Nucleare: tre autorità europee bocciano l'Epr, il sistema scelto dall'Enel per l'Italia

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Azione antinucleare a Montalto di Castro - Foto: La Nuova Ecologia

Le autorità di vigilanza sull'energia nucleare di Francia, Gran Bretagna e Finlandia in una dichiarazione congiunta (testo in inglese in .pdf) hanno criticato e chiesto di rivedere i istemi di sicurezza dei reattori nucleari EPR (European Pressurized Reactor), il reattore di terza generazione ad acqua pressurizzata della ditta francese Areva. Si tratta del sistema che - secondo gli accordi tra Enel e la francese EDF - dovrebbe essere adottato nelle prossime centrali nucleari in Italia. Secondo le tre autorità di controllo - la britannica HSE’s ND, la francese ASN e la finlandese STUK - i due sistemi di sicurezza, quello "normale" e di "emergenza" non sarebbero sufficientemente separati con il rischio di un guasto in sincronia.

"Altro che gioiello della tecnologia, la sicurezza dell’EPR è pura utopia" - commenta Legambiente. "Il governo italiano ha propagandato nell’ultimo anno e mezzo la terza generazione avanzata come una tecnologia sicura e pulita senza fare i conti con la realtà; ora la bocciatura delle agenzie di sicurezza mette in evidenza i rischi a cui andrebbero incontro le popolazioni dei territori interessati dalla costruzione di questo tipo di centrale"- afferma Stefano Ciafani, responsabile scientifico di Legambiente.

"Può apparire bizzarro, ma la verità è che l’EPR è un prototipo il cui progetto non è stato mai interamente approvato" - aggiunge Giuseppe Onufrio, direttore di Greenpeace Italia in una dettagliata analisi del caso. "Il cantiere in Finlandia a Olkiluoto e quello in Francia a Flamanville sono stati aperti con la fiducia che man mano i vari pezzi del progetto sarebbero stati messi a posto. Se dunque l’agenzia di sicurezza finlandese STUK riscontrava all’ottobre 2008 oltre 2.100 "non conformità" tra il progetto approvato e le opere in cantiere, il progetto del "sistema nervoso centrale" del reattore non era nemmeno stato approvato".

Sabato scorso Legambiente insieme con altre associazioni ha manifestato a Montalto di Castro (vedi video 1 e video 2 della manifestazione). Con lo slogan "Pronti a vincere di nuovo contro il nucleare!" Legambiente ha rilanciato da Montalto di Castro la propria battaglia antinucleare distribuendo materiali informativi per riaffermare le ragioni che avevano già portato alla vittoria dei movimenti contro l’atomo con il referendum del 1987. "Il sito di Montalto fa parte di una lista ufficiosa, elaborata sulla base di uno studio di fattibilità, contenente le 10 città più idonee ad ospitare le future centrali nucleari italiane, sulla base dei criteri individuati, ossia la disponibilità di acqua per il raffreddamento dei reattori, la non sismicità dell'area e la capacità di trasporto della rete elettrica" fa sapere Legambiente in una nota.

Un'analisi di Greenpeace sulle tre 'mappe nucleari' dell'Italia fornisce una lista di aree a maggiore vulnerabilità sismica e climatica utile per capire dove potrebbero finire le nuove centrali nucleari: tra i siti possibili vi sarebbero i quattro siti già sede delle vecchie centrali Caorso, Latina, Trino Vercellese e Garigliano, ma anche Montalto di Castro, Monfalcone, Termoli, Termini Imerese e alcune zone della Puglia. Nelle scorse settimane nove Regioni italiane (Calabria, Toscana, Emilia Romagna, Marche, Liguria, Umbria, Piemonte, Puglia e Lazio) hanno aderito all'appello delle associazioni ambientaliste di ricorrere alla Corte Costituzionale rivendicando la loro competenza in materia e soprattutto per quanto riguarda la localizzazione degli impianti nucleari.

In vista della Conferenza sul clima di Copenhagen del prossimo dicembre Legambiente lancia in Italia la mobilitazione internazionale "Don’t nuke the climate" con una raccolta online di firme e foto per convincere i delegati al vertice di Copenaghen che il nucleare non serve al clima. La campagna coordinata dal network francese Sortir du nucléaire e promossa da 283 organizzazioni in 41 paesi.

"Il nucleare non deve essere considerato uno strumento di lotta ai cambiamenti climatici - spiega Vittorio Cogliati Dezza, presidente di Legambiente. Ritenerlo tale, cedendo alle pressioni dell’industria atomica e di alcuni stati, a cominciare dalla Francia, sarebbe un grave errore: sottraendo le risorse alle vere soluzioni per il clima, le fonti rinnovabili e l’efficienza energetica, pregiudicheremmo la possibilità di vincere nei tempi dovuti la sfida climatica. Ecco perché chiediamo ai delegati e ai governi che parteciperanno alla Conferenza di Copenaghen di rifiutare con forza l’ipotesi di considerare il nucleare una tecnologia pulita e di includerlo nella nuova intesa. La riduzione delle emissioni è ormai un’urgenza e l’energia dall’atomo è inefficace e dannosa".

Greenpeace e Legambiente già da mesi vanno denunciando che "il nucleare è una tecnologia vecchia, inquinante, insicura e costosa che non risolverà nessuno dei problemi energetici del Paese e finirà per affossare ogni altra forma di produzione energetica, come le rinnovabili, condannando il paese all’arretratezza e rinunciando a tutte le opportunità occupazionali.

Proprio per questo Greenpeace ha lanciato la protesta "Io la bolletta nucleare non la voglio!" contro la "bolletta nucleare" (in .pdf). "Enel e Governo devono smetterla di prendere in giro il Paese sostenendo che il nucleare servirà ad abbassare le bollette degli italiani - afferma Greenpeace. In realtà le bollette schizzeranno alle stelle, proprio come quelle che stiamo distribuendo oggi. Il nucleare è una pura follia economica, a meno che qualcuno non ti regali la centrale, e lo Stato si faccia carico di gestire le scorie radioattive per secoli" - conclude Greenpeace. [GB]

 

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