Biotecnologie

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“Non è solo la tecnologia a creare sviluppo, è la biodiversità ad arricchirci e ad essere più produttiva della tecnologia”. (Vandana Shiva)

 

 

Introduzione

Le biotecnologie possono essere suddivise in tradizionali e avanzate. Quelle tradizionali esistono da moltissimo tempo e prevedono l'utilizzano di organismi viventi come batteri, lieviti, cellule vegetali o animali di organismi semplici e complessi. Le biotecnologie avanzate invece, applicano le scoperte dell’ingegneria genetica e della biologia molecolare alla selezione di nuovi organismi e alla creazione di nuovi prodotti. Vengono applicate nel settore agroalimentare, in quello sanitario, farmaceutico, zootecnico, energetico, ambientale e in generale, in tutto il settore industriale. Contempla tutti i metodi di modificazione genetica basati sulle tecniche del DNA ricombinante, della fusione cellulare e di tutte le innovazioni apportate ai processi biologici tradizionali. Le biotecnologie sono ampiamente utilizzate nello sviluppo di nuove terapie mediche o innovativi strumenti diagnostici.

 

Breve cronologia delle Biotecnologie

Alcune tappe della biotecnologia tradizionale sono: la produzione delle prime bibite alcoliche in Babilonia già a partire dal 6000 a.C., la produzione di formaggio e yogurt in Medio Oriente nel 3000 a.C, fino alla prima produzione industriale di aceto in Francia nel 1300 d.C. La nascita delle biotecnologie avanzate può essere fatta risalire invece al 1680 quando, nei Paesi Bassi, Anton Von Leeuwenhoek riuscì per primo a vedere i batteri grazie all'uso del microscopio. L'importante scoperta consentì di ipotizzare che alla base dei processi di trasformazione di alcuni prodotti naturali potessero essere coinvolti specifici microrganismi viventi.

Nella seconda metà del XIX secolo Pasteur comprese e descrisse la causa delle fermentazioni, individuando i batteri e i lieviti responsabili di alcuni processi importanti della trasformazione di sostanze alimentari per arrivare alla produzione di birra, vino, aceto. In seguito si scoprì che alla base dei processi fermentativi vi erano enzimi in grado di catalizzare la conversione del glucosio in etanolo, presenti all'interno delle cellule del lievito e che essi erano facilmente estraibili senza avere alterazioni nelle loro funzioni.

Nel 1953 Watson e Crick descrissero la molecola del DNA, molecola presente nel nucleo delle cellule, che contiene tutte le informazioni genetiche. Nel 1972 Paul Berg generò la prima molecola di DNA chimerico, ovvero riuscì ad unire due frammenti di DNA di diversa provenienza dando origine ad una nuova entità genetica. Nel 1973 i ricercatori Cohen e Boyer generarono il primo organismo geneticamente modificato, un batterio, aprendo così la strada alla tecnologia del DNA ricombinante. Nel 1982 fece il suo ingresso nel mercato l'insulina, il primo Biofarmaco prodotto per mezzo dell'ingegneria genetica.

 

Biotecnologie e ingegneria genetica

La biotecnologia avanzata - quella che crea nuovi organismi a partire dal trasferimento di geni da un organismo ad un altro - si avvale dell’Ingegneria genetica, ottenuta fondendo competenze di genetica e di biologia molecolare. Il trasferimento dei geni, unità che permettono l’ereditarietà di determinate caratteristiche da una specie ad un’ altra, avviene grazie alla struttura in comune del DNA: una doppia elica composta da molecole di zucchero e di fosfato. Con le nuove caratteristiche genetiche, un’entità vivente può trasformarsi esteriormente o acquisire proprietà produttive nuove, come nel caso dell’elaborazione di proteine utili all’uomo da parte di batteri. La biotecnologia si avvale del contributo di altre scienze come la biologia, la chimica, la fisica, l'ingegneria, i calcolatori e la tecnologia dell'informazione per sviluppare gli strumenti ed i prodotti che per molti sarebbero una grande promessa e una grande sfida, mentre per altri si stanno superando dei confini pericolosi che portano verso una strada senza ritorno.

 

I sostenitori

L'utilizzo delle biotecnologie a ogni campo della sfera umana non trova tutti d'accordo. Sia tra gli stessi scienziati che tra la società civile c'è una grande spaccatura. Secondo i sostenitori la biotecnologia moderna è destinata a rivoluzionare ampi settori del mondo, analogamente a come è stato molti anni fa con lo sviluppo della chimica. La portata dei cambiamenti spazierebbe dalla produzione industriale alla produzione agricola, dalle problematiche ambientali, al mondo della salute. I sostenitori dell'utilizzo delle biotecnologie a tutti i campi della sfera umana, sostengono che grazie ad esse è mutato il modo di fare ricerca di nuovi farmaci e gli stessi farmaci sono diversi rispetto al passato. I nuovi farmaci biotecnologici sarebbero più precisi e più mirati perché basati su una maggiore conoscenza dell’organismo. Consentirebbero di proteggere in maniera più efficace la nostra salute, grazie allo sviluppo di nuovi vaccini più sicuri, medicinali contro disfunzioni metaboliche a base genetica prima incurabili, trattamenti contro diverse forme di epatite, antitumorali più efficaci e meno dannosi per l’organismo.

