Biologico

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“Coltivare e allevare richiede di manipolare con gentilezza l’ambiente, nel rispetto della biodiversità locale, della cultura tradizionale e dei ritmi della natura”. (Carlo Petrini, Fondatore del movimento Slow Food)

 

Introduzione

Lo stile bio non riguarda più solo il campo dell’alimentazione, ma si estende anche a quello della salute, del benessere, del vestire, dell’abitare, del risparmiare. I dati indicano un crescente interesse delle persone nei confronti dei cosmetici naturali, con una domanda di eticità e di rispetto per la natura dai prodotti che si acquistano. Chi sceglie bio è anche alla ricerca di un rapporto più diretto tra consumatore produttore, come dimostra l’espandersi delle “filiere corte”. La scelta bio riflette anche la necessità di essere in armonia con il mondo e con chi lo abita. Cibo, stili di vita, povertà, biodiversità, energia e clima, evidenziano l’impatto devastante dell’uomo sull’ambiente indicando nuove strade e soluzioni percorribili e una legislazione che, anche se lentamente, si adegua ai cambiamenti in atto.

 

Gli ambiti del biologico

II concetto di biologico ha superato i confini dell'agroalimentare già da tempo. Infatti, accanto alle produzioni agricole ed alimentari trovano sempre più spazio sul mercato i prodotti tessili, dell'eco-abitare, sia edili e che per l'arredamento, per detergere la casa e per la cosmesi, i risparmi etici i viaggi sostenibili ed il consumo critico. Più in generale, nel corso di questi ultimi anni si sono diffusi stili di vita all'insegna dell'ecosostenibilità basata sull’acquisto e l’utilizzo di prodotti che vanno oltre il campo dell'alimentazione, distinguendosi dall’offerta corrente perché vengono realizzati con gli stessi valori che stanno alla base del biologico alimentare.

Oggi l’area complessivamente investita per il biologico nel mondo oggi supera i 30 milioni di ettari; è più che raddoppiata rispetto ai primi anni novanta. In questo contesto, crescono gli utilizzi del suolo per produzioni non direttamente destinate all’alimentazione umana, ma per un uso industriale per produzioni non alimentari di largo consumo. Un esempio di questo tipo è rappresentato dal settore della cosmesi europea, che contribuisce al sistema economico complessivo, con un giro di affari annuo di oltre 60 miliardi di euro che vede moltiplicare di anno in anno i prodotti basati su materie prime di base naturali, cioè biologiche od ottenute con metodi ecocompatibili.

La maggiore ricerca di eco sostenibilità, in molti settori della vita civile, è un indicatore del bisogno latente, di disintossicare corpo e lo spirito, dando un contenuto etico non solo al semplice atto di acquisto, ma all’intero insieme delle azioni legate al normale svolgimento della vita umana, dal mangiare, apprezzando i sapori come indica il modello slow food in diretta antitesi al fast food sino alle attività ludiche. Turismo responsabile, finanza etica e commercio equo sono dei straordinari co-promotori del biologico. La finanza etica, infatti, sostiene alcune riconversioni altrimenti non finanziabili mentre il commercio equo, da tempo, da un valore aggiunto ai microproduttori di biologico.

 

I numeri del biologico

Interessanti dati si possono trovare nel Rapporto Bio Bank 2009, che nasce dall’elaborazione dei censimenti diretti effettuati presso circa settemila operatori italiani. Da parte dei consumatori la spinta sembra quella di non rinunciare al bio, nonostante la crisi, ma soprattutto di conoscere l’origine, il modo di produrre, la storia del cibo che si mette in tavola, così come di tutti i prodotti e servizi che si utilizzano quotidianamente. Da parte delle aziende, la ricerca di un canale diretto, più stabile, più remunerativo, ma anche la costruzione di una rete, che permetta di vivere anche alle realtà più piccole. La vendita diretta cresce nelle sue varie forme attraverso i circa 500 gruppi d’acquisto solidale, numero che è cresciuto del 66% in tre anni, con gli acquisti negli spacci delle quasi duemila aziende bio, che nello stesso periodo sono aumentate del 47%, con la vendita di prodotti bio on-line, che ha visto i siti dedicati arrivare a 110, con un aumento del 39%.

Ed anche l’agriturismo con quasi 1.200 realtà e una crescita del 40%. Otto le tipologie prese in esame nel Rapporto: agriturismi, aziende con vendita diretta, gruppi d’acquisto solidale, mercatini, mense scolastiche, ristoranti, negozi specializzati, e-commerce. Analizzando l’andamento del numero assoluto di operatori nel triennio 2006-2008, si può notare che i gruppi d’acquisto solidale mantengono il primo posto in classifica per la loro crescita e diffusione nell’ultimo triennio.

