Legambiente: l'Ecomafia, business da 20,5 miliardi di euro tutti 'riciclati'

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Discarica di Lo Uttaro in Campania - Foto: PupiaTv

L'ecomafia non conosce crisi nel nostro Paese. Il business dei reati ambientali è pari a 20,5 miliardi di euro per 25.776 reati accertati, cioè 71 al giorno e 3 reati ogni ora. Circa metà dei reati riguarda le quattro regioni a tradizionale presenza mafiosa (Campania, Calabria, Sicilia e Puglia), ma il resto si spalma 'democraticamente' su tutto il territorio nazionale. Il fatturato dei rifiuti pericolosi supera i 7 miliardi di euro.

La montagna di scorie industriali gestite illegalmente in un solo anno ha raggiunto la vetta di 3.100 metri, quasi quanto l’Etna. Anche l’abusivismo edilizio non conosce tregua: 28 mila nuove case illegali e un’infinità di reati urbanistici soprattutto nelle aree di maggior pregio. E poi il saccheggio del patrimonio culturale, il racket degli animali e le agromafie. Sono gli impressionanti numeri dell’Italia sfregiata dal malaffare fotografata dal rapporto Ecomafia 2009 di Legambiente presentato ieri a Roma .

Dal dossier, in positivo emerge la maggiore efficacia degli interventi repressivi da parte delle Forze dell’ordine. Aumentano gli arresti e i sequestri, mentre diminuiscono il numero di reati ambientali a causa soprattutto della tendenza da parte delle Forze dell’ordine a concentrare le attività investigative sui reati di maggiore gravità tali da determinare provvedimenti e interventi repressivi più severi, come l’arresto e il sequestro appunto.

"E' necessario mettere in campo tutti gli strumenti possibili per combattere chi lucra avvelenando l’ambiente e mettendo a rischio la salute dei cittadini – ha dichiarato il responsabile dell’Osservatorio Ambiente e legalità di Legambiente, Sebastiano Venneri. Speriamo quindi che questo sia finalmente il momento giusto per inserire i reati contro l’ambiente nel codice penale e per confermare la possibilità, per le Forze dell’ordine, di utilizzare le intercettazioni telefoniche e ambientali nelle indagini contro gli ecomafiosi. Tutte le operazioni raccontate in questo rapporto infatti, difficilmente avrebbero potuto concludersi con successo senza l’uso di questo insostituibile strumento d’indagine".

"La criminalità organizzata ha esteso i propri tentacoli in tutto il paese e ha avviato redditizie attività in molte aree del Nord Italia – ha dichiarato il presidente nazionale di Legambiente, Vittorio Cogliati Dezza. Le mafie si infiltrano quindi in tutti i settori economicamente vantaggiosi ed è per questo che abbiamo voluto istituire l’Osservatorio Ambiente e legalità in Abruzzo, per vigilare affinché la ricostruzione post terremoto non diventi l’ennesima occasione per fare vantaggiosi affari sporchi e pericolosi ai danni dei cittadini e dell’ambiente".

Di grande rilievo è il lavoro svolto dall’Agenzia delle dogane, con 4.800 tonnellate di rifiuti sequestrate, sei volte tanto il quantitativo intercettato nel 2007. Dal 2002, anno di entrata in vigore del delitto di organizzazione di traffico illecito di rifiuti, salgono a 123 le operazioni giudiziarie portate a termine contro i "signori dei veleni" con 2.328 persone denunciate e 564 aziende coinvolte. E' di 31 milioni di tonnellate il quantitativo di rifiuti industriali di cui è certa la produzione ma assolutamente ignota la destinazione finale. A testimonianza della crescita del business poi crescono pure i paesi coinvolti nei traffici internazionali di rifiuti, che passano da 10 a 13 tra nazioni europee, asiatichee africane.

Il cemento rimane il luogo ideale per riciclare i proventi dalle attività criminose e nel caso campano si tratta di proventi ingenti che si traducono in interi quartieri abusivi. Basti pensare che il 67% dei comuni campani sciolti per infiltrazione mafiosa, dal 1991 a oggi, lo sono stati proprio per abusivismo edilizio. Ma l’abusivismo non risparmia neppure le località di pregio, a cominciare dalle costiere (amalfitana e cilentana) e dall’area dei templi di Paestum, come a Ischia, l’isola leader della cementificazione selvaggia. In tutta Italia, dopo anni di costante flessione, nel corso del 2008 l’abusivismo sembra aver rialzato la testa con 28mila nuove unità.

Tre miliardi di euro è il business delle zoomafie. Per quanto riguarda il racket degli animali diminuiscono i combattimenti tra cani, mentre restano stabili le corse clandestine di cavalli. Aumenta invece il business dei cuccioli venduti in clandestinità, con grossi quantitativi provenienti dai paesi dall’Est Europa per un mercato dei cani di razza del valore di 300 milioni di euro all’anno. Il 70% della fauna vertebrata risulta minacciata dal bracconaggio, situazione che rischia di aggravarsi con la nuova legge sulla caccia in discussione in Parlamento. Secondo il Corpo forestale il mercato illegale delle specie protette, sia animali che vegetali, ammonta a 7-8 miliardi di euro di solo .

 

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