Altre importanti innovazioni portate dalla biotecnologia sono la mappatura del genoma umano e nuovi test diagnostici. Anche se il maggiore risalto viene dato ai progressi in campo medico, alcuni preannunciano grandi prospettive anche nell'applicazione della biotecnologia alla soluzione di molti problemi ambientali: controllo dell’inquinamento, eliminazione dei rifiuti tossici, recupero dei metalli dalle scorie minerarie e dai minerali a basso tenore, grazie all’azione di geni utili per la biodegradazione di composti chimici tossici. Campi d'applicazione oggi molto discussi sono quelli agricolo e animale, sono tante infatti, le varietà vegetali e animali modificate con l’ingegneria genetica. Il fine dichiarato è quello di migliorarne le qualità nutrizionali, la resistenza alle malattie, la produttività e la tolleranza ai fattori nocivi.

 

I preoccupati

Ma se da un lato c'è entusiasmo e ottimismo sui progressi della scienza e delle biotecnologie, dall'altro lato sono sempre più forti le preoccupazioni sugli effetti negativi che queste applicazioni potrebbero avere sulla salute umana e sull'ambiente, sulle problematiche di natura etica che inevitabilmente ne conseguono e non ultime le conseguenze economiche che già si stanno registrando nei Sud del mondo. Partendo dalla sempre più larga diffusione degli organismi geneticamente modificati, iniziata negli anni '60 che ha dato luogo a quella che viene definita come la Rivoluzione Verde, oggi sono numerosi quelli che - oltre a denunciare i possibili effetti negativi su salute umana e ambiente dovuto all'utilizzo degli Organismi Geneticamente Modificati (OGM) - mettono anche in discussione i risultati positivi sbandierati dai sostenitori. Non bisogna tralasciare che tra questi ci sono in primis le multinazionali delle sementi come Monsanto, che hanno fatto del commercio degli OGM un business, e sono accusati di favorire la perdita della biodiversità.

Queste multinazionali hanno ottenuto dal WTO (Organizzazione Mondiale del Commercio) la possibilità di brevettare le sementi, cioè ogni piccola variazione può essere registrata come una nuova scoperta. Questo permette di venderle a prezzi molto elevati e ha obbligato i piccoli agricoltori dei paesi dei Sud ad acquistare a prezzi altissimi i semi che invece prima erano soliti scambiarsi tra di loro. Li ha resi dipendenti da un meccanismo illogico, volto solo al commercio internazionale del cibo ancora prima che questo basti per il sostentamento di queste persone. Tra i più critici sugli OGM c'è Vandana Shiva, scienziata ambientalista nota per il suo impegno sociale a difesa dei diritti degli ultimi e sempre più critica nei confronti delle multinazionali che traggono profitti in cambio di desertificazione, espropriazione delle terre dai contadini e perdita della biodiversità.

 

Biotecnologie e brevetti

Gran parte del dibattito sulle biotecnologie si concentra proprio sugli organismi geneticamente modificati, sempre più spesso brevettati e dunque di proprietà privata delle aziende. Un brevetto dà diritto di sfruttamento monopolistico di un'invenzione per 17-20 anni. Per essere brevettabile, un'invenzione deve essere nuova, utile e avere uso commerciale. Da qualche anno, in risposta alle pressioni delle industrie bio-tecnologiche, gli uffici dei brevetti europei e americani assegnano brevetti su piante, OGM, geni e sequenze di geni derivate da piante e sementi. La domanda di brevetti su organismi viventi e sulle tecnologie sviluppate per la loro manipolazione ha subìto un'impennata negli ultimi anni con il moltiplicarsi delle attività di ricerca su piante transgeniche. I principali investitori e ricercatori nel settore transgenico sono stati e sono tuttora le multinazionali che hanno utilizzato la tecnologia per sviluppare un numero limitato di colture commerciali. Questi hanno iniziato a fare fortuna tra gli anni '60 e gli anni '80, quando si è parlato di vera e propria Rivoluzione Verde. Secondo i dati la produttività agricola avrebbe registrato degli aumenti vertiginosi, grazie alle sementi genericamente modificate, ma è anche vero che i contadini sono stati costretti a produrre secondo le politiche delle multinazionali delle sementi e non in base ai loro bisogni.