Il consumo critico di gruppo continua però ad essere prerogativa del nord, dove si concentrano il 61% del totale, seguito dal centro dove se ne trova il 29%, mentre al sud e nelle isole solo il 10%. Al secondo posto per incremento, con il 47% in tre anni, la vendita diretta, passata dalle 1.324 unità del 2006 alle 1.943 del 2008. Di queste, 924 sono aziende bio, mentre 1.019 sono bioagriturismi, che oltre all’ospitalità offrono anche le loro produzioni. Una formula di vendita che, a differenza di altre, ha una diffusione consistente in tutto Paese: 813 operatori al nord, il 42% del totale, 614 al centro (32%), 516 tra sud e isole (26%).

Al terzo posto, come nel 2007, gli agriturismi che crescono del 40%. Un’offerta che vede protagonista il centro Italia con 522 agriturismi bio, più del 44% del totale nazionale, seguito dal nord con 379 realtà, oltre il 32%, e da sud e isole con 277 e un 23%. Al quarto posto l’e-commerce che offre in tutto o in parte prodotti bio, con un incremento di siti del 39%: dai 79 del 2006 si è infatti passati ai 110 del 2008. Una formula di vendita utilizzata in prevalenza dagli operatori del sud e delle isole che ne contano 42, il 38% del totale, seguiti dal nord con 40 siti (36%) e dal centro con 28 (26%).

Al quinto posto come tasso di crescita triennale ci sono le mense, che registrano un 20% in più, passando dalle 658 del 2006 alle 791 del 2008. Una realtà quasi monopolio del nord che conta 560 mense, il 71% del totale, mentre il centro è a quota 158 (20%) e sud e isole con 73 mense arrivano solo al 9%. Salgono di due posizioni in classifica anche i ristoranti, dall’ottavo al sesto posto, passati dai 177 del 2006 ai 199 del 2008, escludendo gli agriturismi bio con ristorazione aperta anche ai non ospiti. Anche in questa caso è netta la prevalenza del nord, dove si trovano 109 ristoranti, pari al 55% del totale, seguito dal centro con 69 (35%) e da sud e isole con 21 (10%).

Al settimo posto la crescita dei mercatini (rispetto al quinto dell’anno precedente) anche se sono cresciuti dai 193 del 2006 ai 208 del 2008. Una formula di vendita che si riscontra soprattutto nel nord con 148 realtà, il 71% del totale nazionale, seguito dal centro con il 48 (23%), e da sud e isole con il 12 (6%). Infine all’ultimo posto i negozi specializzati (rispetto al sesto dell’anno scorso), passati dai 1.094 del 2006 ai 1.114 del 2008, con un certo turn-over dietro l’apparente stabilità. Anche in questo caso il nord fa la parte del leone con 735 punti vendita, il 66% del totale, seguito dal centro con 231 (21%) e da sud e isole con 148 (13%).

 

I vari processi storici della regolamentazione europea del biologico

Il campo del biologico, partendo dall'agricoltura è stato disciplinato a livello europeo. Nel 1991 il Consiglio Europeo dei ministri dell’agricoltura ha adottato il Regolamento (CEE) n. 2092/91 (in.pdf) sull’agricoltura biologica e sulla relativa etichettatura dei prodotti agricoli ed alimentari. L'introduzione di questo Regolamento faceva parte della riforma della Politica Agricola Comunitaria ed ha rappresentato la conclusione di un processo attraverso il quale l'agricoltura biologica ha ricevuto il riconoscimento ufficiale dei 15 stati che erano membri dell'UE in quel momento. All’inizio il regolamento sul settore biologico regolamentava solo i prodotti vegetali. Ulteriori disposizioni per la produzione di prodotti di origine animale sono state introdotte successivamente.

Le norme includevano l'alimentazione degli animali, la prevenzione delle malattie, le cure veterinarie, la protezione degli animali, l'allevamento del bestiame in generale, e l'uso di deiezioni animali. L'uso di organismi geneticamente modificati e di prodotti da essi derivanti era stato espressamente escluso dalla produzione biologica. Allo stesso tempo è stata approvata l'importazione di prodotti biologici provenienti da paesi terzi i cui criteri di produzione e sistemi di controllo sono stati riconosciuti come equivalenti a quelli dell'Unione Europea. Come risultato di questo processo in corso di integrazione e modifica, le disposizioni contenute nel Regolamento (CEE) n. 2092/91 sono diventate molto complesse. L

'importanza del Regolamento biologico UE originario è dovuta al fatto che ha creato standard minimi comuni per l'intera UE. Secondo molti grazie a questo processo è aumentata la fiducia dei consumatori che hanno potuto acquistare prodotti biologici provenienti da altri Stati Membri con la certezza che questi prodotti soddisfacessero gli stessi requisiti minimi.

