) come cotton fioc, assorbenti, preservativi, blister, deodoranti da wc, conseguenza della scorretta abitudine di “smaltire” questi rifiuti gettandoli nel wc e segnale dell’inefficienza dei sistemi depurativi che non riescono a filtrare neanche oggetti di notevole grandezza. Chiudono la classifica stoviglie usa e getta di plastica (4,8%), materiali da costruzione (4%), flaconi di detergenti (3,8%), bottiglie di vetro (3,3%) e sacchetti di patatine e stecchetti di leccalecca e gelati (1,9%).

Di tutta questa variegata immondizia in Italia sono stati trovati 17 rifiuti ogni 100 mq, 5 rifiuti in più ogni 100 mq rispetto all’indagine del 2014. Un dato migliore rispetto alla densità di rifiuti delle spiagge turche con 33 rifiuti ogni 100 mq, di quelle dell’Algeria, con 28 rifiuti e della Croazia con 21 rifiuti ogni 100 mq. Meglio dell'Italia vanno solo le spiagge della Tunisia con 8 rifiuti ogni 100 mq, della Grecia con 4, del Portogallo con 3 e della Spagna con 2 rifiuti ogni 100 mq. E quest’anno? Come è facile prevedere i sacchi di immondizia saranno riempiti ancora di plastica, la regina indiscussa dei rifiuti spiaggiati, che lo scorso anno ha rappresentato circa l’80% degli oggetti trovati sulle spiagge italiane (contro il 65% del 2014), contro il 52% degli altri litorali del Mediterraneo. L’indagine del 2015 ha dimostra che il problema dei rifiuti spiaggiati è una questione comune a tutto il Mediterraneo, ma non è impossibile da risolvere. Se è vero che sulle coste del Belpaese le percentuali di materie plastiche sono in aumento, un dato positivo e sicuramente rilevante è quello relativo ai sacchetti di plastica, che nel nostro Paese lo scorso anno hanno rappresentano meno del 2% sul totale dei rifiuti trovati, mentre nelle spiagge degli altri Paesi superano il 7%. “Una differenza dovuta principalmente alla messa al bando italiano dei sacchetti di plastica non compostabili, ottenuto dopo anni di battaglie della nostra associazione, che ne ha ridotto il consumo del 50% negli ultimi tre anni e che testimonia che si possono intraprendere azioni concrete ed efficaci per salvare spiagge e mari dai rifiuti” ha spiegato Rossella Muroni, direttrice generale di Legambiente.

“Il monitoraggio sui rifiuti spiaggiati - ha aggiunto Serena Carpentieri, responsabile campagne di Legambiente -, così come previsto dalla Direttiva Europea Marine Strategy doveva essere svolto già dal 2015 e sarebbero dovuti essere già stati pubblicati i risultati da parte delle autorità competenti. Ma ancora oggi non ci sono dati disponibili e accessibili. Per questo nel 2015 abbiamo voluto ripetere, per il secondo anno, il censimento dell’inquinamento, evidenziando come sia onnipresente su tutte le coste mediterranee e come siano urgenti e non più rinviabili le misure di prevenzione”. Ma non tutte le mancanze sono istituzionali visto che “ancora oggi la stragrande maggioranza dei rifiuti deriva da un abbandono consapevole in loco di sigarette, bottigliette e tappi ad esempio, testimoniando la totale indifferenza verso i notevoli impatti che questo nostro superficiale comportamento ha sull’ambiente costiero e marino” ha concluso la Carpentieri.

I danni provocati dai rifiuti spiaggiati, poi, non fanno male solo all’economia e al turismo. Tartarughe marine, uccelli e mammiferi marini di tutti i tipi possono restare intrappolati nelle reti da pesca e negli attrezzi di cattura professionale, oppure morire per soffocamento dovuto all’ingestione accidentale di rifiuti (in particolare di buste di plastica) scambiati per cibo. Secondo diversi studi, nel Mediterraneo occidentale, l’ingestione di rifiuti causa la morte nel 79,6% delle tartarughe marine e altera l’intero ecosistema marino. Inoltre, le microplastiche ingerite dagli organismi acquatici, sono la causa principale dell’introduzione di materiali tossici nella catena alimentare, che spesso i non vegetariani si ritrovano inconsapevolmente nel piatto. Anche per questo le pulizie primaverili di spiagge e fondali sono per giovani e vecchi un’occasione educativa, ancor prima che un bell’esempio di cittadinanza attiva.

Alessandro Graziadei

Sono Alessandro, dal 1975 "sto" e "vado" come molti, ma attualmente "sto". Pubblicista, iscritto all'Ordine dei giornalisti dal 2009 e caporedattore per il portale Unimondo.org dal 2010, per anni andavo da Trento a Bologna, pendolare universitario, fino ad una laurea in storia contemporanea e da Trento a Rovereto, sempre a/r, dove imparavo la teoria della cooperazione allo sviluppo e della comunicazione con i corsi dell'Università della Pace e dei Popoli. Recidivo replicavo con un diploma in comunicazione e sviluppo del VIS tra Trento e Roma. In mezzo qualche esperienza di cooperazione internazionale e numerosi voli in America Latina. Ora a malincuore stanziale faccio viaggiare la mente aspettando le ferie per far muovere il resto di me. Sempre in lotta con la mia impronta ecologica, se posso vado a piedi (preferibilmente di corsa), vesto Patagonia, ”non mangio niente che abbia dei genitori", leggo e scrivo come molti soprattutto di ambiente, animali, diritti, doveri e “presunte sostenibilità”. Una mattina di maggio del 2015 mi hanno consegnato il premio giornalistico nazionale della Federazione Italiana Associazioni Donatori di Sangue “Isabella Sturvi” finalizzato alla promozione del giornalismo sociale.

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