Secondo Vandana Shiva e i critici degli Ogm, né la Rivoluzione Verde, né l’ingegneria genetica hanno dato lo sviluppo promesso. Solo la biodiversità può garantire sviluppo. Nei Sud la sussistenza di circa un miliardo e mezzo di piccoli coltivatori dipende dai semi conservati dalla stagione precedente. L'accordo sui Diritti di Proprietà Intellettuale (TRIPS) del WTO minaccia pratiche agricole millenarie compromettendo il diritto degli agricoltori di continuare a conservare, scambiare, vendere o ripiantare i semi e costringendoli ogni anno a comprarne di nuovi. Da un lato i contadini che acquistano le sementi brevettate spesso devono firmare dei contratti e pagare dei diritti sull'utilizzo dei semi. Dall'altro è facile per le industrie bio-tecnologiche ottenere il brevetto: è sufficiente modificare leggermente il seme tradizionale e poi dichiararlo di propria invenzione.

 

Multinazionali e Biopirateria

Queste politiche non hanno neppure dato priorità al miglioramento di colture che potrebbero aiutare gli agricoltori più poveri nei paesi dei Sud del mondo, anzi. La logica brevettuale ha permesso alle aziende agro-chimiche e farmaceutiche di ottenere il diritto di brevettare anche organismi viventi e ogni loro parte, compresi tessuti, cellule e geni, come se qualunque essere vivente o una sua parte fosse un’invenzione di qualche ricercatore o di qualche azienda su questi aspetti ha espresso più volte la propria perplessità anche il Comitato Nazionale per la Bioetica.

Con il termine “brevetto biotecnologico” si intende la protezione commerciale sia di un organismo geneticamente modificato (OGM), comprese le tecniche per ottenerlo e riprodurlo, che di geni, cellule o tessuti di qualunque organismo, utilizzati per scopi commerciali. Le multinazionali stanno brevettando anche o geni di piante utilizzate nella medicina e nell’agricoltura tradizionali, senza coinvolgere i popoli che per secoli hanno utilizzato queste piante, questa pratica viene chiamata biopirateria. Da tempo vengono denunciati casi del genere e l’utilizzo dei sistemi di proprietà intellettuale vengono usati per legittimare il possesso e il controllo esclusivi di risorse, prodotti e processi biologici utilizzati da secoli nelle culture non industrializzate. Vengono chiamati oro verde, e comprendono piante, semi, funghi, ma anche animali utilizzati da popolazioni indigene come rimedi.

Numerose organizzazioni nel mondo si battono per salvaguardare la biodiversità e sviluppare un'agricoltura sostenibile, l'unica strada per garantire nel tempo cibo per tutti e la salute della Terra, denunciano la logica brevettuale come lo strumento per privatizzare la vita del pianeta, in favore di chi possiede i soldi per trasformare un bene comune in profitti privati, senza alcuna attenzione ai diritti umani, alla difesa della salute e dell’ambiente. Chi possiede i brevetti detiene così un enorme potere non solo economico, grazie a condizioni di monopolio, ma anche di ricatto a livello politico e sociale.

 

Le critiche alle multinazionali

Secondo Greenpeace l'industria Ogm mente su più fronti al solo scopo di aumentare i propri profitti blindando i prodotti brevettati. Non certo gli Ogm rivendicati dall'industria bio-tech né un uso più massiccio della chimica sarebbero in grado di far fronte alla crisi alimentare. Per l’ong ci sarebbe bisogno invece di ricorrere a moderni metodi di coltivazione ecologica che conducano a una produzione maggiore e a un sistema più equo di distribuzione. Porre quindi un freno al sovraconsumo di carne e allo spreco di cibo nei paesi sviluppati ripensando alle politiche dei biocarburanti, da utilizzare soltanto se rispondono a rigidi criteri di sostenibilità e se non entrano in conflitto con la produzione di alimenti. Si denuncia anche il fatto che di questo passo l’ingegneria genetica porterà a una lobby di potere che controllerà l’agricoltura tradizionale e l’approvvigionamento alimentare globale che non sarà certo a vantaggio dei poveri e degli affamati.

Numerose le iniziative di sensibilizzazione della Coalizione ItaliaEuropa – Liberi da Ogm un vasto schieramento costituito dalle maggiori organizzazioni degli agricoltori, del commercio, della moderna distribuzione, dell’artigianato, della piccola e media impresa, dei consumatori, dell’ambientalismo, della scienza, della cultura, della cooperazione internazionale, delle autonomie locali che - tra le altre cose - ha lanciato una campagna di consultazione per capire di che opinione fossero i cittadini riguardo a questo tema.