 

Regolamentazione attuale del biologico

La complessità e l'espansione negli anni del fenomeno bio, così come le numerose rettifiche al regolamento del 91 hanno portato il 1 gennaio 2009 all'entrata in vigore delle nuove direttive UE relative alla produzione, al controllo e all’etichettatura dei prodotti biologici anche se alcune delle nuove disposizioni riguardanti l’etichettatura entreranno in vigore a decorrere dal 1 luglio 2010.

Nel giugno 2007 il Consiglio europeo dei ministri dell’agricoltura ha approvato un nuovo Regolamento del Consiglio (in.pdf) inteso a disciplinare le questioni relative all’agricoltura biologica e all’etichettatura dei prodotti biologici. Questo nuovo regolamento include gli obiettivi chiaramente definiti, i principi di base e le norme generali per la produzione biologica. Il nuovo quadro normativo ha l'obiettivo di avviare un nuovo piano di orientamento per lo sviluppo continuo dell’agricoltura biologica al fine di ottenere sistemi colturali sostenibili ed un’ampia varietà di prodotti di alta qualità. Nell’ambito di questo processo, in futuro sarà data sempre più importanza alla protezione dell’ambiente, alla biodiversità e a standard elevati in materia di protezione degli animali.

La produzione biologica deve rispettare sistemi e cicli naturali utilizzando processi produttivi biologici e meccanici, attraverso una produzione legata alla terra ed evitando l’impiego di organismi geneticamente modificati (OGM). Nell’ambito dell’agricoltura biologica i cicli chiusi che si basano su un ricircolo delle risorse interne sono da preferirsi ai cicli aperti che utilizzano input esterni; solo in circostanze eccezionali e in mancanza di alternative valide è consentito l’uso di risorse ottenute per sintesi chimica. Queste sostanze vengono autorizzate ed inserite nelle liste positive dell’Allegato al Regolamento della Commissione solo dopo un’indagine approfondita da parte della Commissione e degli Stati Membri. Può essere utilizzata la dicitura “biologico” per gli alimenti solo se almeno il 95% degli ingredienti agricoli proviene da produzione biologica.

Secondo la nuova normativa, i produttori di alimenti biologici confezionati devono utilizzare il logo biologico UE a decorrere dal 1° luglio 2010. A partire da tale data l’ utilizzo del logo, su eventuali alimenti provenienti da paesi terzi, è facoltativo, qualora si utilizzi il logo biologico UE, sarà obbligatorio indicare il luogo di produzione degli ingredienti agricoli. La distribuzione di prodotti biologici provenienti da paesi terzi è consentita nel mercato comune solo se sono prodotti e controllati nelle “stesse o equivalenti” condizioni. Il regime di importazione è stato ampliato con la nuova legislazione. In precedenza potevano essere importati solo prodotti biologici provenienti da paesi terzi riconosciuti dall’UE o merci la cui produzione era controllata dagli Stati membri e che avevano ricevuto una licenza d’importazione. Gli organismi di controllo che operano in paesi terzi saranno quindi direttamente autorizzati e monitorati dalla Commissione Europea e dagli Stati membri.

 

Produzione biologica, importazione, distribuzione, etichettatura dei prodotti biologici

Nel 2008, sono stati adottati due nuovi regolamenti della Commissione che disciplinano la produzione biologica, l’importazione e la distribuzione di prodotti biologici, nonché la loro etichettatura. Il Regolamento del Consiglio (CE) n. 834/2007 del 28 giugno 2007 (in.pdf) relativo alla produzione biologica e alle modalità di etichettatura dei prodotti biologici. Questo regolamento costituisce il quadro giuridico di riferimento per tutti i livelli di produzione, distribuzione, controllo ed etichettatura dei prodotti biologici che possono essere offerti e commercializzati nell'UE. Determina il continuo sviluppo della produzione biologica fornendo obiettivi e principi chiaramente definiti.

Nel Regolamento della Commissione (CE) n. 889/2008 (in.pdf) sono regolamentati tutti i livelli di produzione vegetale ed animale, dalla coltivazione del terreno e dall’allevamento di animali alla trasformazione, alla distribuzione e al controllo degli alimenti biologici. Questo Regolamento riporta numerosi dettagli tecnici e rappresenta, per la maggior parte, un ampliamento del Regolamento originale sul settore biologico, tranne che nelle parti in cui questo è stato regolamentato in maniera differente nel Regolamento del Consiglio.

In aggiunta alla normativa UE in materia di agricoltura e produzione biologica, gli operatori che lavorano nel settore dell’agricoltura e della trasformazione biologica devono rispettare le regole generalmente applicabili alla produzione e alla trasformazione dei prodotti agricoli. Ciò significa che in generale tutte le norme applicabili in materia di regolamentazione di produzione, trasformazione, commercializzazione, etichettatura e controllo dei prodotti agricoli si applicano anche ai cibi biologici.

 

La sostenibilità alla base del biologico

Il biologico si estende dunque a vari campi della vita, anche all’ambito della programmazione e progettazione urbana, e vanno diffondendosi indicatori della sostenibilità dello sviluppo economico all’interno di un territorio quali l’impronta ecologica, che consente di monitorare il consumo di risorse rinnovabili. In questa logica sono in corso di sperimentazione progetti urbani di avveniristiche città ecologiche. In generale, sembra dunque destinato ad una definitiva consacrazione il principio che vivere in armonia con l’ambiente significa indirizzare le scelte economiche di breve e lungo periodo nella direzione di ecocompatibilità.

Molte le teorie e i pensieri che vanno controcorrente rispetto al modello di sviluppo dominante. Oggi sono in molti pre e post la green economy e/o Copenaghen che credono che l’autogoverno, la salvaguardia dell’ambiente e della cultura siano le risposte ai disastri ambientali e anche alla perdita di socialità della nostra epoca. Teorie come il Buen Vivir latinoamericano, o la teoria della decrescita francese, sono solo esempi in aperta opposizione a un mondo economico proiettato verso uno sviluppo illimitato.

Esempi virtuosi sono le transition towns inglesi, comunità che si stanno organizzando come se il petrolio non ci fosse più, o l'iniziativa Yasunì ITT in Ecuador, dove si propone che il petrolio venga lasciato sottoterra, ovvero proteggere una zona dalla biodiversità incredibile in cambio di un minore inquinamento ambientale. Dunque, energie rinnovabili, riuso e riciclo. Cambiamenti che possono essere compatibili con la democrazia solo se partono dal basso, coinvolgendo i cittadini. Il teorico francese Serge Latouche parla di altri indizi che vanno nella direzione di una “decrescita serena”, come la chiama lui, gradevole perché consentirà più tempo ed energie per le relazioni e la convivialità: i gruppi di acquisto solidale, i ristoranti a km zero, la vendita diretta, le mense scolastiche che servono prodotti biologici del territorio, il commercio equo e solidale, la finanza etica: gli esempi citati dallo studioso sono piccoli segni della consapevolezza che così non si può andare avanti e di un cambiamento in atto, insufficienti da soli a cambiare rotta, ma che segnalano la crescente volontà di molte persone allontanarsi dai modelli di vita imposti e scegliere i propri stili di vita.

 

Tabelle e dati

Rapporto Bio Bank 2009

Altri dati sul biologico Bio Bank

Bibliografia

Gino Girolomoni, Alce nero grida, Jaka Book Milano 2002

Cary Fowler, Pat Mooney, Biodiversità e futuro dell'alimentazione, Red edizioni Como 1993

Carmine Nardone, Cibo biotecnologico, Hevelis Benevento 1997

Andrea Saroldi, Gruppi di acquisto solidali, Emi Bologna 2001

Centro Nuovo Modello di Sviluppo, Guida al risparmio responsabile, Emi Bologna 2002

Alan e Gill Bridgewater, Bioedilizia, agricoltura e allevamento biologici, Il Castello 2009

Stefano Bruno, Manuale di bioarchitettura. Bioedilizia e fonti alternativa di energia rinnovabile, Flaccovio Dario 2009

Guido Graviani, Gianfrancesco Minetto, Enzo Nastati, Manuale di bioedilizia. Architettura e rispetto della natura, Ecolibri 2008

Giovanni Stiz, Guida alla finanza etica. Come investire i propri risparmi in modo socialmente responsabile, EMI 1999

Francesco Gesualdi, L'altra via, Terre 2009 (scaricabile dal sito Centro Nuovo Modello di Sviluppo)

(Scheda realizzata con il contributo di Elvira Corona)

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