 

Bioetica e regolamentazioni internazionali

Con l'aumento dell'utilizzo delle biotecnologie in molti settori è sempre più necessario formulare delle norme atte a regolamentare i problemi posti dalle innovazioni scientifiche. La Convenzione sulla diversità biologica è una delle norme internazionali che regolano la produzione, l'utilizzo e la commercializzazione dei prodotti biotecnologici, in particolare degli OGM. I principi fondamentali contenuti nella CDB sono: il principio di precauzione, l'uso sostenibile e la equa ripartizione tra i popoli dei benefici derivanti dalle risorse viventi, geni compresi, e alcune limitazioni ai diritti di proprietà intellettuale quando si tratta di materia vivente.

La complessa materia delle moderne biotecnolgie è stata oggetto di interventi normativi a livello internazionale, attraverso convenzioni, trattati e accordi; a livello comunitario, soprattutto con il ricorso a direttive e regolamenti; a livello nazionale, con leggi e decreti emanati dal Parlamento o dal Governo. Oltre alla già citata Convenzione sulla biodiversità del 1992, che prevede anche un Protocollo sulla biosicurezza, a livello internazionale sono state approvate altre importanti norme: la Convenzione sui diritti dell'uomo e la biomedicina (in .pdf), approvata nel settembre del 1996 dall'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa è la prima convenzione internazionale che cerca di regolare le manipolazioni genetiche sull'uomo: nei 38 articoli di cui è composta viene affermato "il primato dell'uomo e del suo benessere, che devono prevalere sull'interesse della scienza o della società" e sottopone ogni intervento nel campo della sanità e della ricerca al rispetto di norme professionali e di regole di comportamento da parte degli operatori.

Anche la Dichiarazione universale sul genoma umano dell'Unesco (in .pdf), che si ricollega alla Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo, aggiornandola, nei suoi 25 articoli prevede che: il genoma umano sia dichiarato patrimonio dell'umanità; nessuna ricerca sul genoma umano debba prevalere sul rispetto dei diritti dell'uomo; il genoma umano non possa essere utilizzato per fini di lucro; i dati genetici, ottenuti solo con il consenso dell'interessato, rimangano confidenziali e siano protetti; non siano permesse pratiche riproduttive contrarie alla dignità umana, come la clonazione.

 

L'ambiguità dell'UE

L'Unione Europea invece ha spesso adottato delle Direttive senza tenere conto del principio di precauzione e anche se si è dotata di criteri di sicurezza che hanno portato la maggior parte degli stati membri ad un atteggiamento molto cauto verso il rilascio in ambiente di OGM, ma sulla base delle norme del commercio mondiale, regolate dal WTO gli stati europei hanno dovuto accettare l'importazione di OGM dagli Stati Uniti e dai paesi commercialmente a loro collegati come Canada e Argentina, i cui criteri di sicurezza sono diversi, in quanto né il WTO né gli USA riconoscono il principio di precauzione (gli USA non hanno sottoscritto la CDB). É solo dal 2004 che sono entrati in vigore i nuovi regolamenti europei sull'etichettatura di alimenti e mangimi geneticamente modificati e sulla tracciabilità degli Ogm. I nuovi regolamenti, seppure ancora lacunosi su alcuni aspetti, hanno segnato comunque un passo in avanti per i consumatori. Recentissimo invece il Regolamento (in .pdf) della Commissione Ue recante modalità di applicazione del Regolamento (CE) n. 834/2007 del Consiglio (in .pdf) relativo alla produzione biologica e all'etichettatura dei prodotti biologici, per quanto riguarda la produzione biologica, l'etichettatura e i controlli.

 

Conclusioni

Anche se finora l'utilizzo delle biotecnologie non ha provocato effetti nocivi dimostrabili, non significa che i rischi non esistano. Per questo nel dubbio sarebbe sempre opportuno fare riferimento alla Convenzione e al Protocollo sulla biosicurezza e al suo principio di precauzione. Ma il potere delle multinazionali che influenzano sempre di più le decisioni politiche anche quando si tratta di salvaguardare i diritti dei cittadini, ha di fatto finora vanificato molte norme sulle biotecnologie contribuendo a favorire un clima si insicurezza e paura.

Bibliografia

Greenpeace, Come difendersi dagli OGM,

Gianni Tamino, Il bivio genetico. Salute e biotecnologia tra ricerca e mercato, Edizioni Ambiente 2001.

Vandana Shiva, Il mondo sotto brevetto, Feltrinelli 2002.

Vandana Shiva, Le nuove guerre della globalizzazione. Sementi, acqua e forme di vita, UTET 2005.

Vandana Shiva, Campi di battaglia. Biodiversità e agricoltura industriale, Edizioni Ambiente 2001.

Vandana Shiva, Monoculture della mente. Biodiversità, biotecnologia e agricoltura «Scientifica» Bollati Boringhieri, 1995.

(Scheda realizzata con il contributo di Elvira Corona)

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Vandana Shiva: crisi alimentare, diritto ai semi, biopirateria